Intervista ad Olha, scout ucraina

Gli scout del “ClanMello” raccontano l’intervista ad Olha, Commissaria internazionale degli scout ucraini

Lo scoppio di una guerra a pochi passi da casa nostra ha destato diversi sentimenti: stupore, per il fatto di una nuova guerra in Europa,  e paura, perché è un conflitto che vediamo tutti i giorni alla Tv e sui social. Questa guerra non coinvolge solo soldati, ma soprattutto i civili che subiscono le conseguenze delle decisioni di chi sta al potere. E sui social tutto è ancora più amplificato: vediamo video e foto di comuni cittadini ucraini e, anche se distanti, sembra che noi stessi stiamo vivendo questa situazione. Cercando di capire cosa stesse vivendo una persona della nostra stessa età in Ucraina, noi ragazzi dei clan del Somma Lombardo 1 e del Lago di Varese 7 abbiamo cercato di entrare in contatto con qualcuno che stesse, purtroppo, vivendo l’orrore della guerra. In questo caso, i social sanno dare una mano: tramite la pagina Instagram dell’Organizzazione Mondiale degli Scout, abbiamo trovato l’indirizzo email degli scout d’Ucraina, che ci hanno indirizzato ad Olha Dybkaliuk, ragazza di vent’anni e Commissaria internazionale per gli scout ucraini, che abbiamo potuto intervistare il 4 marzo 2022.

L’intervista

La prima domanda è – e può sembrare semplice e senza senso, ma in questi tempi difficili non è così semplice e banale – : come stai?

E’ in realtà una bella domanda perché anche i miei amici all’estero mi chiedono tutte le volte “come stai” e non posso veramente dire che sto bene. Non sto alla grande, sto bene. Non sto ancora bene, non mi sento ancora sicura perché non sai mai cosa può accadere tra 5 secondi, 5 minuti, 5 ore o altro, ma almeno, in questo momento, sono in un piccolo paesino vicino a Kyiv, dove non ci sono i missili, le bombe, le esplosioni. Posso dichiarare, in effetti, che mi sento molto meglio rispetto a milioni di cittadini ucraini in questo momento.

Ora ti chiederò altre cose per essere più specifici: dove vivi o meglio, dove abitavi o dove abiti  e dove sei in questo momento?

Io, all’inizio, ero a Kyiv, vengo dalla capitale dell’Ucraina. Questa è la città più bella che abbia mai visto e questa è la mia Casa. Nonostante ciò, sono stata costretta ad abbandonarla a causa del grande pericolo che mi sarebbe aspettato lì. Ora sono in questo villaggio vicino a Kyiv, vicino a Boryspil’, che è il nostro aeroporto internazionale, forse dovreste conoscerlo, perché è molto famoso.  Qui, in questo momento, è calmo perché, come ho detto prima, non ci sono le truppe terrestri russe, non ci sono missili, non c’è l’aviazione russa, quindi posso supporre che questo sia un posto sicuro per questa settimana, lo è stato per la settimana passata e forse anche per la prossima, ma non posso dirlo perché nessuno sa cosa accadrà.

Quali sono i sentimenti che provate tu, la tua famiglia e i tuoi amici in questo momento?

È terribile, è una sensazione che non augurerei mai a nessuno di provare. Perché siamo stati abituati a vedere la guerra come qualcosa di lontano da noi, che pensavamo non sarebbe mai accaduto nel XXI secolo. Mai avrei pensato che la guerra sarebbe arrivata nel mio Paese. Ora come ora, realizzo che cosa sia la guerra, la vedo con i miei occhi. So cos’è, ma una settimana fa mai l’avrei immaginato.  Per me la parte più difficile di quello che stava accadendo è stata svegliarmi la mattina presto del 24 febbraio, lì abbiamo realizzato che ci sono state delle esplosioni a Kyiv. Ricordo il giorno prima, il 23 febbraio: ero molta agitata e in ansia ed ero come se qualcosa stesse accadendo. Putin ha firmato i documenti che dichiarava loro (Donetsk e Luhansk) appartenenti alla Federazione Russa, questo significava che lui e le truppe russe avevano il permesso di entrare in territorio ucraino. Pensavo fossero ancora delle provocazioni, ma avevo molta ansia.  Poi mi sono svegliata presto la mattina e ho detto “mamma, ma cosa sta succedendo?”. Poi lei mi disse “Putin ha fatto iniziare una guerra”.  Mi si è spezzato il cuore perché mai avrei pensato che questo fosse possibile. Voglio piangere, ma non ho nemmeno le lacrime per farlo.  È davvero dura da immaginare, da realizzare e capire. Comunque, durante il primo giorno, eravamo molto spaventati, ho guardato le notizie, ho letto dell’invasione su vasta scala da diverse direzioni, non solo dal confine russo, ma anche da quello bielorusso, cosa che mi ha stupito ancora di più avendo lì molti amici.

