Un sondaggio creato dagli scout AGESCI della zona di Varese mette in mostra il valore dello scautismo in Italia per chi lo pratica
Tra Febbraio e Aprile 2021 i gruppi AGESCI della zona di Varese hanno lanciato un sondaggio per scoprire che percezione gli italiani avessero dello scoutismo e conoscere gli effetti che ha su coloro che lo praticano.
Il sondaggio ha raccolto molto interesse ricevendo più di 1500 risposte.
Analizzando le risposte di chi fa o ha fatto parte del movimento scout (circa il 70% dei partecipanti al sondaggio) si è notata molta conoscenza sulla storia e la diffusione dello scoutismo: tutti sanno che è stato fondato da Robert Baden-Powell nel 1907 in Inghilterra. Oggi è un movimento attivo a livello globale che non sempre prevende distinzioni di sesso o appartenenza a un credo religioso. E’ chiaro inoltre che lo scautismo si basa su una scala di valori condivisi dai partecipanti.
Gli effetti
Tutti i partecipanti reputano fra le attività svolte dagli scout, quelle di lavoro sulla propria persona e sul servizio di gruppo come le più importanti. Molti sottolineano il valore delle letture che si svolgono insieme, della condivisione di idee e dell’importanza del confronto in ogni attività scout. Fra le altre risposte spiccano l’importanza della strada percorsa insieme, ovvero del camminare, e delle sfide che il proprio gruppo ha affrontato e superato negli anni.
Tra ciò che lo scoutismo ha lasciato a coloro che lo hanno praticato troviamo la capacità di adattamento, un forte senso di condivisione, lealtà e soprattutto consapevolezza politica e civica. Gli obbiettivi più importanti del percorso scout includono essere cittadini politicamente attivi e mettersi al servizio di chi ne ha bisogno.
Per il 54% di coloro che hanno risposto al sondaggio, non tutti sono adatti allo scoutismo. Si pensa però che tutti debbano provare a prendere parte a questa esperienza. Per altri, circa il 15% di coloro che hanno risposto, il percorso scout ha addirittura portato al matrimonio con un altro/a scout.
Questo sondaggio ha dimostrato il valore dello scoutismo per chi ne ha preso parte e ne ha messo in luce gli aspetti più importanti. L’impronta indelebile lasciata in coloro che hanno fornito la loro testimonianza evidenzia quanto ancora oggi un movimento nato più di cento anni fa abbia ancora molto da insegnare alle generazioni attuali e future.
A breve un nuovo articolo con ulteriori dati e risposte specifiche.
Due racconti, della stessa esperienza di servizio, fatta da due Clan della zona di Varese
Brunella, Varese
Esperienza Clan Varese 3 e Varese 8
A causa dell’emergenza sanitaria il clan non ha potuto svolgere attività di servizio extra associative per molto tempo. Così, all’inizio di quest’anno, ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per non continuare a rimanere inattivi sul nostro territorio. Siamo riusciti a metterci in contatto con uno dei volontari del progetto della mensa della Brunella, una realtà che conoscevamo già, ma di cui non avevamo mai preso parte.
La mensa
Ogni giorno la mensa distribuisce più di 300 “cestini”, alcuni dei quali vengono consumati nello spazio dedicato vicino al punto di distribuzione. Originariamente i pasti venivano distribuiti all’interno di un locale dell’oratorio dove venivano consumati, a causa della situazione pandemica non è più stato possibile unificare i servizi. Dopo l’inizio delle restrizioni si è pensato di trovare un altro modo affinché le persone potessero mangiare in un ambiente chiuso al riparo dal clima invernale. La parrocchia della Brunella, con l’autorizzazione del comune, ha reso disponibile uno spazio riscaldato, dove sono stati disposti dei tavoli, posizionati in modo tale da rispettare il distanziamento e tutti i posti a tavola sono stati dotati di schermi in plexiglas. Lo spazio viene aperto ogni giorno dai volontari anche in zona rossa e rimane un punto di riferimento per tutte le persone che sono in difficoltà.
