L’integrazione, una missione che può compiersi

I ragazzi del Clan del gruppo Lago di Varese 7 e di Somma Lombardo 1 alla scoperta delle realtà di accoglienza del territorio. Pensieri, racconti e azioni a due passi da casa.

Domenica 10 marzo 2019, nella sede scout di Buguggiate, il clan dei gruppi Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 hanno avuto il piacere di incontrare alcuni ragazzi immigrati residenti a Gazzada Schianno (a pochi chilometri da Varese).
Durante l’incontro si è parlato di un progetto di integrazione che, seppur con fatica, ha saputo dare i suoi frutti. Ad accompagnare i ragazzi c’erano Nuria, volontaria che ha aiutato i ragazzi come interprete; don Luigi, che come vedremo ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda; il signor Luigi, volontario che tanto si è speso negli ultimi 3 anni per aiutare i ragazzi, e Gemma, altra volontaria.

Il racconto della situazione sul territorio

Dopo i convenevoli di rito iniziali, don Luigi ha raccontato la loro storia. “Tutto è iniziato tre anni fa ormai, quando una famiglia di Schianno si è rivolta a me, essendo preoccupata riguardo agli quindici ragazzi che erano stati fatti accomodare in un appartamento nel loro stesso cortile. Questo è già significativo per capire come la gente, la “maggioranza silenziosa”, la pensi riguardo il fenomeno attuale dell’immigrazione. Il fatto che dei ragazzi di colore che si stabiliscono in un appartamento debba causare problemi o fastidio ai vicini.

Io, nella mia posizione di prete, mi sono sentito subito in dovere di fare qualcosa, quei ragazzi non potevano essere lasciati ad oziare per tutto il giorno tutti i giorni

Don Luigi

Il grosso problema è stato constatare che questi ragazzi sono stati abbandonati (è proprio il caso di dirlo) dalla cooperativa che li aveva presi in affido, senza un benché minimo progetto di integrazione effettiva. Alla cooperativa bastava ricevere dalla Prefettura i 35€ che le spettavano di diritto per ogni ragazzo, senza però riuscire a reinvestirli in modo efficace per una loro integrazione nella comunità di destinazione. Io, nella mia posizione di prete, mi sono sentito subito in dovere di fare qualcosa, quei ragazzi non potevano essere lasciati ad oziare per tutto il giorno tutti i giorni. Il primo passo è stato far sapere ad altri della loro esistenza, dopo che gli organi competenti (cooperativa, prefettura) si erano dimostrati praticamente inesistenti.

Cosa si è pensato di fare?

Dopo qualche tentennamento iniziale, gli atteggiamenti restii dei cittadini hanno lasciato spazio al buon senso umano, ad un senso di solidarietà. Non è stato affatto facile come potrebbe sembrare. Alcune persone nella comunità del paese si sono mostrate estremamente contrarie a qualunque iniziativa, anche tra le forze politiche. Per fortuna però ci sono state, e ci sono, persone come Luigi e Nuria”.

Il racconto dei volontari

Il signor Luigi ha poi continuato il racconto. “All’inizio non sapevamo bene come muoverci, cosa potevamo o non potevamo fare, anche da un punto di vista legale. Tutti facevamo riferimento a don Luigi. È così che abbiamo iniziato a far fare a questi ragazzi, dopo essere entrati un po’ in confidenza con loro, lavoretti semplici, come la pulizia del cimitero, o a chiedere loro aiuto in caso di bisogno di manodopera in oratorio. Con molta fatica siamo riusciti ad ottenere qualche permesso dal comune per poter pulire le strade e tagliare qualche pianta pericolante. Con il passare del tempo i rapporti si sono distesi, e le cose sono andate sempre meglio.

Ci sono stati dei momenti importanti, di obiettivi raggiunti come il giorno in cui i ragazzi hanno ottenuto la carta d’identità. Un documento che per noi è scontato avere ma senza di esso la tua libertà è molto limitata. Ci sono state esperienze in cui i ragazzi hanno potuto esprimere se stessi ad esempio entrando a far parte della squadra di calcio del CSI di Gazzada. Oppure altre ancora grazie alla collaborazione e il grande aiuto reciproco con l’associazione onlus “Magari Domani” del paese, che si occupa di ragazzi disabili. Abbiamo vissuto davvero momenti di grande gioia.”

