Assemblea di Zona 2020: insieme per ricominciare

Le Comunità Capi della Zona Varese Agesci si sono ritrovate durante il weekend del 17 – 18 ottobre: ecco cos’è successo!

Cosa significa ricominciare?
“Ricominciare è un atto di continuità”
“L’arte delle preziose cicatrici”
“Umanità”

Come ogni anno, le attività scout riprendono con l’Assemblea di Zona, un momento in cui tutte le Comunità Capi si riuniscono per riflettere, confrontarsi, formarsi e rilanciarsi per l’anno che inizia.

“Come ogni anno” anche se non è stato e non sarà un anno come tutti gli altri, per via della pandemia che conosciamo bene e che ancora accompagna le nostre vite.

E proprio la ripartenza, e un po’ la convivenza con il Covid-19 è stato argomento di discussione di questi due giorni. L’obiettivo era, in prima battuta, raccontarsi i difficili mesi passati dove praticare scoutismo non è stato semplice. Raccontarsi le soluzioni ideate, provare a trovare nuovi modi di fare attività e confrontarsi su come affrontare il nuovo anno.

Sabato: capire come sia possibile convivere con il virus

Per fare questo, nella giornata di sabato, ci siamo divisi in piccoli gruppi in luoghi diversi della provincia (da Besnate a Luvinate, da Ganna a Velate). Nel corso della serata abbiamo potuto ascoltare le testimonianze di varie figure professionali che ci hanno raccontato le loro esperienze nei mesi passati: un professore, un educatore di un centro diurno, un educatore in un CRM (Centro Riabilitativo per la Mente), la responsabile di un centro di ospitalità per senzatetto e un educatore in un centro per disabili.

Sono stati racconti molto interessanti e, soprattutto, utili e stimolanti. Utili per constatare come altre realtà hanno trovato soluzioni e metodi per continuare il loro compito e la loro attività nonostante le evidenti difficoltà. Stimolanti perché anche le Comunità Capi, avendo un compito educativo, possano trovare motivazione e ispirazione per riprendere l’attività scout.

Domenica: confronto e proposte su un nuovo modo di fare scautismo

Domenica invece ci siamo chiesti, come educatori, cosa significa ripartire? Quali sono i nostri obbiettivi per il futuro? Quali sono state le difficoltà nel periodo di lockdown?

Senza dubbio, lo scautismo è un percorso formativo che trova le sue radici nella natura e nell’aria aperta. Forse la grossa difficoltà è stata proprio questa, l’impossibilità di sporcarsi le mani e un leggero menefreghismo che ci ha portati a chiuderci in una bolla. Le attività su zoom, per quanto abbiano aiutato a mantenere una certa costanza con i ragazzi, spesso si sono rivelate dispersive, specialmente con i più piccolini.

Noi, delle comunità capi, come è emerso di comune accordo, siamo carichi e ricchi di voglia di fare. La chiave di quest’anno è reinventarsi. Per molti mesi ci siamo sforzati come educatori a cercare di fare le stesse cose di prima, senza interrogarci sul senso delle singole attività ottenendo a volte scarsi risultati. In alcune settimane ci siamo persino arresi all’idea che non ci fosse più nulla da fare.

Il nostro proposito per l’anno nuovo, dunque, è reagire, dare il massimo per i nostri ragazzi, nei limiti delle disposizioni, cercando di non fare tutto e male ma proporre un metodo educativo nuovo, adatto ai tempi odierni, con un senso. “Poco ma di qualità” perché anche una sola ora passata insieme sia autentica e vissuta al meglio. Come abbiamo constatato in queste poche uscite post-lockdown, infatti, i ragazzi vogliono e hanno bisogno di ricominciare.

Le comunità capi della zona Varese Agesci durante la messa a distanza
Le comunità capi della Zona Varese Agesci durante la messa dell’Assemblea di Zona.
Giosuè e Francesca - Agesci Zona Varese
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I Clan della Zona Varese si presentano in digitale

L’idea, nata durante il lockdown, di conoscersi grazie al digitale ha preso vita tra tutti i Clan della zona Varese Agesci

La pandemia e il lockdown hanno reso complicato lo svolgimento delle attività scout ma questo non ha fermato nè indebolito le nostre idee. I giovani che partecipano attivamente alla stesura degli articoli della Zona Varese Agesci hanno pensato di sfruttare il potenziale del digitale per conoscere in modo alternativo i Clan dell’intera zona. Un modo semplice e all’insegna del divertimento per affrontare il nuovo modo di fare scautismo.

Poche domande su cui riflettere e tante curiosità riguardanti le comunità: è così che la proposta di presentare i propri clan ha preso vita. La necessità di essere utili con i mezzi tecnologici a disposizione ha attivato lo spirito di iniziativa di molti ragazzi e ragazze spingendoli a sfruttare le proprie competenze digitali anche in favore delle attività scout.

Tradizionalmente durante ogni anno scout i Clan avevano a disposizione un intero weekend per incontrarsi e conoscersi, scambiarsi conoscenze, giochi, bans e raccontarsi tradizioni particolari. Durante la attività di zona si discute, si lavora insieme e si costruiscono legami di amicizia che durano nel tempo. In questo particolare anno si è cercata un’alternativa in grado di coinvolgere tutti in modo sicuro ed innovativo.