L’impegno del Clan
Dopo lunghi mesi in cui fare servizio era diventato quasi impossibile, l’opportunità di ritornare a rendersi utili sul territorio è stata una boccata d’aria fresca per il clan. Ci rechiamo ogni domenica a coppie per aiutare i volontari a gestire l’ingresso delle persone all’interno del salone, per misurare la temperatura degli ospiti e per sanificare gli ambienti alla chiusura. Ci occupiamo inoltre della distribuzione di mascherine, libri e generi alimentari supplementari. A volte qualche chiacchiera con qualcuno, magari su un libro appena letto preso la settimana prima dalla mensa o sulla partita della domenica, diventa un momento fondamentale del nostro servizio, nel quale troviamo il vero significato di quello che stiamo facendo.
Uno spunto per il nostro capitolo
Per noi è un’opportunità per continuare il percorso iniziato durante la route invernale dell’anno scorso in cui abbiamo fatto servizio in un rifugio per senza fissa dimora a Como. Inoltre, vedere come lavora la mensa ci sta aiutando nel capitolo di quest’anno che abbiamo incentrato sul cibo, in particolare mostrandoci come vengono ridistribuiti i prodotti in scadenza provenienti sia dai grandi che dai piccoli supermercati per evitare sprechi. Pensiamo sia un piccolo gesto, ma con un valore immenso per le persone che ogni giorno possono trovare un luogo accogliente dove potersi sentire accettati.
Christian e Filippo - Clan Alba Errante, Varese3/8
Esperienza Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1
Lo scopo di Casa della Carità non è solo quello di offrire un pasto a coloro che non possono permetterselo ma nonostante l’odierna pandemia il servizio non si ferma, permettendo agli ospiti di consumare il pranzo dignitosamente seduti ad un tavolo al caldo e godendo della compagnia di chi condivide la loro stessa situazione.
La routine della mensa
I primi frequentatori si presentano alle dieci e trenta del mattino, alcuni volti sono noti e hanno un posto fisso a cui sedersi e spesso sono raggiunti da amici con cui sono soliti consumare il pasto, vi è invece chi visita la mensa solo saltuariamente e questi rimangono impressi forse più di chi frequenta la mensa abitualmente. È curioso osservare da estranei certe dinamiche che avvengono, dagli screzi tra avventori ai gesti di aiuto fraterno. Gli operatori sono come esterni ad una sotto società che spesso si fatica a comprendere.
Ogni tanto vi sono ospiti che decidono di volersi raccontare e imbastiscono monologhi in cui si arriva a conoscere molto della persona che si sta ascoltando; è in generale un’esperienza che definirei quanto meno particolare e di cui ancora fatico a comprendere le cause. Lasciata la mensa gli ospiti più bisognosi hanno la possibilità di incontrarsi anche al centro diurno “Il Viandante”, dove potranno ricevere ulteriore assistenza.
Scelta di servizio e compiti
Quando è giunta la proposta di fare servizio alla mensa, il Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 ha deciso che non fosse un’esperienza da affrontare nella sua totalità, ma che potesse essere un’opportunità di servizio personale per qualcuno, in modo da vivere in maniera più concreta questa esperienza. Abbiamo accettato l’invito in due e abbiamo cominciato il servizio a novembre mettendo a disposizione i nostri sabati mattina.
Il servizio è molto semplice, si tratta di accogliere gli avventori, assicurandosi che non abbiano febbre e chiedendo loro di igienizzarsi le mani, poi li si accompagna ad un tavolo dove possono sedersi, togliersi la mascherina e mangiare, separati dagli altri da un plexiglass che però permette di scherzare e ridere assieme. Quando un ospite esce dalla mensa il volontario deve pulire ed igienizzare la postazione per permettere qualcun altro di prendere il suo posto.
Andrea -Clan'NDUMA CLAN DUMA, Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1
Dopo mesi di lockdown, gli sbandati del Clan/Fuoco Delle Valli, caricano in spalla gli zaini e partono in cerca di una nuova avventura
Spinti dalla voglia di uscire e di fare una route dopo tre mesi di quarantena chiusi in casa, noi del clan del Varese 1 ci siamo finalmente caricati lo zaino in spalla e siamo partiti all’avventura.