Abbiamo visto foto e video di ucraini che sono stati obbligati a prendere le armi: tu eri pronta a combattere contro il nemico, contro l’armata russa per difendere l’Ucraina?

Come individuo, come persona, come ucraina, come cittadina di Kyiv, sì, assolutamente. Dico che, se necessario, lo farò: prenderò la pistola, andrò dalle Forze Armate dell’Ucraina o dalla Difesa Territoriale. Dall’inizio di tutto questo… è difficile parlare di questo perché ho detto a mia madre “mamma, se c’è il bisogno, combatterò per il mio paese, combatterò per i miei fratelli e per le mie sorelle”. Ho una sorella più piccola di 14 anni, ho visitato 31 paesi, ho un’istruzione completa, ma lei non ha avuto ancora queste opportunità. E vorrei che esplorasse il mondo, la voglio vedere vivere una vita normale; e se c’è il bisogno di dare la mia vita per la sua lo farò. Questo è un mio dovere come cittadina d’Ucraina, come figlia di questo Paese. Lei ha detto “no, sei la commissaria internazionale, devi combattere nel campo dell’informazione, devi diffondere le informazione su quello che sta accadendo in Ucraina in tutto il mondo.” Quando siamo andati via da Kyiv, i primi giorni sono stati orribili: mi sentivo una disertrice, ho lasciato Kyiv senza contribuire agli sforzi dell’Esercito. Poi ho realizzato che sono molto più utile dando informazioni sull’Ucraina e diffondendo notizie, ad esempio con questa intervista, rendendo consapevoli le persone.  

Qual è la tua opinione riguardo la Russia e i
russi? E poi: hai amici russi e qual è la loro opinioni riguardo la guerra?

Ho uno zio e tre cugini che vivono a Mosca, e sono persone adorabili. Dal momento che hanno un forte legame con me, gli ho sempre detto cosa stava accadendo in Ucraina. Loro non guardano la propaganda, sanno cosa accade nel mondo. Sono brave persone, ma quando parlo con altri russi che sono in
Russia, che sono miei conoscenti, loro hanno una propria idea di quello che sta
succedendo. Sono offesi, dicono che non è colpa loro, che non hanno scelto il presidente, che non hanno mai voluto questo governo e le persone al loro interno. Non volevano che iniziasse questa guerra. Loro, però, non credono che le truppe russe stiano attaccando l’Ucraina in questo momento; dicono “sono ucraini, che si comportino come ucraini!”: ero rimasta senza parole. Allora ho iniziato a raccontare la verità.

Che cosa, come scout, stai facendo in questo momento?

Come scout, e sono la Commissaria internazionale, faccio molte chiamate cercando di rendere consapevoli anche senza esagerare. Siamo in contatto con molte persone e ho una sorta di canale di comunicazione con gli Stati vicini per aiutare le famiglie degli scout ucraini che hanno deciso di andare all’estero.
Grazie alle donazioni delle varie campagne mondiali scout, vengono agevolati gli aiuti umanitari provenienti da paesi differenti. Questo è quello che accade dalla mia parte. Ci sono i capi scout adulti che stanno facendo un grande lavoro adesso; sono persone che hanno accesso ad internet, fanno incontri su Zoom per intrattenere i bambini affinché non siano preoccupati e spaventati. Molti capi scout stanno aiutando le nostre organizzazioni di volontariato come la Croce rossa o in comunità locali per cucinare per la Difesa territoriale. E, sicuramente, moltissimi scout si sono riuniti per gli aiuti umanitari, aiutano in questa fase e si rendono volontari in organizzazioni o semplicemente verso le persone bisognose, verso i senza tetto.
Questo è quello che stiamo facendo ora.
La comunità internazionale ci chiede “perché non lo fate vedere sui social? Vogliamo vedere”. Sì, è vero, con lo scopo di mantenere alto lo spirito delle persone, dobbiamo farlo. Ma sai, quando le bombe stanno sopra la tua testa, non pensi a scattare foto. Mi è stato chiesto di scattare qualche foto per una campagna di informazione; quello che possiamo fare lo facciamo, facciamo del nostro meglio, ma, sfortunatamente, non ci sono molti momenti.