In seguito è intervenuta Nuria: “Quando ho incontrato don Luigi e i ragazzi per la prima volta, ho subito capito che era fondamentale per questi ragazzi avere la possibilità di comunicare in modo efficace con le altre persone e che questo è un presupposto indispensabile per l’integrazione. Le poche lezione di italiano che seguivano al mattino erano insufficienti, sia per orario che per metodologia così io e altri volontari ci siamo organizzati per poter offrire loro lezioni anche nel pomeriggio, e con un rapporto più diretto, quasi uno a uno. E i risultati si sono visti.”

[..] ho subito capito che era fondamentale per questi ragazzi avere la possibilità di comunicare in modo efficace con le altre persone e che questo è un presupposto indispensabile per l’integrazione.

Nuria, Volontaria –
Quali risultati sono stati raggiunti?

Come si può intendere dalle loro parole, è stato fondamentale l’intervento di singoli volontari, persone la cui sensibilità li ha portati ad aiutare in prima linea questi ragazzi. Aiuti di vario tipo dai trasporti fino a servizi più impegnativi come la scuola di italiano. E così, forti delle conoscenze della lingua e di documenti d’identità, i ragazzi hanno potuto frequentare un corso per saldatori. Il corso ha permesso loro di trovare un’occupazione più o meno stabile, dandogli la possibilità di mandare denaro alle loro famiglie. Qualcun altro è stato assunto come badante da un anziano professore, che proprio qualche mese prima gli aveva insegnato l’italiano e vista l’attitudine del ragazzo ha deciso di dargli un lavoro.

Una bellissima storia, dimostrazione di come il bene genera bene, e di cosa si può essere capaci di fare lasciando da parte un po’ di indifferenza e mettendo in pratica quei valori che tanto si sentono sulla bocca di molti. Se solo un po’ più di persone facesse così…

Attualmente dieci ragazzi su undici hanno un’occupazione, e uno è addirittura riuscito ad andare a vivere autonomamente con la sua compagna.

Parola ai ragazzi

Prima di concludere l’incontro due ragazzi hanno raccontato la storia del loro viaggio ed è emerso come l’emigrazione risulti essere solo l’ultima tra le opzioni. L’ultimo disperato tentativo di sopravvivere a situazioni diventate insostenibili in patria, per disordini politico-sociali.

Questi ragazzi giovanissimi hanno visto coi loro occhi la morte, il sangue, compagni picchiati nelle prigioni libiche, compagni che cadevano dai mezzi con cui attraversavano il Sahara e abbandonati; storie che fanno rabbrividire…

Emigrare è l’unica soluzione, seppur dolorosa. Il viaggio poi non è costituito solo dalla navigazione nei barconi dalle coste nordafricane fino alle coste italiane, ma, soprattutto per chi proviene da Ghana e Nigeria, c’è un tratto ugualmente se non maggiormente pericoloso costituito dal deserto e dalla Libia. Questi ragazzi giovanissimi hanno visto coi loro occhi la morte, il sangue, compagni picchiati nelle prigioni libiche, compagni che cadevano dai mezzi con cui attraversavano il Sahara e abbandonati; storie che fanno rabbrividire, e che ci hanno fatto rendere conto di quanto poco sappiamo veramente e di quanto siamo lontani dal poter compatire delle situazioni del genere.

È emerso inoltre come il nuovo decreto sicurezza sia per molti versi limitante per loro; ora ad esempio ottenere sussidi e documenti diventerà molto più difficile, e ciò complica di non poco le cose.

E gli scout?

È nata così l’idea di creare una collaborazione tra il clan (dei gruppi scout Agesci Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1) e questi ragazzi, di aiuto reciproco e sostegno di una realtà del nostro territorio che sta cercando di farsi strada nella difficile selva della società che più che mai ha i sintomi della xenofobia. Tutto questo è perfettamente in linea con il capitolo scelto dal clan quest’anno, che ha come tema centrale il problema dell’immigrazione e dell’integrazione. I progetti sono tanti: aiutare i ragazzi nell’organizzare un mercatino per raccogliere fondi per la Caritas, trascorrere tempo di svago insieme, come cene, giornate di sport o immersi nella natura. Entrambe le parti non vedono l’ora di vivere questi momenti insieme.



Varese; Somma; Clan;

È stato bello e importante per noi scoprire e constatare come così vicino a noi esista una realtà simile. Persone che effettivamente ce l’hanno fatta, nonostante tutta la negatività che traspare degli organi d’informazione più vari. Non sarebbe male far conoscere all’opinione pubblica anche queste note positive. Queste persone ci dimostrano come la bontà e il buonsenso, la sensibilità e le generosità, l’abbattimento di pregiudizi e la volontà possano fare ancora tanto. Ci danno sicuramente tanta forza!