Sono stati proprio i membri dei Clan i protagonisti dell’intero progetto, dall’idea alla realizzazione. Grazie alla ripresa delle attività durante il periodo estivo, ogni comunità di Clan ha registrato un video per rispondere alle domande e presentarsi agli altri in modo originale e divertente.

La gioia di rivedersi e di condividere le proprie caratteristiche sono i punti chiave di questo lavoro nato durante la pandemia. Un nuovo modo di utilizzare il digitale per presentarsi in attesa di potersi incontrare dal vivo.

Con immenso piacere vi presentiamo i Clan della Zona Varese Agesci:

I Clan della Zona Varese si presentano🥳

I Clan della Zona Varese si presentano🥳L'idea, nata durante il lockdown, di conoscersi grazie al digitale ha preso vita e ha permesso a tutti i Clan della zona Varese Agesci di presentarsi agli altri in modo semplice e divertente.🥳www.zonavarese.it

Pubblicato da Agesci Zona Varese su Venerdì 16 ottobre 2020

A presto!

Agesci Zona Varese
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Sorridono e cantano anche nelle difficoltà

Che ruolo abbiamo avuto in questa quarantena? Di Paura, di Apprendimento, di Crescita?
A che punto siamo con il capitolo? Dove vogliamo arrivare?

Durante questo periodo grazie a piccoli escamotage siamo riusciti in qualche modo a sentirci vicini e a non dimenticarci di essere scout. Sì! Perché, noi non “facciamo gli scout”, noi siamo scout, il nostro è uno stile di vita.

Probabilmente pregare, riflettere e chiacchierare a distanza non è la stessa cosa. Sicuramente Zoom, non può sostituire il calore di un caldo bivacco attorno al fuoco, la disperazione all’inizio di una salita e la felicità percepita una volta arrivati in cima alla montagna, ma in questi mesi non abbiamo mai smesso di essere scout.

Nonostante lo smarrimento generale siamo riusciti a incontrarci settimanalmente, ovviamente online. Le prime riunioni le abbiamo dedicate a ristabilire il contatto umano e a confrontarci sulla situazione vigente. Qualcuno di noi ha continuato il servizio, chi aiutando le suore in Via Luini, chi mettendosi a disposizione della Protezione Civile, chi con le ripetizioni online etc..

Il nostro capitolo

Poiché il nostro capitolo verte sul tema della povertà non potevamo sottovalutare l’emergenza che questa particolare realtà affronta e ha affrontato.Ci siamo informati sulle difficoltà che l’associazionismo in questo senso sta attraversando: mancanza di viveri, mancanza di volontari, senzatetto abbandonati e spesse volte multati.

Ci siamo messi in contatto con le singole associazioni per scoprire nel dettaglio le loro necessità e capire il da farsi. Nonostante le difficoltà siamo riusciti a inventarci qualcosa.

Fede

Ogni settimana grazie ai video del nostro assistente ecclesiastico abbiamo seguito il vangelo domenicale e ci abbiamo riflettuto un po’ su. Non abbiamo rinunciato al campo di Pasqua ma abbiamo condiviso via web le nostre personali “ultime cene” rigorosamente in uniforme e abbiamo letto e dibattuto su diversi spunti. Nonostante questa creativa alternativa è stato difficile riuscire a concentrarsi davvero vista la fatica ad adattarsi allo smart-working delle nostre attività.

Era inevitabile, inoltre, che prima o poi, a tutti noi sarebbe venuta voglia di tornare a cantare. Per questo motivo con l’intero gruppo del Varese 1, ci siamo incontrati su Zoom il 10 maggio, per pregare e cantare, in più di 80; lupetti, reparto, noviziato, clan e genitori.

Per tutto questo periodo non ho mai smesso di chiedermi: “Sarò pronta per la partenza?” [ndr. Momento di conclusione del cammino scout].
Poi ho pensato alla legge scout e a tutti i suoi punti che  ho promesso di seguire  “facendo del mio meglio per osservarla”, sia di fronte a una guerra, come le vecchie aquile randagie, sia di fronte a una pandemia mondiale.

La guida e lo scout:
1. pongono il loro onore nel meritare fiducia
2. sono leali
3. si rendono utili e aiutano gli altri
4. sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout
5. sono cortesi
6. amano e rispettano la natura
7. sanno obbedire
8. sorridono e cantano anche nelle difficoltà
9. sono laboriosi ed economi
10. sono puri di pensiero, parole e azioni

Francesca - Clan Varese 1
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Varese 3 & 8: Quello che abbiamo imparato sul clima

Gli scout del Clan Varese 3 & 8 alla scoperta dei cambiamenti climatici, i suoi effetti sull’ambiente e i consigli pratici per tutti

Durante l’anno appena concluso noi del clan Varese 3 e Varese 8 ci siamo concentrati su un tema che ormai possiamo dire scottante: i cambiamenti climatici.