Forse il nostro tempo è scaduto. Sono veramente grato per quello che hai detto, per ciò che ci hai raccontato. E ancora, non riusciamo ad immaginare quello che voi state realmente vivendo…

Lasciami dire, a questo punto, che sono estremamente contenta che non potete immaginare quello che sta accadendo e prego per tutto il mondo, prego per il meglio, prego affinché arrivi la pace nella nostra terra, affinché voi non proviate mai questo. E ti dico che prima dell’arrivo della guerra, non avevo mai apprezzato questa pace. Quindi, come amichevole promemoria, sono contenta che non ve lo aspettavate e vi auguro, vi auguro veramente, dal profondo del mio cuore, di non provare mai questo. Mai, mai e poi mai nella vostra vita.

POSSIAMO CONDIVIDERE QUESTa intervista?

Questa è una cosa che voi potete fare, e che posso fare anche io. Grazie per questo apprezzamento, grazie per questa offerta. Quindi per favore, fate pressione; questo è quello che potete fare ed è una cosa che aiuta davvero. Anche se sapete di non avere molti follower, o che il video verrà visualizzato due, tre volte, solo tre persone che vedranno l’intervista, loro capiranno cosa sta succedendo. Quindi sono davvero grata, estremamente grata per tutto quello che state facendo. E vorrei dirvi che forse, qualche volta, potrei essere sembrata una persona cinica, molto severa e insensibile, ma sono una persona che sta affrontando dei problemi enormi, che è stata agitata per tutto questo tempo, che ha visto tutto questo con i propri occhi. Voglio solo che voi capiate, nonostante tutto quello che sta accadendo in Ucraina, che noi siamo ancora creatori di pace, siamo ancora messaggeri di pace, siamo ancora persone. A
volte facciamo cose che la società non si aspetta che noi facciamo, ma questa è l’unica strada. Grazie a voi, a tutta la comunità scout, all’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout per tutti i vostri sforzi. In questo momento, ogni scout ucraino sa ora più che mai di fare parte di una grande famiglia scout. Grazie per questo incontro, per l’intervista, perché questo è davvero utile, come persona, per distrarmi da tutto quello che sta accadendo.

Le nostre sensazioni

Le emozioni della comunità di clan dopo la visione dell’intervista sono state molto forti. Accese le luci, dopo aver ascoltato e visto parlare Olha, i volti delle persone presenti erano sconvolti: molti di noi in lacrime. È stato facile per noi empatizzare con una ragazza della nostra età che condivide i nostri valori e che si trova sotto una pioggia di proiettili, missili e bombe. La disperazione nei suoi occhi la abbiamo assorbita a pieno, siamo stati travolti da una testimonianza vera e che abbiamo sentito estremamente vicina a noi, colpendoci nel cuore.
È stata un’esperienza importantissima, perché ci ha fatto prendere piena consapevolezza della situazione che ha stravolto la sua vita, come quella di molte altre persone. Entrando nel vivo della questione in prima persona e capendo quanto effettivamente la disperazione di una ragazza che condivide valori che ci accomunano, come quelli cristiani e di fratellanza universale, per noi è stato difficile comprendere come è potuta arrivare a dire: “se necessario, lo farò: prenderò la pistola”. Siamo attaccati a una quotidianità che ci stanca, annoia; vogliamo sempre altro e non ci basta mai la situazione in cui viviamo, non ci accontentiamo, mai, ci lamentiamo sempre, non siamo mai grati. Questa è stata una testimonianza per capire che non è scontato nemmeno avere il cielo della propria città libero da missili, avere la possibilità di annoiarsi, di stare sdraiati in un prato senza il rischio di essere colpiti da proiettili. Il nostro terrore è l’aumento delle bollette e della benzina, capaci di non guardare oltre il
confine del nostro cancello.

L’intervista completa si può leggere qui. Puoi visualizzare il video dell’intervista qui.