Ma facciamo un passo indietro: durante la preparazione del campo, la preoccupazione di non poter partire era innegabilmente molto grande. Solo un mese e mezzo prima della route l’AGESCI ci aveva dato il via per poter programmare le nostre attività. Le paranoie non ci abbandonavano, ma la volontà di partire era molto più grande. Così ognuno di noi si è impegnato al massimo per poter organizzare la route nel modo più sicuro possibile ma, nello stesso tempo, bello.
L’inizio dell’avventura
Il giorno della partenza è arrivato e già dal primo minuto abbiamo notato tutti un cambiamento. Prima di fare qualsiasi cosa ci siamo misurati la febbre e igienizzati dalla testa ai piedi. Dopo aver raccolto tutti i documenti siamo finalmente partiti.
Arrivati a Dumenza la nostra route è iniziata. La maggior parte di noi si è ritrovata a fare fatica dopo una quarantena senza essersi allenati a camminare per i sentieri, ma ciò non ci ha bloccati. La fatica è sparita quando ci siamo fermati ad ammirare il panorama ad Alpe Fontana dove abbiamo pranzato e ci siamo rilassati, riposando e cantando qualche canzone.
La nostra avventura è continuata quando abbiamo ripreso il sentiero per raggiungere l’ultima tappa della giornata: il Monastero a Pragaleto. Sul sentiero abbiamo incontrato una suora che era in missione al Monastero e ci ha indicato il sentiero per arrivarci. Pensando però che il sentiero fosse sbagliato, siamo tornati indietro ed abbiamo rincontrato la suora che, vedendoci persi, ci ha accompagnati fino alla nostra meta. Arrivati al monastero abbiamo assistito alla testimonianza di due monaci che ci hanno raccontato la loro vita all’insegna della religione.
Il giorno più arduo della nostra avventura
Il giorno successivo avrebbe dovuto essere uno dei giorni più faticosi e così è stato. In mattinata abbiamo raggiunto il Monte Lema, dove una pausa è stata d’obbligo per poter ammirare la natura che ci circondava. Una volta ripartiti abbiamo riscontrato uno dei primi problemi della giornata: molti di noi avevano finito l’acqua e stavamo camminando in cresta sotto al sole. Data l’emergenza coronavirus ovviamente non potevamo condividerla quindi, abbiamo continuato a camminare sperando di arrivare presto in un posto dove poterci rifornire. Questo posto è subito arrivato. Abbiamo trovato una piccola baita dove si poteva comprare l’acqua. Il prezzo era però spropositato, allora abbiamo scelto di continuare a camminare, quando finalmente abbiamo intravisto un rifugio con una fonte d’acqua. Inutile specificare che ci siamo arrivati di corsa. Una volta reidratati abbiamo pranzato e poi siamo ripartiti.
Appena arrivati a Monteviasco, non abbiamo per niente attirato l’attenzione: ci siamo lavati in un lavatoio, accampati in un parchetto, cenato sull’H di atterraggio degli elicotteri a fianco ad un cimitero e fatto il bivacco di notte nello stesso posto.
Il gruppo si riunisce
La mattina seguente siamo scesi ai Mulini di Piero, dove gli eventi particolari non sono mancati. Il più coraggioso di noi ha fatto il bagno nel fiume congelato, la più sfortunata è stata punta da una zecca, e la più fortunata invece ha pestato il regalino lasciato dalle mucche al pascolo. Arrivati a Biegno ci siamo ricongiunti con due del clan che non erano potuti partire con noi. Con loro è arrivata anche la spesa che ci ha reso lo zaino più pesante di circa due chili. Dopo cena siamo saliti in cima al Monte Paglione a fare un bivacco con vista panoramica sulla città di Locarno illuminata durante la notte. La giornata, poi, si è conclusa a Monterecchio.
Il giorno successivo siamo stati raggiunti da altri due di noi: uno di ritorno dal campo di protezione civile e l’altra infortunata con un piede rotto. Sono stati accompagnati da Don Matteo che ci ha raggiunti per fare la Messa e per portarci una fresca anguria. Dopo aver assistito ad un primo assaggio dell’anguria, Don Matteo e l’infortunata sono ripartiti verso casa.