Nel corso dell’anno ci siamo incontrati e abbiamo sentito il parere di esperti, come Giacomo Grassi, un meteorologo che ci ha spiegato che la temperatura della zona di Varese è aumentata di 2° negli ultimi anni e che ovviamente ha portato ad una serie di problematiche visibili anche nel nostro territorio (l’aumento di temperatura è senza precedenti, come riscontrato anche in tutto il mondo). Il lago di Varese ad esempio a causa dell’aumento delle temperature ha peggiorato la sua già precaria situazione di ossigenazione delle acque. Tale processo approfitta del fenomeno del raffreddamento dell’acqua durante la notte per il ricircolo della stessa, che ora è reso più difficoltoso portando i pesci a dover vivere in superficie per respirare e le alghe a proliferare incontrastate sul fondale marino, peggiorando ancora di più la situazione di ossigenazione delle acque.

Il fenomeno dell’aumento di temperatura però, incide anche su altri ambienti. Un esempio è la diminuzione delle superfici dei ghiacciai, argomento che abbiamo approfondito soprattutto durante la route estiva. Abbiamo deciso infatti di andare a visitare il Ghiacciaio del Sabbione in Val Formazza, e abbiamo potuto confrontare, grazie anche a foto dei volontari del posto, come la conformazione del ghiacciaio è mutata durante gli anni e come la dimensione sia diminuita sostanzialmente.

Consigli pratici

Grazie ai numerosi incontri e all’opportunità di vedere con i nostri occhi il cambiamento climatico in corso, abbiamo deciso di stilare dei piccoli consigli pratici da adottare nella nostra vita di tutti i giorni per migliorare la nostra impronta ambientale:

– Scola l’olio delle lattine di tonno in una bottiglia e portalo in discarica
– Quando fai la lavatrice utilizza sacchetti che limitano la diffusione delle microplastiche nell’acqua.
– Fai scelte consapevoli al supermercato supportando aziende con politiche green
– Usa borracce al posto di bottiglie di plastica, se devi usarle riciclale almeno schiacciandole per il lungo per permetterne il riciclaggio nel modo corretto
– Compra frutta e verdura sfusa e utilizza sacchetti di tela alla cassa
– Muoviti senza inquinare, utilizza preferibilmente mezzi pubblici, biciclette o spostati a piedi
– Se utilizzi una macchina assicurati che sia in buone condizioni ed esegui la manutenzione per inquinare il meno possibile
– Non limitarti alla tua visione delle cose, informati sulle iniziative ambientali intorno a te

Valentina - Clan Varese3/8
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Lo scautismo nella comunità Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 in tempi di emergenza sanitaria

Come la comunità clan dei gruppi Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 stanno affrontando l’emergenza sanitaria

In questa terribile situazione ci ritroviamo coinvolti tutti, senza distinzione, quasi come una “livella”, parafrasando il grande Totò. Non ne siamo esenti nemmeno noi scout, ma possiamo affermare che lo scoutismo non si è fermato, ma si è declinato in modalità differenti compatibili con la nuova situazione. La nostra comunità non si arrende, va avanti cercando quanto più possibile di “ridere e cantare nelle difficoltà”, mantenendo una certa positività e sempre con un occhio al prossimo, come si addice al nostro stile e alla nostra Promessa.

Dopo una decina di giorni di assestamento dovuti dall’uscita dei primi decreti e le prime misure restrittive, a partire da metà marzo abbiamo ripreso le nostre attività di comunità: le riunioni a cadenza settimanale, la domenica a partire dalle 17.00, in via telematica dove abbiamo la possibilità di trovarci tutti insieme e parlare di tutto, raccontarci sensazioni e le nostre giornate, aggiornarci sui nostri progetti futuri, insomma portare avanti la vita di comunità.

Ci è sicuramente d’aiuto il fatto che non stavamo lavorando su un capitolo, ma ci stavamo occupando di rinnovare la Carta di Clan; lavoro che sta proseguendo, seppur un po’ rallentato.

Una novità introdotta in questo periodo di quarantena è la figura del “Tele-Antennista”: esisteva già l’antennista, cioè una persona che in corrispondenza di uscite e riunioni portava alla comunità un tema d’attualità su cui discutere e riflettere. Il Tele-antennista fa lo stesso, ma ciò avviene ogni giorno da parte di persone sempre diverse. Così la comunità si vive quotidianamente e ci si sente sempre a contatto gli uni con gli altri.

Il Servizio

Riusciamo per la maggior parte a proseguire anche le nostre attività di servizio personale: i nostri servizi all’interno degli oratori, i vari aiuto-compiti ecc., si prestano abbastanza bene anche in via telematica. Abbiamo sfruttato anche le occasioni che si sono create in questa situazione particolare, come la consegna di spese a domicilio o l’aiuto ai bambini per lo studio.

Anche il servizio associativo prosegue e le attività delle altre branche. Per quanto riguarda il branco inviando video dei racconti giungla, facendo fare lavoretti, mandando video di bans e balletti, per distrarre quanto possibile i lupetti e farli sorridere; anche in reparto le attività proseguono seppur in maniera limitata vista la “vocazione pratica” della branca.

La Fede

In questa situazione la Fede è messa alla prova, con tante domande che sorgono e momenti in cui lo sconforto sembra prevalere. Nel nostro piccolo cerchiamo di alimentarla e non lasciarci abbattere, seguendo in streaming le messe dei nostri paesi o facendo messe animate da noi come nella Domenica delle Palme grazie al nostro AE (Assistente Ecclesiastico) don Cesare. Abbiamo cercato di vivere anche il triduo pasquale il più vicini possibile.

