Tra fede e strada, cammino e preghiera

La comunità di Clan “Nuovi orizzonti” del gruppo Gallarate 1, ci racconta i tre giorni vissuti in route di Pasqua

In data 14 Aprile, ore 6.45 il Clan nuovi orizzonti del Gallarate 1 si è dato ritrovo in stazione pronto a partire e a vivere la route di pasqua. Questa route sarebbe durata fino al 16 sera tardi. Ovviamente, visto il periodo dell’anno e la ricorrenza della pasqua, il nocciolo di questi tre giorni è stato la fede. Abbiamo comunque ritenuto fosse cosa buona vivere della strada, siamo quindi partiti dalla stazione di Lierna con l’obiettivo di raggiungere Colico.  

L’inizio della strada

La strada si è presentata con una salita in grado di mettere in difficoltà alcuni membri della comunità, e di conseguenza è da subito stata capace di farci riflettere sui nostri limiti e a porci in una condizione di aiuto reciproco.
Dopo la sosta del pranzo, la salita ci è stata nuovamente compagna fino a quando abbiamo raggiunto la prima tappa dove avremmo dovuto pernottare.
Verso sera c’è stato il primo vero momento di fede significativo, percorrendo le tappe del triduo pasquale, si è cominciato con la lavanda dei piedi. Abbiamo poi proseguito con del deserto personale accompagnato da alcuni spunti per riflettere. Questo momento ha visto protagonista ogni membro della comunità, in particolare i ragazzi prossimi alla partenza considerando la scelta di fede che sono chiamati a maturare.
La sera abbiamo vissuto attimi preziosi per la comunità stando attorno a un vivido fuoco di bivacco, accompagnato da bans e canzoni.

Le difficoltà vissute

Il giorno seguente è subito cominciato con delle complicazioni dovute a errori di calcolo sul percorso. Non ci siamo persi ma ancora una volta alcuni di noi si sono ritrovati in difficoltà.
Nel pomeriggio, sempre mentre camminavamo, abbiamo vissuto il secondo momento di fede, ovvero la via crucis. L’impostazione è stata che durante il cammino ci si fermava per poter riflettere attraverso testi e altri spunti. E’ stata nostra compagna durante la strada anche una croce, costruita da noi il giorno prima, sulla quale alla conclusione abbiamo piantato dei chiodi, rappresentanti quelli che per noi sono i mali nel mondo.
Le difficoltà però non erano concluse, in quanto gli errori di calcolo della strada ci hanno costretti a dover mandare alcuni tra i nostri più veloci in avanti, in modo che potessero recuperare le chiavi del posto in cui avremmo dovuto dormire. Si sono quindi staccati due ragazzi che, nel mentre procedevano a camminare, hanno notato alcune fiamme in lontananza. I due si sono subito allarmati e, una volta andati a controllare, hanno appurato ci fosse un incendio. Dopo aver tentato di estinguere le fiamme, hanno chiamato i soccorsi. Arrivati i soccorsi e vista la situazione calmarsi hanno potuto procedere, fino a raggiungere l’ultimo posto in cui avremmo dormito.
Una volta che la comunità tutta si è riunita, la stanchezza era, giustamente, palpabile. Abbiamo quindi deciso di cenare subito per proseguire con l’ultimo momento dedicato al triduo, nel quale abbiamo pregato accompagnandoci con il testo del Vangelo, e nel momento in cui si è annunciata la morte di Gesù abbiamo simbolicamente spento il fuoco.

Il ritorno

La giornata seguente si è sviluppata senza particolari intoppi. Abbiamo raggiunto Colico verso il tardo pomeriggio, avendo anche la possibilità di stenderci sulla riva del lago, e vivere uno degli ultimi momenti di comunità per questi tre giorni. Il ritorno è stato sempre in treno e una volta arrivati a Gallarate abbiamo partecipato alla veglia in chiesa, un modo giusto per concludere la nostra route di fede.

