Il Clan Veliero II si rimette alla prova sul servizio

I ragazzi del gruppo Luino I si interrogano e si mettono alla prova sul significato del servizio per riscrivere la Carta di Clan

Quest’anno il clan Veliero II del gruppo Luino I si è posto l’obiettivo di dedicarsi completamente alla stesura della nuova carta di Clan, concentrandosi sui cinque punti che la caratterizzano: servizio, fede, comunità, scelta politica e strada.

Le prime esperienze…

In primo luogo ci siamo occupati del servizio, entrando in contatto con diverse  realtà locali come Agrisol e Cascina San Girolamo.

Agrisol, la prima di esse, è una cooperativa sociale che ha sede nel piccolo paese di Caravate (VA). Questa si occupa di accogliere i migranti, di sostenerli nell’iter burocratico, di offrir loro dei corsi per imparare la lingua per inserirli così al meglio nella società italiana. Il Clan ha avuto modo di essere parte attiva all’interno della cooperativa, svolgendo piccoli aiuti di servizio come sistemare e pulire l’edificio, condividere momenti di vita quotidiana insieme ai membri della comunità, con i quali ha anche avuto modo di parlare dei loro paesi di origine e della loro prospettiva di vita. Inizialmente ci sono stati molti momenti di timidezza, ma grazie all’aiuto dei ragazzi della comunità, i quali erano ben disposti a darci una mano, abbiamo lavorato tutto il giorno in un clima tranquillo.

Cascina San Girolamo invece, è una casa-famiglia situata a Lecco. Ciò che più colpisce di questo posto è che nessuno viene mai lasciato indietro, tutti sono ben accetti, tutti fremono dalla voglia di accogliere e tutti vengono trattati con la dignità che meritano, e che ricevono in quanto esseri umani. Il clan ha anche potuto collaborare con questa comunità, svolgendo lavori utili al mantenimento della struttura.


Nessuno viene mai lasciato indietro, tutti sono ben accetti

Durante la Route invernale…

Anche durante la Route invernale, svoltasi tra Pavia e Milano, il clan si è concentrato sul servizio incontrando Don Dario, sacerdote, nonché responsabile di una comunità cattolica situata nel centro della città di Pavia, la quale si occupa di offrire aiuto ai cittadini che vivono in condizioni di degrado . L’esperienza fatta in Route è stata una delle più significative perché, grazie a Don Dario, abbiamo capito cosa sia realmente il servizio. Egli infatti, si occupa di tutte le persone che si trovano in difficoltà. La sua associazione gestisce diverse cooperative tra le quali una casa di recupero per ragazzi tossicodipendenti, un centro di accoglienza per migranti e un dormitorio dove vengono accolte molte persone senza fissa dimora.


Egli si occupa di tutte le persone che si trovano in difficoltà

Durante la permanenza a Pavia, il clan ha avuto modo di svolgere varie attività assieme a Don Dario, come offrire bevande calde ai senzatetto della stazione oppure come lavorare a fianco dei membri della comunità, offrendo così un importante servizio non solo verso le persone coinvolte ma anche verso la struttura.

Finita questa esperienza il clan Veliero II si è mosso in direzione di Milano dove ha potuto ascoltare altre testimonianze, fra cui quella del capo Clan del gruppo scout di Binasco, il quale si occupa di organizzare delle giornate all’interno del carcere Milanese di Opera, durante le quali i detenuti possono condividere alcuni momenti con le loro famiglie, dedicandosi ad attività ludiche, in modo da ristabilire quel rapporto fra genitore e figlio che altrimenti potrebbe logorarsi con il tempo.

Il Clan si impegna…

Durante tutte queste esperienze il Clan del gruppo scout Luino I si è interrogato sul significato della parola Servizio ed è giunto alla conclusione che questa costituisce un’esperienza unica, difficile da definire. Il servizio è emozione, amore e gratitudine, è un’esperienza biunivoca che coinvolge non solo noi stessi, ma anche le persone bisognose verso le quali esso è orientato. Il Clan Veliero II si impegna a servire ogni persona bisognosa, in qualunque momento, indipendentemente dai pregiudizi e dalle possibili difficoltà, perché il servizio è un valore con cui il clan ha scelto di vivere. 