Ronny e Dada - Somma L.do 1 e Lago di Varese 7

Con Caritas il servizio dei Clan non si ferma!

I clan di Somma Lombardo, Lago di Varese 7 e Tradate, raccontano dei loro servizi con Caritas, esperienze tra il mistico e lo spettacolare

Esperienza del Clan di Somma lombardo

La situazione di emergenza sanitaria, che si sta trasformando sempre di più nella normalità, ci ha impedito di vivere tante, troppe, opportunità. In primo luogo sicuramente la possibilità di vivere a pieno le nostre esperienze e attività scout: non dobbiamo però correre il rischio di chiuderci in noi stessi e agire in maniera egoistica nei confronti di chi è in difficoltà. Grazie a Caritas abbiamo l’opportunità di metterci a disposizione e fare servizio, soprattutto verso chi sta subendo maggiormente le conseguenze sociali causate dal virus.

Il servizio

Quindi è proprio ora che vogliamo dare una testimonianza vera e nel concreto. Noi ragazzi del clan di Somma Lombardo, abbiamo cominciato a collaborare con Caritas. Inizialmente sono stati proprio loro a contattarci per chiedere la nostra disponibilità per la consegna dei pacchi nelle case, dato che molte famiglie – a causa del coronavirus – erano impossibilitate a muoversi.
Dopo questa prima esperienza alcuni di noi hanno deciso di cominciare un servizio personale e continuativo con loro. Siamo comunque rimasti in contatto mettendoci a disposizione per qualsiasi cosa e infatti ci hanno chiesto un aiuto per buttare via alcuni elettrodomestici.

Riflessioni


Per noi questo servizio è stato importante per vari motivi: sicuramente è stato un modo per fare attività, anche se non in maniera solita, e per far vedere al nostro territorio che ci siamo e che siamo pronti a metterci in gioco anche in questa situazione di difficoltà.
Sappiamo di non aver fatto molto, ma sono state delle piccole esperienze che ci hanno sicuramente fatto riflettere: spesso quando pensiamo a chi ha bisogno ci vengono in mente situazioni irraggiungibili. Quando invece chi è in difficolta spesso si trova proprio vicino a noi, nelle nostre città, in quelle case che vediamo tutti i giorni camminando. Ci siamo accorti di quanto impegno e sacrificio c’è dietro a un servizio come quello offerto della Caritas di Somma Lombardo, conoscendo persone che veramente ci mettono il cuore per fare del bene.

Samuele-Clan 'NDUMA CLAN DUMA, Somma Lombardo 1 e Lago di Varese7
Esperienza del Clan Tradate 1

Nel novembre dell’anno scorso noi ragazzi del clan Fuoco Hanta-Yo, del gruppo scout di Tradate 1, abbiamo deciso di iniziare una collaborazione con la Caritas San Vincenzo di Tradate e di mettere a disposizione, per quanto possibile in questo momento, il nostro tempo per fare servizio.
Una volta ogni due settimane, circa, ci ritroviamo con i volontari di Caritas; i volontari preparano i sacchetti con la spesa per ogni famiglia e noi ragazzi del clan ci occupiamo della consegna porta a porta.

La scelta

La scelta di collaborare con la Caritas è nata dal fatto che, a causa della pandemia, non abbiamo trovato molte possibilità di servizi.
Anche se è un piccolo gesto, ci permette di aiutare chi per motivi di salute non può uscire di casa.

Costanza e Fabio -Clan Hanta-Yo, Tradate 1

Clan in servizio alla Mensa della Brunella di Varese

Due racconti, della stessa esperienza di servizio, fatta da due Clan della zona di Varese

Brunella, Varese
Esperienza Clan Varese 3 e Varese 8

A causa dell’emergenza sanitaria il clan non ha potuto svolgere attività di servizio extra associative per molto tempo. Così, all’inizio di quest’anno, ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per non continuare a rimanere inattivi sul nostro territorio. Siamo riusciti a metterci in contatto con uno dei volontari del progetto della mensa della Brunella, una realtà che conoscevamo già, ma di cui non avevamo mai preso parte.