-Riccardo e Rachele Clan Gallarate 1

I nostri tre giorni in carcere, o quasi

Ingresso casa circondariale "Francesco Di Cataldo" (carcere di San Vittore)
Ingresso casa circondariale “Francesco Di Cataldo” (carcere di San Vittore)
Un nuovo capitolo per il Clan Varese 3-8

Il nostro clan ha scelto come argomento centrale per le attività di quest’anno il sistema carcerario italiano. Non avevamo mai affrontato la tematica delle carceri come clan, ma stimolati dai racconti di chi di noi è venuto a contatto con questa realtà, abbiamo deciso di affrontarlo come comunità. Fin da subito ci siamo accorti di quanto fosse esteso l’argomento e di quanti ambiti toccasse, quindi siamo partiti dalle seguenti tematiche: come funzionano le pene detentive, come le famiglie dei detenuti possono interagire con loro e come l’emergenza sanitaria abbia modificato la situazione all’interno degli istituiti penitenziari. 

L’associazione “Il Girasole”

Cercando le risposte alle nostre domande, siamo venuti a conoscenza dell’associazione “Il Girasole” che collabora con il carcere di San Vittore a Milano. L’associazione è stata fondata nel 2006 da un gruppo di ex scout di Milano che, seguendo le esperienze di servizio vissute negli anni, si sono chiesti cosa avrebbero potuto fare per il carcere al centro del loro quartiere. L’idea principale su cui si basa il lavoro dei volontari è quella di portare supporto a detenuti, alle famiglie di questi e agli ex detenuti.

 Il Girasole si impegna con uno sportello di ascolto a: raccogliere le esigenze delle persone detenute e delle loro famiglie, fornire alloggio ai detenuti in permesso premio, distribuire generi alimentari e di prima necessità alle famiglie che ne hanno bisogno, accompagnare le famiglie nelle procedure necessarie a richiedere i colloqui con i detenuti e fornire indicazioni pratiche su come possono sostenerli. Inoltre, grazie a figure professionali come psicologi e consulenti, l’associazione si occupa della mediazione famigliare tra detenuti e le loro famiglie.

La nostra esperienza

Nelle vacanze di natale siamo stati ospiti per 3 giorni nelle sedi dell’associazione.
Durante la permanenza abbiamo avuto l’occasione di fare servizio aiutando i volontari a svolgere le attività giornaliere: organizzare i magazzini, preparare i pacchi alimentari per le famiglie dei detenuti e sistemare gli appartamenti a disposizione dei detenuti per i permessi premio.

Alcuni di noi si sono dedicati allo smistamento delle donazioni che vengono fatte dai privati. I volontari raccolgono:  diverse tipologie di alimenti base, il necessario per l’igiene personale e il materiale scolastico; ci sembrava di aver sistemato il magazzino per almeno un anno, invece uno dei volontari ci ha spiegato che la maggior parte dei materiali sarebbe stata distribuita nel giro di un mese; è così che ci siamo resi conto del grande numero di persone che si trovano in questa condizione di difficoltà a causa dell’assenza di uno o più membri della famiglia, che spesso rappresentano l’unica fonte di reddito del nucleo famigliare. 

Ci siamo anche occupati della preparazione di un appartamento che sarebbe stato utilizzato a breve da un detenuto in permesso premio. Gli appartamenti sono a pochi passi dal carcere e vengono utilizzati da chi non ha la possibilità di ritornare alla propria residenza, o che non ne ha una; gli appartamenti sono un luogo tranquillo per incontrare le famiglie durante le feste senza dovere perdere tempo prezioso negli spostamenti.

Le testimonianze

Abbiamo ascoltato le testimonianze di: Luisa (presidentessa dell’associazione), Diana (volontaria), Silvia (psicologa) e Carmen (ex detenuta). Ognuna di loro è riuscita a farci entrare un po’ di più nel mondo delle carceri; ci hanno spiegato come funzionano i penitenziari e le differenze tra essi, siamo venuti a conoscenza delle opportunità lavorative ed educative che vengono offerte all’interno degli istituti, l’aspetto psicologico legato alle persone che lo vivono, di come cambino i rapporti con i famigliari e delle difficoltà che questi incontrano. Infine abbiamo compreso le dinamiche che si instaurano tra carcerati, descritte da chi le ha vissute in prima persona.