Non lasciamoci ingannare da queste parole, dove potrebbe sembrare che in fondo non è così male questo periodo di reclusione forzata e che vada tutto bene. Anche noi abbiamo momenti più o meno negativi, domande che non hanno risposta e l’incertezza di non sapere fino a quando si dovrà andare avanti così. Ci manca il contatto fisico con le altre persone, poter fare strada insieme, o tendere la mano fisicamente a chi ha bisogno e non vediamo l’ora che tutto questo finisca.

Giosuè - Lago di Varese 7
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Gruppo Scout Tradate 1: ecco come affrontiamo il COVID-19

Ecco come il gruppo scout Tradate 1 affronta il periodo di quarantena: attività online e preparazione comunitaria alla Pasqua

Come tutti ormai sanno stiamo vivendo un periodo di emergenza, in cui non si può uscire di casa e di conseguenza non si possono vedere gli amici, non si può fare sport, non si possono fare le attività che si facevano prima… Insomma, una vera e propria clausura.

Ma noi scout non ci fermiamo mica per un piccolo virus!

Infatti, ogni branca continua a portare avanti le proprie attività anche se con qualche modifica.

Partiamo dai più piccoli: i Lupetti

Nonostante la loro giovane età, i lupetti portano avanti le loro attività scout sempre con il sorriso e la gioia di fare. I loro capi ogni settimana propongono varie missioni tra cui scegliere e poi li invitano a documentarle con filmati e foto sul gruppo per condividerle con tutti.
Inoltre, stanno portando avanti il loro periodo di caccia, documentando sempre, con foto o video, le loro prede. Le più gettonate sono dolci e ricette di cucina e giochi da fare in famiglia.

Il Reparto…

Anche le guide e gli esploratori, membri del reparto, hanno delle sfide settimanali che devono documentare con video e foto. E ognuno di loro porta avanti le proprie specialità.
Per i più grandi del reparto, i capi hanno proposto un’attività su come utilizzare al meglio la tecnologia, soprattutto in questo momento che la usiamo per fare molte cose.
Le squadriglie ogni due settimane si trovano su piattaforme digitali per svolgere la loro riunione e portare avanti la specialità di squadriglia.

… e il Clan

Infine, c’è il clan/fuoco (di cui faccio parte anch’io).
Noi ci troviamo settimanalmente su zoom per svolgere la nostra riunione virtuale e dedicarci alle attività. Nonostante la distanza proseguiamo le attività del capitolo che quest’anno è dedicato a droga e prostituzione. E’ un argomento che ha coinvolto tutti, che vogliamo ancora approfondire e a cui dedichiamo una parte dell’anno portando spunti di riflessione e preparando a turno attività per gli altri membri del clan.

Il clan in partenza per il campo invernale 2019.
Il clan in partenza per il campo invernale 2019.
Il nostro cammino di fede

Per quanto riguarda il cammino di fede, il nostro gruppo scout Tradate 1 ha organizzato per il triduo pasquale momenti di riflessione individuali o familiari.
In maniera tutta particolare quest’anno Gesù si avvicina a noi e ci dice in totale confidenza: ”Farò la Pasqua da te!”. Il Maestro vuole entrare profondamente dello spazio e nel tempo della nostra vita familiare e noi gli rispondiamo solleciti come discepoli:” Faremo come tu dici! Prepareremo la Pasqua!”.

E’ così che giorni tristi e pesanti possono diventare giorni di dono e di Grazia, e un tempo di solitudine propizio per intensi rapporti umani.

Silvia - Clan Tradate 1
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Il Clan Gallarate 1 e la reazione social su Instagram

Come i ragazzi del clan del Gallarate 1 usano Instagram per divertirsi e far divertire gli altri a distanza

Dopo il decreto del 28 febbraio, che impediva tutte le uscite e le riunioni, il clan del gruppo scout Gallarate 1 non si è fermato e continua a portare la sua allegria a tutti grazie a Instagram.

Tra di noi abbiamo deciso di fare un gioco, sempre restando a casa, per passare il tempo in allegria che consiste nello sfidare un nostro compagno – attraverso foto e video – a fare qualcosa che sia divertente ma che, allo stesso tempo, possa servire anche agli altri membri del clan.
Queste sfide sono andate avanti per molto tempo e ne sono risultati dei capolavori, tra chi canta il karaoke, chi fa danza classica e chi fa documentari sugli insetti: ci siamo aiutati a vicenda rallegrandoci nel momento del bisogno.

Contenti di come è uscita questa sfida abbiamo deciso di coinvolgere chi ne avesse bisogno aprendo un profilo Instagram dove ogni 2 giorni invitiamo a partecipare a delle sfide.
Il profilo si chiama “Nuovi_orizzonti_official” e sta andando davvero bene. In sole 2 settimane siamo arrivati a circa 150 follower e, cosa più’ importante, le nostre challenge vengono fatte non solo da noi ma anche da persone esterne al clan.

Per il resto, continuiamo a tenerci in contatto settimanalmente e non mancano i momenti di fede. Infatti, ogni domenica, insieme a tutto il gruppo del Gallarate 1 ci riuniamo su Zoom per celebrare la messa; l’ultima volta c’erano 70 account collegati.
Stessa cosa è stata fatto per la celebrazione del venerdì santo dove abbiamo fatto una “cena dei poveri a distanza”.