La mensa

Ogni giorno la mensa distribuisce più di 300 “cestini”, alcuni dei quali vengono consumati nello spazio dedicato vicino al punto di distribuzione. Originariamente i pasti venivano distribuiti all’interno di un locale dell’oratorio dove venivano consumati, a causa della situazione pandemica non è più stato possibile unificare i servizi. Dopo l’inizio delle restrizioni si è pensato di trovare un altro modo affinché le persone potessero mangiare in un ambiente chiuso al riparo dal clima invernale. La parrocchia della Brunella, con l’autorizzazione del comune, ha reso disponibile uno spazio riscaldato, dove sono stati disposti dei tavoli, posizionati in modo tale da rispettare il distanziamento e tutti i posti a tavola sono stati dotati di schermi in plexiglas. Lo spazio viene aperto ogni giorno dai volontari anche in zona rossa e rimane un punto di riferimento per tutte le persone che sono in difficoltà.

L’impegno del Clan

Dopo lunghi mesi in cui fare servizio era diventato quasi impossibile, l’opportunità di ritornare a rendersi utili sul territorio è stata una boccata d’aria fresca per il clan. Ci rechiamo ogni domenica a coppie per aiutare i volontari a gestire l’ingresso delle persone all’interno del salone, per misurare la temperatura degli ospiti e per sanificare gli ambienti alla chiusura. Ci occupiamo inoltre della distribuzione di mascherine, libri e generi alimentari supplementari. A volte qualche chiacchiera con qualcuno, magari su un libro appena letto preso la settimana prima dalla mensa o sulla partita della domenica, diventa un momento fondamentale del nostro servizio, nel quale troviamo il vero significato di quello che stiamo facendo.

Uno spunto per il nostro capitolo

Per noi è un’opportunità per continuare il percorso iniziato durante la route invernale dell’anno scorso in cui abbiamo fatto servizio in un rifugio per senza fissa dimora a Como. Inoltre, vedere come lavora la mensa ci sta aiutando nel capitolo di quest’anno che abbiamo incentrato sul cibo, in particolare mostrandoci come vengono ridistribuiti i prodotti in scadenza provenienti sia dai grandi che dai piccoli supermercati per evitare sprechi. Pensiamo sia un piccolo gesto, ma con un valore immenso per le persone che ogni giorno possono trovare un luogo accogliente dove potersi sentire accettati.

Christian e Filippo - Clan Alba Errante, Varese3/8
Esperienza Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1

Lo scopo di Casa della Carità non è solo quello di offrire un pasto a coloro che non possono permetterselo ma nonostante l’odierna pandemia il servizio non si ferma, permettendo agli ospiti di consumare il pranzo dignitosamente seduti ad un tavolo al caldo e godendo della compagnia di chi condivide la loro stessa situazione.

La routine della mensa

I primi frequentatori si presentano alle dieci e trenta del mattino, alcuni volti sono noti e hanno un posto fisso a cui sedersi e spesso sono raggiunti da amici con cui sono soliti consumare il pasto, vi è invece chi visita la mensa solo saltuariamente e questi rimangono impressi forse più di chi frequenta la mensa abitualmente. È curioso osservare da estranei certe dinamiche che avvengono, dagli screzi tra avventori ai gesti di aiuto fraterno. Gli operatori sono come esterni ad una sotto società che spesso si fatica a comprendere.

Ogni tanto vi sono ospiti che decidono di volersi raccontare e imbastiscono monologhi in cui si arriva a conoscere molto della persona che si sta ascoltando; è in generale un’esperienza che definirei quanto meno particolare e di cui ancora fatico a comprendere le cause. Lasciata la mensa gli ospiti più bisognosi hanno la possibilità di incontrarsi anche al centro diurno “Il Viandante”, dove potranno ricevere ulteriore assistenza.

Scelta di servizio e compiti

Quando è giunta la proposta di fare servizio alla mensa, il Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 ha deciso che non fosse un’esperienza da affrontare nella sua totalità, ma che potesse essere un’opportunità di servizio personale per qualcuno, in modo da vivere in maniera più concreta questa esperienza. Abbiamo accettato l’invito in due e abbiamo cominciato il servizio a novembre mettendo a disposizione i nostri sabati mattina.

Il servizio è molto semplice, si tratta di accogliere gli avventori, assicurandosi che non abbiano febbre e chiedendo loro di igienizzarsi le mani, poi li si accompagna ad un tavolo dove possono sedersi, togliersi la mascherina e mangiare, separati dagli altri da un plexiglass che però permette di scherzare e ridere assieme. Quando un ospite esce dalla mensa il volontario deve pulire ed igienizzare la postazione per permettere qualcun altro di prendere il suo posto.  