Nelle nostre riflessioni non avevamo mai pensato all’importanza della mediazione famigliare e a come le conseguenze della detenzione non ricadano soltanto sul detenuto, ma anche sui suoi affetti.  Per alcune famiglie avere un famigliare in carcere è un vezzo, anzi è una questione di onore, al contrario per altre è un trauma che segna per sempre la vita di queste.

È importante quindi rimanere a fianco delle persone che si trovano senza elementi fondamentali del nucleo famigliare, e per questo anche senza un sostegno economico e una figura di riferimento. L’intervento degli psicologi nella mediazione famigliare,  consente di mantenere i rapporti con i propri cari e cercare di elaborare il trauma causato dalla detenzione. Grazie alla testimonianza di Silvia siamo riusciti a comprendere quanto il servizio svolto dall’associazione sia fondamentale per poter garantire ai detenuti la continuità degli affetti, dando loro la possibilità, una volta usciti, di non essere completamente isolati ed emarginati, contribuendo così a non ripetere gli errori che li avevano portati all’arresto tempo prima. 


E dopo i 3 giorni in carcere?

Confrontandoci ci siamo accorti di come ognuno si sia portato “a casa” qualcosa da questa breve esperienza. In particolare, grazie al racconto di Carmen, abbiamo conosciuto la condivisione e la solidarietà che anche i detenuti vivono tra loro, con piccoli gesti che rimangono impressi nei loro ricordi. Ad esempio le calze di Carmen: la compagna di cella sapeva quanto lei, Carmen, amasse le calze; così quando ebbe la possibilità di andare a trovare la sua famiglia in permesso premio, non si dimenticò della compagna e andò, prima di rientrare, a comprare un paio di calze nel negozio preferito dell’amica. Ancora oggi Carmen conserva quelle calze e le considera come uno dei più bei regali mai ricevuti.

La nostra conoscenza, inizialmente fatta di pregiudizi e luoghi comuni, si è scontrata con una realtà fatta di persone reali, storie diverse e uniche, che non permette generalizzazioni con profili standard di carcerati, ma ci spinge alla riflessione e all’approfondimento prima del giudizio.

Cercheremo di portare questo nelle attività del capitolo, per offrire  alla nostra comunità un nuovo sguardo sulle carceri, in modo tale che prevalgano le storie vere sugli stereotipi.

Christian e Carolina - Clan Varese 3/Varese 8

Intervista ad Olha, scout ucraina

Gli scout del “ClanMello” raccontano l’intervista ad Olha, Commissaria internazionale degli scout ucraini

Intervista ad Olha, scout ucraina, da parte del clan di Somma L.do e L. di Varese 7.

Lo scoppio di una guerra a pochi passi da casa nostra ha destato diversi sentimenti: stupore, per il fatto di una nuova guerra in Europa,  e paura, perché è un conflitto che vediamo tutti i giorni alla Tv e sui social. Questa guerra non coinvolge solo soldati, ma soprattutto i civili che subiscono le conseguenze delle decisioni di chi sta al potere. E sui social tutto è ancora più amplificato: vediamo video e foto di comuni cittadini ucraini e, anche se distanti, sembra che noi stessi stiamo vivendo questa situazione. Cercando di capire cosa stesse vivendo una persona della nostra stessa età in Ucraina, noi ragazzi dei clan del Somma Lombardo 1 e del Lago di Varese 7 abbiamo cercato di entrare in contatto con qualcuno che stesse, purtroppo, vivendo l’orrore della guerra. In questo caso, i social sanno dare una mano: tramite la pagina Instagram dell’Organizzazione Mondiale degli Scout, abbiamo trovato l’indirizzo email degli scout d’Ucraina, che ci hanno indirizzato ad Olha Dybkaliuk, ragazza di vent’anni e Commissaria internazionale per gli scout ucraini, che abbiamo potuto intervistare il 4 marzo 2022.