Ovviamente non vediamo l’ora di rivederci e andare in uscita, ma è bello sapere che ci sono persone che ti fanno ridere, ed è ancora più bello coinvolgere altre persone in questo nostro gioco per aiutarle a passare il tempo in casa, divertendosi!

Michele - Clan Gallarate 1
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Il Clan Veliero II si rimette alla prova sul servizio

I ragazzi del gruppo Luino I si interrogano e si mettono alla prova sul significato del servizio per riscrivere la Carta di Clan

Quest’anno il clan Veliero II del gruppo Luino I si è posto l’obiettivo di dedicarsi completamente alla stesura della nuova carta di Clan, concentrandosi sui cinque punti che la caratterizzano: servizio, fede, comunità, scelta politica e strada.

Le prime esperienze…

In primo luogo ci siamo occupati del servizio, entrando in contatto con diverse  realtà locali come Agrisol e Cascina San Girolamo.

Agrisol, la prima di esse, è una cooperativa sociale che ha sede nel piccolo paese di Caravate (VA). Questa si occupa di accogliere i migranti, di sostenerli nell’iter burocratico, di offrir loro dei corsi per imparare la lingua per inserirli così al meglio nella società italiana. Il Clan ha avuto modo di essere parte attiva all’interno della cooperativa, svolgendo piccoli aiuti di servizio come sistemare e pulire l’edificio, condividere momenti di vita quotidiana insieme ai membri della comunità, con i quali ha anche avuto modo di parlare dei loro paesi di origine e della loro prospettiva di vita. Inizialmente ci sono stati molti momenti di timidezza, ma grazie all’aiuto dei ragazzi della comunità, i quali erano ben disposti a darci una mano, abbiamo lavorato tutto il giorno in un clima tranquillo.

Cascina San Girolamo invece, è una casa-famiglia situata a Lecco. Ciò che più colpisce di questo posto è che nessuno viene mai lasciato indietro, tutti sono ben accetti, tutti fremono dalla voglia di accogliere e tutti vengono trattati con la dignità che meritano, e che ricevono in quanto esseri umani. Il clan ha anche potuto collaborare con questa comunità, svolgendo lavori utili al mantenimento della struttura.


Nessuno viene mai lasciato indietro, tutti sono ben accetti

Durante la Route invernale…

Anche durante la Route invernale, svoltasi tra Pavia e Milano, il clan si è concentrato sul servizio incontrando Don Dario, sacerdote, nonché responsabile di una comunità cattolica situata nel centro della città di Pavia, la quale si occupa di offrire aiuto ai cittadini che vivono in condizioni di degrado . L’esperienza fatta in Route è stata una delle più significative perché, grazie a Don Dario, abbiamo capito cosa sia realmente il servizio. Egli infatti, si occupa di tutte le persone che si trovano in difficoltà. La sua associazione gestisce diverse cooperative tra le quali una casa di recupero per ragazzi tossicodipendenti, un centro di accoglienza per migranti e un dormitorio dove vengono accolte molte persone senza fissa dimora.


Egli si occupa di tutte le persone che si trovano in difficoltà

Durante la permanenza a Pavia, il clan ha avuto modo di svolgere varie attività assieme a Don Dario, come offrire bevande calde ai senzatetto della stazione oppure come lavorare a fianco dei membri della comunità, offrendo così un importante servizio non solo verso le persone coinvolte ma anche verso la struttura.

Finita questa esperienza il clan Veliero II si è mosso in direzione di Milano dove ha potuto ascoltare altre testimonianze, fra cui quella del capo Clan del gruppo scout di Binasco, il quale si occupa di organizzare delle giornate all’interno del carcere Milanese di Opera, durante le quali i detenuti possono condividere alcuni momenti con le loro famiglie, dedicandosi ad attività ludiche, in modo da ristabilire quel rapporto fra genitore e figlio che altrimenti potrebbe logorarsi con il tempo.

Il Clan si impegna…

Durante tutte queste esperienze il Clan del gruppo scout Luino I si è interrogato sul significato della parola Servizio ed è giunto alla conclusione che questa costituisce un’esperienza unica, difficile da definire. Il servizio è emozione, amore e gratitudine, è un’esperienza biunivoca che coinvolge non solo noi stessi, ma anche le persone bisognose verso le quali esso è orientato. Il Clan Veliero II si impegna a servire ogni persona bisognosa, in qualunque momento, indipendentemente dai pregiudizi e dalle possibili difficoltà, perché il servizio è un valore con cui il clan ha scelto di vivere. 

Greta - Clan Luino I

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Ho fame, sono povero, ho due bambini da sfamare

Il racconto del Clan del gruppo scout Varese 1 sulla povertà e sull’incontro con i meno fortunati della città

Quante volte vi è capitato di camminare per le vie del centro di Varese, imbattervi in qualche senza fissa dimora e scansarlo? A noi tantissime volte; ecco perché quest’anno, noi del Clan del Varese 1, ci siamo interrogati su chi siano davvero coloro che vivono in povertà, perché sono nella loro posizione e la causa di tutte queste disuguaglianze sociali.

“Ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.”