Gli ultimi giorni
La strada del giorno dopo in teoria doveva essere semplice, ma c’è stato lo zampino della pattuglia catechesi che ha deciso di complicarla un pochino. Siamo arrivati in cima al monte Cadrigna, dopo aver passato il Passo della Forcora e per fare l’attività programmata abbiamo dovuto scendere dal monte in due gruppi separati, uno a distanza di dieci minuti dall’altro. Fin qua tutto normale, peccato che, dopo un paio di minuti di cammino il sentiero non fosse più segnato e l’unica opzione era scendere dalla montagna ad azimut.
Ovviamente ci siamo persi. Il primo gruppo ha scelto di tornare in vetta e scendere dal sentiero che avevamo percorso salendo, mentre il secondo gruppo è riuscito a ritrovare il sentiero dopo aver fatto un pezzo ad azimut. Alla fine, i due gruppi si sono trovati uno dalla parte opposta della montagna rispetto all’altro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio e ci siamo ricongiunti in prossimità del lago Delio che è stata la nostra ultima tappa della giornata. Una volta arrivati, ci siamo accampati vicino al rifugio e dopo aver fatto il bagno nel lago ghiacciato abbiamo deciso di festeggiare l’ultima serata di route concedendoci una cena a base di polenta al rifugio.
Il giorno dopo, con la tristezza dell’ultimo giorno della nostra avventura, siamo scesi fino a Maccagno ragionando su come avevamo vissuto il campo rispetto all’emergenza sanitaria, capendo che avevamo fatto il possibile per rimanere sicuri ma che potevamo certamente fare di più. Arrivati a Maccagno abbiamo concluso il campo con un bagno nel lago, dove, anche se profondamente tristi per la fine del campo, i sorrisi non sono mancati.
Sensazioni dei partecipanti
“Quello che mi era mancato di più è stato provare fatica prima di arrivare in vetta e ovviamente potersi vedere dal vivo.” Francesca
“Mi è mancato sentire una reale connessione con le persone e stare all’aria aperta, sembra una banalità ma sono rinata.” Beatrice
“Dopo tanto, ho potuto interagire con le persone, stare all’aperto, e soprattutto passare del tempo con degli amici.” Maddalena
“Finalmente potevamo dire ‘Dai ce la stiamo facendo!’, finalmente tutti gli sforzi fatti in questi mesi sono serviti a qualcosa. Potevamo pensare di esserci lasciati alle spalle il Coronavirus, di essere finalmente tornati alla normalità.” Andrea
“Mi è mancato poter suonare e cantare a squarciagola attorno al fuoco, poter dormire finalmente sotto le stelle la notte di San Lorenzo.” Asdghig
Asdghig e Valentina - Clan/Fuoco Delle Valli, Varese 1
Le Comunità Capi della Zona Varese Agesci si sono ritrovate durante il weekend del 17 – 18 ottobre: ecco cos’è successo!
Cosa significa ricominciare? “Ricominciare è un atto di continuità” “L’arte delle preziose cicatrici” “Umanità”
Come ogni anno, le attività scout riprendono con l’Assemblea di Zona, un momento in cui tutte le Comunità Capi si riuniscono per riflettere, confrontarsi, formarsi e rilanciarsi per l’anno che inizia.
“Come ogni anno” anche se non è stato e non sarà un anno come tutti gli altri, per via della pandemia che conosciamo bene e che ancora accompagna le nostre vite.
E proprio la ripartenza, e un po’ la convivenza con il Covid-19 è stato argomento di discussione di questi due giorni. L’obiettivo era, in prima battuta, raccontarsi i difficili mesi passati dove praticare scoutismo non è stato semplice. Raccontarsi le soluzioni ideate, provare a trovare nuovi modi di fare attività e confrontarsi su come affrontare il nuovo anno.
Sabato: capire come sia possibileconvivere con il virus
Per fare questo, nella giornata di sabato, ci siamo divisi in piccoli gruppi in luoghi diversi della provincia (da Besnate a Luvinate, da Ganna a Velate). Nel corso della serata abbiamo potuto ascoltare le testimonianze di varie figure professionali che ci hanno raccontato le loro esperienze nei mesi passati: un professore, un educatore di un centro diurno, un educatore in un CRM (Centro Riabilitativo per la Mente), la responsabile di un centro di ospitalità per senzatetto e un educatore in un centro per disabili.