L’intervista

La prima domanda è – e può sembrare semplice e senza senso, ma in questi tempi difficili non è così semplice e banale – : come stai?

E’ in realtà una bella domanda perché anche i miei amici all’estero mi chiedono tutte le volte “come stai” e non posso veramente dire che sto bene. Non sto alla grande, sto bene. Non sto ancora bene, non mi sento ancora sicura perché non sai mai cosa può accadere tra 5 secondi, 5 minuti, 5 ore o altro, ma almeno, in questo momento, sono in un piccolo paesino vicino a Kyiv, dove non ci sono i missili, le bombe, le esplosioni. Posso dichiarare, in effetti, che mi sento molto meglio rispetto a milioni di cittadini ucraini in questo momento.

Ora ti chiederò altre cose per essere più specifici: dove vivi o meglio, dove abitavi o dove abiti  e dove sei in questo momento?

Io, all’inizio, ero a Kyiv, vengo dalla capitale dell’Ucraina. Questa è la città più bella che abbia mai visto e questa è la mia Casa. Nonostante ciò, sono stata costretta ad abbandonarla a causa del grande pericolo che mi sarebbe aspettato lì. Ora sono in questo villaggio vicino a Kyiv, vicino a Boryspil’, che è il nostro aeroporto internazionale, forse dovreste conoscerlo, perché è molto famoso.  Qui, in questo momento, è calmo perché, come ho detto prima, non ci sono le truppe terrestri russe, non ci sono missili, non c’è l’aviazione russa, quindi posso supporre che questo sia un posto sicuro per questa settimana, lo è stato per la settimana passata e forse anche per la prossima, ma non posso dirlo perché nessuno sa cosa accadrà.

Quali sono i sentimenti che provate tu, la tua famiglia e i tuoi amici in questo momento?

È terribile, è una sensazione che non augurerei mai a nessuno di provare. Perché siamo stati abituati a vedere la guerra come qualcosa di lontano da noi, che pensavamo non sarebbe mai accaduto nel XXI secolo. Mai avrei pensato che la guerra sarebbe arrivata nel mio Paese. Ora come ora, realizzo che cosa sia la guerra, la vedo con i miei occhi. So cos’è, ma una settimana fa mai l’avrei immaginato.  Per me la parte più difficile di quello che stava accadendo è stata svegliarmi la mattina presto del 24 febbraio, lì abbiamo realizzato che ci sono state delle esplosioni a Kyiv. Ricordo il giorno prima, il 23 febbraio: ero molta agitata e in ansia ed ero come se qualcosa stesse accadendo. Putin ha firmato i documenti che dichiarava loro (Donetsk e Luhansk) appartenenti alla Federazione Russa, questo significava che lui e le truppe russe avevano il permesso di entrare in territorio ucraino. Pensavo fossero ancora delle provocazioni, ma avevo molta ansia.  Poi mi sono svegliata presto la mattina e ho detto “mamma, ma cosa sta succedendo?”. Poi lei mi disse “Putin ha fatto iniziare una guerra”.  Mi si è spezzato il cuore perché mai avrei pensato che questo fosse possibile. Voglio piangere, ma non ho nemmeno le lacrime per farlo.  È davvero dura da immaginare, da realizzare e capire. Comunque, durante il primo giorno, eravamo molto spaventati, ho guardato le notizie, ho letto dell’invasione su vasta scala da diverse direzioni, non solo dal confine russo, ma anche da quello bielorusso, cosa che mi ha stupito ancora di più avendo lì molti amici.

Abbiamo visto foto e video di ucraini che sono stati obbligati a prendere le armi: tu eri pronta a combattere contro il nemico, contro l’armata russa per difendere l’Ucraina?