Alda Merini

La povertà abbraccia tutti; giovani fin dai 18 anni, celibi, nubili, pensionati etc… Solo in Italia, sono 5 milioni le persone che vivono in povertà assoluta, ovvero coloro che non hanno disponibilità o accesso a beni e servizi legati alle necessità fisiologiche di base quali ad esempio il fabbisogno nutrizionale minimo. Oltre alle cause storico-economiche, molte di queste situazioni nascono da problemi di natura sociale: disabilità in famiglia, costi sanitari elevati ed insostenibili, assenza di lavoro, anziani non autosufficienti, rottura dei legami familiari, mancanza di un titolo di studio etc…

Il Capitolo del Clan del Varese 1

Durante il nostro campo Invernale presso Dormelletto, dopo esserci informati attraverso il web e la visione di qualche film, abbiamo contattato la Caritas e la comunità di Sant’Egidio di Arona. Con quest’ultimi ed in particolare con Ivan, un volontario super coinvolto, abbiamo organizzato un pranzo per i senzatetto. Si sono presentati in una decina e sebbene all’inizio ci fosse un sottile velo di imbarazzo siamo riusciti a trovare l’ingrediente che desse sapore a quel freddo pranzo invernale: il canto! Sulle note di De André abbiamo cantato e chiacchierato per ore senza alcun timore.

Il 2 febbraio 2020, grazie all’associazione Covo e al “Centro Diurno Il Viandante” di Varese abbiamo offerto ai senza fissa dimora la colazione e allestito il Muro della Gentilezza, un’iniziativa proposta dall’Associazione Camminiamo insieme Onlus, affiliata del centro, in cui chi ha appende e chi ha bisogno prende!

Stavolta sono arrivati in pochissimi, la diffidenza era maggiore ma sulle note di Gianna o la Canzone del Sole siamo riusciti a unirci in un caldo canto.

Muro della Gentilezza, Clan Varese 1

Come ci ha spiegato la carinissima responsabile Mariarosa, il “Centro Diurno Il Viandante” di Varese è un luogo di aggregazione per chi è rimasto escluso ed un luogo caldo dove poter riscoprire relazioni amicali e prendersi cura di sé.
Il centro è aperto dal lunedì al sabato dalle 11,30 alle 17,30, si fermano circa 50/60 persone e ne transitano 70/90 quotidianamente.

Le testimonianze del Clan

Ho reputato fosse più interessante e chiaro raccontarvi queste due esperienze relative alla povertà attraverso le testimonianze di tutto il Clan del Varese 1:

L’esperienza del campo invernale è stata estremamente significativa in quanto ci siamo potuti confrontare con realtà vicine seppur lontane dalla nostra; la gioia che abbiamo provato condividendo un pranzo e un po’ di musica con i senzatetto è stata una lezione importante.
Beatrice

Durante il pranzo sono sparite tutte le barriere tra noi e loro, ci siamo ritrovati a cantare e suonare. Ho cambiato subito idea, eravamo solo delle persone unite dal canto e il divertimento.
Asdghig

Clan Varese 1 - Muro della Gentilezza

Ho avuto timore ad incontrarli, non perché mi facessero paura, ma perché non sapevo come mi sarei dovuta approcciare. Come speravamo è stata un’esperienza molto bella, che ci ha permesso di guardare da vicino una realtà con cui ci confrontiamo tutti i giorni senza farci troppo caso.
Stiamo imparando a guardare con occhi più aperti. Questo è stato il primo passo per il nostro capitolo, la cosa che mi ha sconvolto particolarmente è che la povertà si nasconde; le persone povere potrebbero essere quelle da cui non te lo aspetteresti mai. Il passo più importante è ascoltare e fermarsi a guardare
.
Maddalena

Muro della Gentilezza

Un’esperienza forte.
Prima di cominciare il mio servizio, i poveri non li consideravo. Per strada li ignoravo reputandoli lo scarto della società. Ci ho messo del tempo per cominciare ad abituarmi ai loro modi, a scoprire chi sono, ad ascoltare le loro storie, le loro abitudini, a capire che alla fine sono persone come noi.

Andrea

É stato bello aiutare gli homeless domenica mattina.
Francesco

Ho apprezzato molto questo tipo di esperienze perché mi ha fatto vedere che dietro ai termini comunemente usati come “povero” e “senzatetto” ci sono delle persone, con una storia, magari una famiglia, delle passioni ed un sacco di cose da raccontare. Mi ricordo che quando eravamo ad Arona e abbiamo iniziato a cantare c’era una signora che sapeva praticamente tutte le canzoni. Forse quel momento le ha fatto piacere e l’ha aiutata a rivivere un po’ la sua passione per la musica.
Mi è piaciuto anche il legame che abbiamo creato con loro perché con attività tipo cantare e mangiare nessuno può considerarsi inferiore all’altro, mi sembra che si siano sentiti accolti e trattati come persone
.
Valentina

All’inizio del nostro percorso ci siamo informati sulla situazione economica generale del nostro paese, e su cosa questo facesse per le persone in situazioni disperate e/o critiche. Dopo esserci informati mi sono sorte alcune domande: perché ci sono così tanti poveri? Perché lo stato fa poco o niente? Esistono tante associazioni pubbliche e private che realmente fanno qualcosa ma certe volte lo stato stesso gli va contro. Un esempio è il reddito di cittadinanza, lo puoi avere se hai un documento che certifica che esisti; ma d’altro canto per richiedere questi documenti devi avere una residenza. E se sei senza casa?
Queste persone, anche se non sembrano delle migliori vanno aiutate, non deve essere un peso, ognuno di noi ha una dignità che non dipende né dalla situazione economica né dall’aspetto.
Vivi nel rispetto degli altri.