Greta - Clan Luino I

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Ho fame, sono povero, ho due bambini da sfamare

Il racconto del Clan del gruppo scout Varese 1 sulla povertà e sull’incontro con i meno fortunati della città

Quante volte vi è capitato di camminare per le vie del centro di Varese, imbattervi in qualche senza fissa dimora e scansarlo? A noi tantissime volte; ecco perché quest’anno, noi del Clan del Varese 1, ci siamo interrogati su chi siano davvero coloro che vivono in povertà, perché sono nella loro posizione e la causa di tutte queste disuguaglianze sociali.

“Ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.”

Alda Merini

La povertà abbraccia tutti; giovani fin dai 18 anni, celibi, nubili, pensionati etc… Solo in Italia, sono 5 milioni le persone che vivono in povertà assoluta, ovvero coloro che non hanno disponibilità o accesso a beni e servizi legati alle necessità fisiologiche di base quali ad esempio il fabbisogno nutrizionale minimo. Oltre alle cause storico-economiche, molte di queste situazioni nascono da problemi di natura sociale: disabilità in famiglia, costi sanitari elevati ed insostenibili, assenza di lavoro, anziani non autosufficienti, rottura dei legami familiari, mancanza di un titolo di studio etc…

Il Capitolo del Clan del Varese 1

Durante il nostro campo Invernale presso Dormelletto, dopo esserci informati attraverso il web e la visione di qualche film, abbiamo contattato la Caritas e la comunità di Sant’Egidio di Arona. Con quest’ultimi ed in particolare con Ivan, un volontario super coinvolto, abbiamo organizzato un pranzo per i senzatetto. Si sono presentati in una decina e sebbene all’inizio ci fosse un sottile velo di imbarazzo siamo riusciti a trovare l’ingrediente che desse sapore a quel freddo pranzo invernale: il canto! Sulle note di De André abbiamo cantato e chiacchierato per ore senza alcun timore.

Il 2 febbraio 2020, grazie all’associazione Covo e al “Centro Diurno Il Viandante” di Varese abbiamo offerto ai senza fissa dimora la colazione e allestito il Muro della Gentilezza, un’iniziativa proposta dall’Associazione Camminiamo insieme Onlus, affiliata del centro, in cui chi ha appende e chi ha bisogno prende!

Stavolta sono arrivati in pochissimi, la diffidenza era maggiore ma sulle note di Gianna o la Canzone del Sole siamo riusciti a unirci in un caldo canto.

Muro della Gentilezza, Clan Varese 1

Come ci ha spiegato la carinissima responsabile Mariarosa, il “Centro Diurno Il Viandante” di Varese è un luogo di aggregazione per chi è rimasto escluso ed un luogo caldo dove poter riscoprire relazioni amicali e prendersi cura di sé.
Il centro è aperto dal lunedì al sabato dalle 11,30 alle 17,30, si fermano circa 50/60 persone e ne transitano 70/90 quotidianamente.

Le testimonianze del Clan

Ho reputato fosse più interessante e chiaro raccontarvi queste due esperienze relative alla povertà attraverso le testimonianze di tutto il Clan del Varese 1:

L’esperienza del campo invernale è stata estremamente significativa in quanto ci siamo potuti confrontare con realtà vicine seppur lontane dalla nostra; la gioia che abbiamo provato condividendo un pranzo e un po’ di musica con i senzatetto è stata una lezione importante.
Beatrice

Durante il pranzo sono sparite tutte le barriere tra noi e loro, ci siamo ritrovati a cantare e suonare. Ho cambiato subito idea, eravamo solo delle persone unite dal canto e il divertimento.
Asdghig