Come individuo, come persona, come ucraina, come cittadina di Kyiv, sì, assolutamente. Dico che, se necessario, lo farò: prenderò la pistola, andrò dalle Forze Armate dell’Ucraina o dalla Difesa Territoriale. Dall’inizio di tutto questo… è difficile parlare di questo perché ho detto a mia madre “mamma, se c’è il bisogno, combatterò per il mio paese, combatterò per i miei fratelli e per le mie sorelle”. Ho una sorella più piccola di 14 anni, ho visitato 31 paesi, ho un’istruzione completa, ma lei non ha avuto ancora queste opportunità. E vorrei che esplorasse il mondo, la voglio vedere vivere una vita normale; e se c’è il bisogno di dare la mia vita per la sua lo farò. Questo è un mio dovere come cittadina d’Ucraina, come figlia di questo Paese. Lei ha detto “no, sei la commissaria internazionale, devi combattere nel campo dell’informazione, devi diffondere le informazione su quello che sta accadendo in Ucraina in tutto il mondo.” Quando siamo andati via da Kyiv, i primi giorni sono stati orribili: mi sentivo una disertrice, ho lasciato Kyiv senza contribuire agli sforzi dell’Esercito. Poi ho realizzato che sono molto più utile dando informazioni sull’Ucraina e diffondendo notizie, ad esempio con questa intervista, rendendo consapevoli le persone.  

Qual è la tua opinione riguardo la Russia e i
russi? E poi: hai amici russi e qual è la loro opinioni riguardo la guerra?

Ho uno zio e tre cugini che vivono a Mosca, e sono persone adorabili. Dal momento che hanno un forte legame con me, gli ho sempre detto cosa stava accadendo in Ucraina. Loro non guardano la propaganda, sanno cosa accade nel mondo. Sono brave persone, ma quando parlo con altri russi che sono in
Russia, che sono miei conoscenti, loro hanno una propria idea di quello che sta
succedendo. Sono offesi, dicono che non è colpa loro, che non hanno scelto il presidente, che non hanno mai voluto questo governo e le persone al loro interno. Non volevano che iniziasse questa guerra. Loro, però, non credono che le truppe russe stiano attaccando l’Ucraina in questo momento; dicono “sono ucraini, che si comportino come ucraini!”: ero rimasta senza parole. Allora ho iniziato a raccontare la verità.

Che cosa, come scout, stai facendo in questo momento?

Come scout, e sono la Commissaria internazionale, faccio molte chiamate cercando di rendere consapevoli anche senza esagerare. Siamo in contatto con molte persone e ho una sorta di canale di comunicazione con gli Stati vicini per aiutare le famiglie degli scout ucraini che hanno deciso di andare all’estero.
Grazie alle donazioni delle varie campagne mondiali scout, vengono agevolati gli aiuti umanitari provenienti da paesi differenti. Questo è quello che accade dalla mia parte. Ci sono i capi scout adulti che stanno facendo un grande lavoro adesso; sono persone che hanno accesso ad internet, fanno incontri su Zoom per intrattenere i bambini affinché non siano preoccupati e spaventati. Molti capi scout stanno aiutando le nostre organizzazioni di volontariato come la Croce rossa o in comunità locali per cucinare per la Difesa territoriale. E, sicuramente, moltissimi scout si sono riuniti per gli aiuti umanitari, aiutano in questa fase e si rendono volontari in organizzazioni o semplicemente verso le persone bisognose, verso i senza tetto.
Questo è quello che stiamo facendo ora.
La comunità internazionale ci chiede “perché non lo fate vedere sui social? Vogliamo vedere”. Sì, è vero, con lo scopo di mantenere alto lo spirito delle persone, dobbiamo farlo. Ma sai, quando le bombe stanno sopra la tua testa, non pensi a scattare foto. Mi è stato chiesto di scattare qualche foto per una campagna di informazione; quello che possiamo fare lo facciamo, facciamo del nostro meglio, ma, sfortunatamente, non ci sono molti momenti.