Anonimo

Muro della Gentilezza - Clan Varese 1
Muro della gentilezza

Che dire? Immagina di perdere tutto, immagina di scappare senza voltarti, immagina che questa notte il tuo comodo letto si trasformi in una rigida e gelata panchina, immagina che ti vengano strappate la dignità, l’orgoglio e l’identità, immagina che tutti ti guardino con disprezzo o pietà, immagina che tu sia solo, al freddo e affamato. Come puoi pensare che si fidino e non ti mandino a quel paese? Ti senti quasi patetico, tu che ti lamenti tanto ma in fondo hai avuto tutto dalla vita. Allora per rompere il ghiaccio obblighi il tuo capo a tirar fuori la chitarra e nonostante le stonature, le nostre diversità, qualche piccolo pregiudizio, cantiamo tutti la stessa canzone!
Francesca

Il prossimo passo per il Clan del Varese 1?

Come Clan ci siamo posti l’obbiettivo di scoprire e visitare, a coppie, le associazioni che si occupano di poveri e povertà nel territorio di Varese. Speriamo così di riuscire a mapparle e a condividerle con voi.

“Esiste una povertà ben più grande: non essere amato, desiderato, sentirsi escluso ed emarginato”

Madre Teresa di Calcutta
                                         Francesca - Clan Varese 1
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L’integrazione, una missione che può compiersi

I ragazzi del Clan del gruppo Lago di Varese 7 e di Somma Lombardo 1 alla scoperta delle realtà di accoglienza del territorio. Pensieri, racconti e azioni a due passi da casa.

Domenica 10 marzo 2019, nella sede scout di Buguggiate, il clan dei gruppi Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 hanno avuto il piacere di incontrare alcuni ragazzi immigrati residenti a Gazzada Schianno (a pochi chilometri da Varese).
Durante l’incontro si è parlato di un progetto di integrazione che, seppur con fatica, ha saputo dare i suoi frutti. Ad accompagnare i ragazzi c’erano Nuria, volontaria che ha aiutato i ragazzi come interprete; don Luigi, che come vedremo ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda; il signor Luigi, volontario che tanto si è speso negli ultimi 3 anni per aiutare i ragazzi, e Gemma, altra volontaria.

Il racconto della situazione sul territorio

Dopo i convenevoli di rito iniziali, don Luigi ha raccontato la loro storia. “Tutto è iniziato tre anni fa ormai, quando una famiglia di Schianno si è rivolta a me, essendo preoccupata riguardo agli quindici ragazzi che erano stati fatti accomodare in un appartamento nel loro stesso cortile. Questo è già significativo per capire come la gente, la “maggioranza silenziosa”, la pensi riguardo il fenomeno attuale dell’immigrazione. Il fatto che dei ragazzi di colore che si stabiliscono in un appartamento debba causare problemi o fastidio ai vicini.

Io, nella mia posizione di prete, mi sono sentito subito in dovere di fare qualcosa, quei ragazzi non potevano essere lasciati ad oziare per tutto il giorno tutti i giorni

Don Luigi

Il grosso problema è stato constatare che questi ragazzi sono stati abbandonati (è proprio il caso di dirlo) dalla cooperativa che li aveva presi in affido, senza un benché minimo progetto di integrazione effettiva. Alla cooperativa bastava ricevere dalla Prefettura i 35€ che le spettavano di diritto per ogni ragazzo, senza però riuscire a reinvestirli in modo efficace per una loro integrazione nella comunità di destinazione. Io, nella mia posizione di prete, mi sono sentito subito in dovere di fare qualcosa, quei ragazzi non potevano essere lasciati ad oziare per tutto il giorno tutti i giorni. Il primo passo è stato far sapere ad altri della loro esistenza, dopo che gli organi competenti (cooperativa, prefettura) si erano dimostrati praticamente inesistenti.

Cosa si è pensato di fare?

Dopo qualche tentennamento iniziale, gli atteggiamenti restii dei cittadini hanno lasciato spazio al buon senso umano, ad un senso di solidarietà. Non è stato affatto facile come potrebbe sembrare. Alcune persone nella comunità del paese si sono mostrate estremamente contrarie a qualunque iniziativa, anche tra le forze politiche. Per fortuna però ci sono state, e ci sono, persone come Luigi e Nuria”.

Il racconto dei volontari

Il signor Luigi ha poi continuato il racconto. “All’inizio non sapevamo bene come muoverci, cosa potevamo o non potevamo fare, anche da un punto di vista legale. Tutti facevamo riferimento a don Luigi. È così che abbiamo iniziato a far fare a questi ragazzi, dopo essere entrati un po’ in confidenza con loro, lavoretti semplici, come la pulizia del cimitero, o a chiedere loro aiuto in caso di bisogno di manodopera in oratorio. Con molta fatica siamo riusciti ad ottenere qualche permesso dal comune per poter pulire le strade e tagliare qualche pianta pericolante. Con il passare del tempo i rapporti si sono distesi, e le cose sono andate sempre meglio.