Giosuè - Clan Lago di Varese 7  

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Varese 1: per l’Inclusione

Il gruppo scout Varese 1 quest’anno ha lavorato sull’inclusione a tutte le età e a tutti i livelli. Il racconto delle azioni intraprese.

“Inclusione”, quante volte ne abbiamo sentito parlare, questa semplice parolina ha fatto irruzione nella nostra vita alle elementari: “In matematica l’inclusione è la relazione fra due insiemi, quando ogni elemento di un insieme fa parte dell’altro”. Il gruppo scout Varese 1 quest’anno punta ad avere una buona media in materia e l’inclusione pare essere il suo argomento preferito.

Il Branco

Partendo dai più piccolini; il branco ha accolto una bimba senegalese di religione mussulmana. Integrandola e insegnando a lei e agli altri lupetti che la diversità non è un difetto ma un pregio.

Il Clan

Anche i ragazzi del clan, hanno affrontato tutto un capitolo (l’argomento che si sceglie di trattare ogni anno) a tema: ISLAM.
I primi stereotipi sono stati subito demoliti: dal “I Mussulmani sono terroristi” al “le Donne portano il velo per obbligo”…


Abbiamo incontrato due ragazze di circa diciotto anni con famiglia mussulmana, la prima con i genitori praticanti e la seconda no, entrambe ci hanno fatto capire che la religione è fortemente influenzata dalla cultura in cui si pratica, le somiglianze fra corano (il loro testo sacro) e la Bibbia sono infinite.

[…]ci hanno fatto capire che la religione è fortemente influenzata dalla cultura in cui si pratica, le somiglianze fra corano (il loro testo sacro) e la Bibbia sono infinite.

Abbiamo anche visitato la moschea, o meglio la saletta di preghiera di Varese in via Giuseppe Giusti (dietro i frati di viale Borri) non sapevate della sua esistenza, vero?
Ci hanno accolto con dei buonissimi datteri e ci hanno spiegato nel dettaglio il significato dei cinque pilastri, del corano e abbiamo avuto la fortuna di assistere alla preghiera serale.
Il nostro obbiettivo finale è stato trovare un’attività che potesse includere loro e chi come noi all’inizio non ne sapeva niente.
Dopo aver somministrato dei questionari ai nostri conoscenti per raccogliere informazioni sull’Islam, abbiamo girato un video contenente le risposte dei questionari e le risposte che avremmo dato noi come scout e quelle dei giovani mussulmani italiani.
“I giovani musulmani italiani?” vi chiederete, si tratta di un’associazione di promozione no profit, autonoma e indipendente; fondata nel settembre 2001 da alcuni giovani mussulmani, ha come obbiettivo quello di dare risposte ai problemi che i ragazzi incontrano nella loro vita. Prima del video finale ci hanno permesso di partecipare ad una delle loro riunioni per darci l’opportunità di conoscerli al meglio!

Il Gruppo Varese 1

Poi c’è lui! Thompson! Un ragazzo nigeriano, venuto in Italia giovanissimo dal futuro ignoto, insieme a lui abbiamo costruito un percorso di integrazione e lo abbiamo raccontato attraverso una lettera al giudice del tribunale a cui ha fatto ricorso per richiedere il permesso di soggiorno.
Quel ragazzo che con noi ha scoperto lo scoutismo e che alla prima uscita faceva colazione con un barattolone di maionese e ci guardava con sguardo sospetto, oggi ha ritrovato una speranza ottenendo il permesso umanitario. Ha lasciato da poco il nostro gruppo per ripartire ma il suo coraggio ci regala un sorriso ogni volta.

Il Reparto

Ma i ragazzi del reparto? Sia la squadriglia Volpi che le Cicogne si sono date da fare a riguardo. Le Volpi hanno deciso di passare una giornata con due famiglie: una armena e un’altra iraniana e tre ragazzi africani ospitati a Luino.
La mattina hanno giocato con i bambini e sebbene la lingua fosse differente sono bastate le emozioni di quella giornata per unirli. Stanno continuando il loro percorso partecipando a dei pranzi organizzati dall’associazione Covo con l’intento di unire, con giochi e canti, i ragazzi di Varese e i migranti.
Le Cicogne prevedono di collaborare con alcune associazioni del territorio che si occupano di disabilità: un altro tipo di integrazione che viene spesso omessa, spero di poterne parlare in futuro a impresa terminata. Insomma, l’inclusione per quanto sia scontata a volte può fare la differenza e noi come gruppo ci impegniamo a non dimenticarlo mai.

I ragazzi del Clan del gruppo scout Varese 1

“Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero”

William Butler Yeats
Francesca - Clan Varese 1
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