Forse il nostro tempo è scaduto. Sono veramente grato per quello che hai detto, per ciò che ci hai raccontato. E ancora, non riusciamo ad immaginare quello che voi state realmente vivendo…

Lasciami dire, a questo punto, che sono estremamente contenta che non potete immaginare quello che sta accadendo e prego per tutto il mondo, prego per il meglio, prego affinché arrivi la pace nella nostra terra, affinché voi non proviate mai questo. E ti dico che prima dell’arrivo della guerra, non avevo mai apprezzato questa pace. Quindi, come amichevole promemoria, sono contenta che non ve lo aspettavate e vi auguro, vi auguro veramente, dal profondo del mio cuore, di non provare mai questo. Mai, mai e poi mai nella vostra vita.

POSSIAMO CONDIVIDERE QUESTa intervista?

Questa è una cosa che voi potete fare, e che posso fare anche io. Grazie per questo apprezzamento, grazie per questa offerta. Quindi per favore, fate pressione; questo è quello che potete fare ed è una cosa che aiuta davvero. Anche se sapete di non avere molti follower, o che il video verrà visualizzato due, tre volte, solo tre persone che vedranno l’intervista, loro capiranno cosa sta succedendo. Quindi sono davvero grata, estremamente grata per tutto quello che state facendo. E vorrei dirvi che forse, qualche volta, potrei essere sembrata una persona cinica, molto severa e insensibile, ma sono una persona che sta affrontando dei problemi enormi, che è stata agitata per tutto questo tempo, che ha visto tutto questo con i propri occhi. Voglio solo che voi capiate, nonostante tutto quello che sta accadendo in Ucraina, che noi siamo ancora creatori di pace, siamo ancora messaggeri di pace, siamo ancora persone. A
volte facciamo cose che la società non si aspetta che noi facciamo, ma questa è l’unica strada. Grazie a voi, a tutta la comunità scout, all’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout per tutti i vostri sforzi. In questo momento, ogni scout ucraino sa ora più che mai di fare parte di una grande famiglia scout. Grazie per questo incontro, per l’intervista, perché questo è davvero utile, come persona, per distrarmi da tutto quello che sta accadendo.

Le nostre sensazioni

Le emozioni della comunità di clan dopo la visione dell’intervista sono state molto forti. Accese le luci, dopo aver ascoltato e visto parlare Olha, i volti delle persone presenti erano sconvolti: molti di noi in lacrime. È stato facile per noi empatizzare con una ragazza della nostra età che condivide i nostri valori e che si trova sotto una pioggia di proiettili, missili e bombe. La disperazione nei suoi occhi la abbiamo assorbita a pieno, siamo stati travolti da una testimonianza vera e che abbiamo sentito estremamente vicina a noi, colpendoci nel cuore.
È stata un’esperienza importantissima, perché ci ha fatto prendere piena consapevolezza della situazione che ha stravolto la sua vita, come quella di molte altre persone. Entrando nel vivo della questione in prima persona e capendo quanto effettivamente la disperazione di una ragazza che condivide valori che ci accomunano, come quelli cristiani e di fratellanza universale, per noi è stato difficile comprendere come è potuta arrivare a dire: “se necessario, lo farò: prenderò la pistola”. Siamo attaccati a una quotidianità che ci stanca, annoia; vogliamo sempre altro e non ci basta mai la situazione in cui viviamo, non ci accontentiamo, mai, ci lamentiamo sempre, non siamo mai grati. Questa è stata una testimonianza per capire che non è scontato nemmeno avere il cielo della propria città libero da missili, avere la possibilità di annoiarsi, di stare sdraiati in un prato senza il rischio di essere colpiti da proiettili. Il nostro terrore è l’aumento delle bollette e della benzina, capaci di non guardare oltre il
confine del nostro cancello.

L’intervista completa si può leggere qui. Puoi visualizzare il video dell’intervista qui.

Ronny e Dada - Somma L.do 1 e Lago di Varese 7

Quante ne sai sugli scout?

Analisi del sondaggio di zonavarese

Finalmente, dopo lunghe giornate in cui i nostro potentissimi software hanno elaborato un’infinita quantità di dati, siamo in grado di dare più informazioni sulle ricerche effettuate.