Ci sono stati dei momenti importanti, di obiettivi raggiunti come il giorno in cui i ragazzi hanno ottenuto la carta d’identità. Un documento che per noi è scontato avere ma senza di esso la tua libertà è molto limitata. Ci sono state esperienze in cui i ragazzi hanno potuto esprimere se stessi ad esempio entrando a far parte della squadra di calcio del CSI di Gazzada. Oppure altre ancora grazie alla collaborazione e il grande aiuto reciproco con l’associazione onlus “Magari Domani” del paese, che si occupa di ragazzi disabili. Abbiamo vissuto davvero momenti di grande gioia.”

In seguito è intervenuta Nuria: “Quando ho incontrato don Luigi e i ragazzi per la prima volta, ho subito capito che era fondamentale per questi ragazzi avere la possibilità di comunicare in modo efficace con le altre persone e che questo è un presupposto indispensabile per l’integrazione. Le poche lezione di italiano che seguivano al mattino erano insufficienti, sia per orario che per metodologia così io e altri volontari ci siamo organizzati per poter offrire loro lezioni anche nel pomeriggio, e con un rapporto più diretto, quasi uno a uno. E i risultati si sono visti.”

[..] ho subito capito che era fondamentale per questi ragazzi avere la possibilità di comunicare in modo efficace con le altre persone e che questo è un presupposto indispensabile per l’integrazione.

Nuria, Volontaria –
Quali risultati sono stati raggiunti?

Come si può intendere dalle loro parole, è stato fondamentale l’intervento di singoli volontari, persone la cui sensibilità li ha portati ad aiutare in prima linea questi ragazzi. Aiuti di vario tipo dai trasporti fino a servizi più impegnativi come la scuola di italiano. E così, forti delle conoscenze della lingua e di documenti d’identità, i ragazzi hanno potuto frequentare un corso per saldatori. Il corso ha permesso loro di trovare un’occupazione più o meno stabile, dandogli la possibilità di mandare denaro alle loro famiglie. Qualcun altro è stato assunto come badante da un anziano professore, che proprio qualche mese prima gli aveva insegnato l’italiano e vista l’attitudine del ragazzo ha deciso di dargli un lavoro.

Una bellissima storia, dimostrazione di come il bene genera bene, e di cosa si può essere capaci di fare lasciando da parte un po’ di indifferenza e mettendo in pratica quei valori che tanto si sentono sulla bocca di molti. Se solo un po’ più di persone facesse così…

Attualmente dieci ragazzi su undici hanno un’occupazione, e uno è addirittura riuscito ad andare a vivere autonomamente con la sua compagna.

Parola ai ragazzi

Prima di concludere l’incontro due ragazzi hanno raccontato la storia del loro viaggio ed è emerso come l’emigrazione risulti essere solo l’ultima tra le opzioni. L’ultimo disperato tentativo di sopravvivere a situazioni diventate insostenibili in patria, per disordini politico-sociali.

Questi ragazzi giovanissimi hanno visto coi loro occhi la morte, il sangue, compagni picchiati nelle prigioni libiche, compagni che cadevano dai mezzi con cui attraversavano il Sahara e abbandonati; storie che fanno rabbrividire…

Emigrare è l’unica soluzione, seppur dolorosa. Il viaggio poi non è costituito solo dalla navigazione nei barconi dalle coste nordafricane fino alle coste italiane, ma, soprattutto per chi proviene da Ghana e Nigeria, c’è un tratto ugualmente se non maggiormente pericoloso costituito dal deserto e dalla Libia. Questi ragazzi giovanissimi hanno visto coi loro occhi la morte, il sangue, compagni picchiati nelle prigioni libiche, compagni che cadevano dai mezzi con cui attraversavano il Sahara e abbandonati; storie che fanno rabbrividire, e che ci hanno fatto rendere conto di quanto poco sappiamo veramente e di quanto siamo lontani dal poter compatire delle situazioni del genere.

È emerso inoltre come il nuovo decreto sicurezza sia per molti versi limitante per loro; ora ad esempio ottenere sussidi e documenti diventerà molto più difficile, e ciò complica di non poco le cose.

E gli scout?

È nata così l’idea di creare una collaborazione tra il clan (dei gruppi scout Agesci Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1) e questi ragazzi, di aiuto reciproco e sostegno di una realtà del nostro territorio che sta cercando di farsi strada nella difficile selva della società che più che mai ha i sintomi della xenofobia. Tutto questo è perfettamente in linea con il capitolo scelto dal clan quest’anno, che ha come tema centrale il problema dell’immigrazione e dell’integrazione. I progetti sono tanti: aiutare i ragazzi nell’organizzare un mercatino per raccogliere fondi per la Caritas, trascorrere tempo di svago insieme, come cene, giornate di sport o immersi nella natura. Entrambe le parti non vedono l’ora di vivere questi momenti insieme.



Varese; Somma; Clan;

È stato bello e importante per noi scoprire e constatare come così vicino a noi esista una realtà simile. Persone che effettivamente ce l’hanno fatta, nonostante tutta la negatività che traspare degli organi d’informazione più vari. Non sarebbe male far conoscere all’opinione pubblica anche queste note positive. Queste persone ci dimostrano come la bontà e il buonsenso, la sensibilità e le generosità, l’abbattimento di pregiudizi e la volontà possano fare ancora tanto. Ci danno sicuramente tanta forza!

Giosuè - Clan Lago di Varese 7  

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