Clan Varese 1 - Muro della Gentilezza

Ho avuto timore ad incontrarli, non perché mi facessero paura, ma perché non sapevo come mi sarei dovuta approcciare. Come speravamo è stata un’esperienza molto bella, che ci ha permesso di guardare da vicino una realtà con cui ci confrontiamo tutti i giorni senza farci troppo caso.
Stiamo imparando a guardare con occhi più aperti. Questo è stato il primo passo per il nostro capitolo, la cosa che mi ha sconvolto particolarmente è che la povertà si nasconde; le persone povere potrebbero essere quelle da cui non te lo aspetteresti mai. Il passo più importante è ascoltare e fermarsi a guardare
.
Maddalena

Muro della Gentilezza

Un’esperienza forte.
Prima di cominciare il mio servizio, i poveri non li consideravo. Per strada li ignoravo reputandoli lo scarto della società. Ci ho messo del tempo per cominciare ad abituarmi ai loro modi, a scoprire chi sono, ad ascoltare le loro storie, le loro abitudini, a capire che alla fine sono persone come noi.

Andrea

É stato bello aiutare gli homeless domenica mattina.
Francesco

Ho apprezzato molto questo tipo di esperienze perché mi ha fatto vedere che dietro ai termini comunemente usati come “povero” e “senzatetto” ci sono delle persone, con una storia, magari una famiglia, delle passioni ed un sacco di cose da raccontare. Mi ricordo che quando eravamo ad Arona e abbiamo iniziato a cantare c’era una signora che sapeva praticamente tutte le canzoni. Forse quel momento le ha fatto piacere e l’ha aiutata a rivivere un po’ la sua passione per la musica.
Mi è piaciuto anche il legame che abbiamo creato con loro perché con attività tipo cantare e mangiare nessuno può considerarsi inferiore all’altro, mi sembra che si siano sentiti accolti e trattati come persone
.
Valentina

All’inizio del nostro percorso ci siamo informati sulla situazione economica generale del nostro paese, e su cosa questo facesse per le persone in situazioni disperate e/o critiche. Dopo esserci informati mi sono sorte alcune domande: perché ci sono così tanti poveri? Perché lo stato fa poco o niente? Esistono tante associazioni pubbliche e private che realmente fanno qualcosa ma certe volte lo stato stesso gli va contro. Un esempio è il reddito di cittadinanza, lo puoi avere se hai un documento che certifica che esisti; ma d’altro canto per richiedere questi documenti devi avere una residenza. E se sei senza casa?
Queste persone, anche se non sembrano delle migliori vanno aiutate, non deve essere un peso, ognuno di noi ha una dignità che non dipende né dalla situazione economica né dall’aspetto.
Vivi nel rispetto degli altri.

Anonimo

Muro della Gentilezza - Clan Varese 1
Muro della gentilezza

Che dire? Immagina di perdere tutto, immagina di scappare senza voltarti, immagina che questa notte il tuo comodo letto si trasformi in una rigida e gelata panchina, immagina che ti vengano strappate la dignità, l’orgoglio e l’identità, immagina che tutti ti guardino con disprezzo o pietà, immagina che tu sia solo, al freddo e affamato. Come puoi pensare che si fidino e non ti mandino a quel paese? Ti senti quasi patetico, tu che ti lamenti tanto ma in fondo hai avuto tutto dalla vita. Allora per rompere il ghiaccio obblighi il tuo capo a tirar fuori la chitarra e nonostante le stonature, le nostre diversità, qualche piccolo pregiudizio, cantiamo tutti la stessa canzone!
Francesca

Il prossimo passo per il Clan del Varese 1?

Come Clan ci siamo posti l’obbiettivo di scoprire e visitare, a coppie, le associazioni che si occupano di poveri e povertà nel territorio di Varese. Speriamo così di riuscire a mapparle e a condividerle con voi.

“Esiste una povertà ben più grande: non essere amato, desiderato, sentirsi escluso ed emarginato”

Madre Teresa di Calcutta
                                         Francesca - Clan Varese 1
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