Chi ha risposto?

Quasi duemila persone hanno completato il sondaggio, anche se le risposte complete sono state poco più della metà (costava tanta fatica arrivare in fondo vero?). Si può notare un certo equilibrio tra ex (29%) e non scout (30%), con gli scout leggermente avvantaggiati (41%). La maggior parte dei rispondenti sono femmine (61%), mentre la fascia d’età più rappresentata e quella tra i 21 e i 30 anni (all’incirca la metà). Pochi i fratellini e sorelline del branco, una ventina indicativamente. Più del previsto gli over 51 (180), tra cui vecchie glorie dello scoutismo locale che hanno potuto ricordare con il nostro sondaggio i bei tempi andati.

Da dove?

Come facilmente prevedibile, il 75% dei partecipanti proviene dalla Lombardia, e in particolare dalla nostra provincia. Nonostante ciò, siamo felici di constatare che zonavarese ha interazioni anche con l’estero (7) e qualche amico/conoscente anche in altre zone d’Italia: Liguria (53), Emilia-Romagna (50), Veneto (66) e Sicilia (38) le regioni più rappresentate. Tra i nostri gruppi scout, complimenti al Gallarate 1 per essere il più rappresentato, seguito a poca distanza dal Somma Lombardo 1 e Luino.

… un po’ di cultura scout

Cerchiamo ora di rispondere alle domande legate più alla “cultura scout” che all’esperienza personale, per capire quanto i nostri partecipanti siano preparati. Riguardo dove sia nato lo scoutismo, pochi dubbi, con il 90% di risposte corrette (Regno Unito); la risposta sbagliata più gettonata è stata USA. Percentuale ancora più elevata di risposte corrette su chi sia il fondatore del movimento scout: il caro Sir Robert Baden-Powell porta a casa il 94% delle risposte, con S. Francesco in seconda posizione con 20 risposte. Situazione simile anche riguardo quando sia nato lo scoutismo e dove sia presente: le risposte esatte (“all’inizio del ‘900” e “in tutto il mondo”) predominano nettamente sulle altre. Forse non tutti sanno però ciò che serve per essere parte della grande famiglia scout: non basta condividerne i valori (ben 441 risposte), cosa che certamente ti renderebbe un nostro caro amico e persona molto simpatica, ma bisogna recitare una promessa (695).

Personaggi famosi scout

Arriviamo dunque alla parte più attesa del sondaggio. Quali dei personaggi famosi indicati siano stati scout. Il più votato è stato Jovanotti (790), ed effettivamente il noto cantante è stato scout, e l’ha dichiarato più volte. Tante preferenze anche per Bill Gates (423), J.F. Kennedy (368), e Paul McCartney (217): tutti sono stati scout. Silvio Berlusconi (35), Donald Trump (42), Elettra Lamborghini (76) raccolgono pochi voti, e non può essere altrimenti visto che non sono stati scout. Invece hanno ricevuto poca fiducia tre donne quali Taylor Swift (86), Hillary Clinton (91) e la regina Elisabetta (109) che invece sono state scout nei loro paesi. Pensate che la sovrana del Regno Unito è anche capo onorario della Scout Association, come stabilito addirittura da B.P.

Cosa pensano di noi i non-scout

Il 77% dei non-scout dichiara di conoscere il mondo scout, ma solo il 49% pensa di sapere chiaramente cosa facciano gli scout. E’ interessante notare come le conoscenze di questo mondo derivino perlopiù da rapporti diretti, come amici/conoscenti (68%). Forse sintomo che lo scoutismo dovrebbe cercare di meglio integrarsi e farsi conoscere sul territorio. In ogni caso, i rispondenti affermano che lo scoutismo goda di buona reputazione (81%); per più di 200 persone l’incontro con scout è stato positivo.

Ma cosa fanno gli scout?

Le risposte dei non-scout si concentrano soprattutto su due aspetti: natura e formazione. Nel primo aspetto si intendono attività come camminare, giochi di sopravvivenza, vita da campeggio, attività nel verde. Nella formazione troviamo attività come il servizio, la crescita personale, l’educazione dei più piccoli.