Sono stati racconti molto interessanti e, soprattutto, utili e stimolanti. Utili per constatare come altre realtà hanno trovato soluzioni e metodi per continuare il loro compito e la loro attività nonostante le evidenti difficoltà. Stimolanti perché anche le Comunità Capi, avendo un compito educativo, possano trovare motivazione e ispirazione per riprendere l’attività scout.
Domenica: confronto e proposte su un nuovo modo di fare scautismo
Domenica invece ci siamo chiesti, come educatori, cosa significa ripartire? Quali sono i nostri obbiettivi per il futuro? Quali sono state le difficoltà nel periodo di lockdown?
Senza dubbio, lo scautismo è un percorso formativo che trova le sue radici nella natura e nell’aria aperta. Forse la grossa difficoltà è stata proprio questa, l’impossibilità di sporcarsi le mani e un leggero menefreghismo che ci ha portati a chiuderci in una bolla. Le attività su zoom, per quanto abbiano aiutato a mantenere una certa costanza con i ragazzi, spesso si sono rivelate dispersive, specialmente con i più piccolini.
Noi, delle comunità capi, come è emerso di comune accordo, siamo carichi e ricchi di voglia di fare. La chiave di quest’anno è reinventarsi. Per molti mesi ci siamo sforzati come educatori a cercare di fare le stesse cose di prima, senza interrogarci sul senso delle singole attività ottenendo a volte scarsi risultati. In alcune settimane ci siamo persino arresi all’idea che non ci fosse più nulla da fare.
Il nostro proposito per l’anno nuovo, dunque, è reagire, dare il massimo per i nostri ragazzi, nei limiti delle disposizioni, cercando di non fare tutto e male ma proporre un metodo educativo nuovo, adatto ai tempi odierni, con un senso. “Poco ma di qualità” perché anche una sola ora passata insieme sia autentica e vissuta al meglio. Come abbiamo constatato in queste poche uscite post-lockdown, infatti, i ragazzi vogliono e hanno bisogno di ricominciare.
Le comunità capi della Zona Varese Agesci durante la messa dell’Assemblea di Zona.
L’idea, nata durante il lockdown, di conoscersi grazie al digitale ha preso vita tra tutti i Clan della zona Varese Agesci
La pandemia e il lockdown hanno reso complicato lo svolgimento delle attività scout ma questo non ha fermato nè indebolito le nostre idee. I giovani che partecipano attivamente alla stesura degli articoli della Zona Varese Agesci hanno pensato di sfruttare il potenziale del digitale per conoscere in modo alternativo i Clan dell’intera zona. Un modo semplice e all’insegna del divertimento per affrontare il nuovo modo di fare scautismo.
Poche domande su cui riflettere e tante curiosità riguardanti le comunità: è così che la proposta di presentare i propri clan ha preso vita. La necessità di essere utili con i mezzi tecnologici a disposizione ha attivato lo spirito di iniziativa di molti ragazzi e ragazze spingendoli a sfruttare le proprie competenze digitali anche in favore delle attività scout.
Tradizionalmente durante ogni anno scout i Clan avevano a disposizione un intero weekend per incontrarsi e conoscersi, scambiarsi conoscenze, giochi, bans e raccontarsi tradizioni particolari. Durante la attività di zona si discute, si lavora insieme e si costruiscono legami di amicizia che durano nel tempo. In questo particolare anno si è cercata un’alternativa in grado di coinvolgere tutti in modo sicuro ed innovativo.
Sono stati proprio i membri dei Clan i protagonisti dell’intero progetto, dall’idea alla realizzazione. Grazie alla ripresa delle attività durante il periodo estivo, ogni comunità di Clan ha registrato un video per rispondere alle domande e presentarsi agli altri in modo originale e divertente.
La gioia di rivedersi e di condividere le proprie caratteristiche sono i punti chiave di questo lavoro nato durante la pandemia. Un nuovo modo di utilizzare il digitale per presentarsi in attesa di potersi incontrare dal vivo.
Con immenso piacere vi presentiamo i Clan della Zona Varese Agesci:
I Clan della Zona Varese si presentano🥳L'idea, nata durante il lockdown, di conoscersi grazie al digitale ha preso vita e ha permesso a tutti i Clan della zona Varese Agesci di presentarsi agli altri in modo semplice e divertente.🥳www.zonavarese.it
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