Su questo punto le risposte di chi ha effettivamente praticato lo scoutismo sono pressoché le stesse, evidenziando però di più il valore del servizio e di cittadinanza attiva.

Cos’ha lasciato a chi lo ha praticato?

Lo scoutismo ha avuto un forte impatto sulla vita di chi lo ha praticato: più di 700 persone hanno risposto dall’otto in su su una scala da zero a dieci. Riassumendo le risposte aperte, secondo i rispondenti lo scoutismo è utile perché insegna le basi di vita e permette di fare esperienze che altrimenti non si farebbero da nessun’altra parte, fornisce un’apertura mentale perché insegna da piccola/o ad essere grande. L’ esperienza scout ha trasmesso valori come la responsabilità, l’indipendenza e la condivisione. E anche coraggio, fede, capacità di adattamento.

Considerazioni finali

Il sondaggio ha dunque mostrato come lo scoutismo possa essere una forte esperienza di vita e crescita. Non lascia indifferente chi si confronta con esso, nel bene o nel male. Visto l’interesse mostrato, gli scout potrebbero avere meno timore nel mostrarsi e nell’aprirsi alla società, per evitare che il pensiero comune cada in facili pregiudizi.

Clicca qui per il report con i risultati approfonditi.

Un sondaggio per mostrare a cosa serve essere scout

Un sondaggio creato dagli scout AGESCI della zona di Varese mette in mostra il valore dello scautismo in Italia per chi lo pratica

Tra Febbraio e Aprile 2021 i gruppi AGESCI della zona di Varese hanno lanciato un sondaggio per scoprire che percezione gli italiani avessero dello scoutismo e conoscere gli effetti che ha su coloro che lo praticano.

Il sondaggio ha raccolto molto interesse ricevendo più di 1500 risposte.

Analizzando le risposte di chi fa o ha fatto parte del movimento scout (circa il 70% dei partecipanti al sondaggio) si è notata molta conoscenza sulla storia e la diffusione dello scoutismo: tutti sanno che è stato fondato da Robert Baden-Powell nel 1907 in Inghilterra. Oggi è un movimento attivo a livello globale che non sempre prevende distinzioni di sesso o appartenenza a un credo religioso. E’ chiaro inoltre che lo scautismo si basa su una scala di valori condivisi dai partecipanti.

Gli effetti

Tutti i partecipanti reputano fra le attività svolte dagli scout, quelle di lavoro sulla propria persona e sul servizio di gruppo come le più importanti. Molti sottolineano il valore delle letture che si svolgono insieme, della condivisione di idee e dell’importanza del confronto in ogni attività scout. Fra le altre risposte spiccano l’importanza della strada percorsa insieme, ovvero del camminare, e delle sfide che il proprio gruppo ha affrontato e superato negli anni.

Tra ciò che lo scoutismo ha lasciato a coloro che lo hanno praticato troviamo la capacità di adattamento, un forte senso di condivisione, lealtà e soprattutto consapevolezza politica e civica. Gli obbiettivi più importanti del percorso scout includono essere cittadini politicamente attivi e mettersi al servizio di chi ne ha bisogno.

Per il 54% di coloro che hanno risposto al sondaggio, non tutti sono adatti allo scoutismo. Si pensa però che tutti debbano provare a prendere parte a questa esperienza. Per altri, circa il 15% di coloro che hanno risposto, il percorso scout ha addirittura portato al matrimonio con un altro/a scout.

Questo sondaggio ha dimostrato il valore dello scoutismo per chi ne ha preso parte e ne ha messo in luce gli aspetti più importanti. L’impronta indelebile lasciata in coloro che hanno fornito la loro testimonianza evidenzia quanto ancora oggi un movimento nato più di cento anni fa abbia ancora molto da insegnare alle generazioni attuali e future.

sondaggio agesci varese

A breve un nuovo articolo con ulteriori dati e risposte specifiche.

Filippo - Varese 3