Andrea -Clan'NDUMA CLAN DUMA, Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1

Alpe Devero: route del clan “N’duma clan Duma”

Come la comunità di clan dei gruppi Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 ha scelto di vivere comunque la route 2020

Incredibilmente e nonostante le mille difficoltà dovute alle restrizioni date dalle normative COVID, noi del clan Somma Lombardo 1 e Lago di Varese 7 siamo riusciti a organizzare e vivere la nostra route estiva. Per cercare di avere meno contatti possibili con persone esterne alla nostra comunità, abbiamo preferito fin da subito valutare l’idea di una route di cammino. Un altro problema che si è presentato è quello di studiare un percorso che permettesse per ogni pernotto la possibilità di montare circa una ventina di tende, dato che per le restrizioni non era possibile condividere la propria tenda con nessuno.

Per tutte queste questioni la scelta finale è ricaduta sull’Alpe Devero, al camping “Rio Buscagna”, in modo da poter avere abbastanza spazio per sistemare tutte le tende a distanza e riuscire comunque a vivere la strada.

Come ci siamo organizzati

Come per ogni route abbiamo optato per l’organizzazione tramite pattuglie, ovvero i membri della comunità si dividono in gruppi per studiare la logistica della settimana, ci siamo divisi in: trasporti, catechesi, attività e sentieri.

L’idea era infatti quella che ogni giorno avremmo camminato per poi tornare al camping per la sera. Ci sembrava un buon compromesso tra il vivere la strada e rispettare le restrizioni giustamente imposte causa emergenza sanitaria. Condizioni atmosferiche permettendo siamo riusciti quasi tutti i giorni a sfruttare i percorsi proposti dalla pattuglia intorno all’Alpe Devero, senza dimenticare i momenti di fede e le riflessioni personali sui nostri punti della strada.

Cosa ci spaventava

La cosa che forse più ci spaventava era quella di non riuscire a vivere a pieno questa esperienza essendo limitati sotto molti aspetti, come le distanze di sicurezza e le mascherine. Dal punto di vista pratico oltre alla questione delle tende non si poteva nemmeno cucinare in coppia, evitare di prestarsi materiale, non era possibile stare troppo vicini e ovviamente mantenere il più possibile il distanziamento sociale. Nonostante tutto questo, abbiamo voluto provare perché la voglia di vederci era davvero tanta, e alla fine possiamo dire che ne è valsa la pena. Siamo comunque riusciti a vivere un esperienza scout formativa per la nostra comunità.

Quello che è successo in route

Durante questa route abbiamo anche salutato due membri della comunità di clan che hanno reputato che l’Alpe Devero fosse il luogo adatto per prendere la propria partenza. Abbiamo avuto l’occasione di poter continuare, e quasi concludere, la scrittura della nostra carta di clan, e poterci chiarire le idee sulle intenzioni che avevamo riguardo al capitolo.

La route nel complesso è stata sicuramente diversa dalle solite, più che altro per quello che si poteva, o meglio che non si poteva fare. E’ stata e un’esperienza interessante per il clan sotto molti aspetti, in primis perchè era da molto tempo che non vivevamo momenti di comunità “in presenza”.

Conclusioni

Alla fine è stato bello, come tutte le volte, forse questa volta ancora di più a causa del lungo periodo di lontananza che abbiamo affrontato. Durante il lockdown abbiamo accumulato molta voglia di vederci, di abbracciarci e tornare a stare insieme, e non dico che sia stato possibile tutto questo in route, però è come se avessimo cancellato i mesi di quarantena e fossimo tornati alla normalità. Non abbiamo potuto abbracciarci, è vero, ma il non vedersi da dietro a uno schermo è stato come vedersi per la prima volta.

Samuele - Somma Lombardo 1 e Lago di Varese 7

Lo scautismo nella comunità Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 in tempi di emergenza sanitaria

Come la comunità clan dei gruppi Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 stanno affrontando l’emergenza sanitaria

In questa terribile situazione ci ritroviamo coinvolti tutti, senza distinzione, quasi come una “livella”, parafrasando il grande Totò. Non ne siamo esenti nemmeno noi scout, ma possiamo affermare che lo scoutismo non si è fermato, ma si è declinato in modalità differenti compatibili con la nuova situazione. La nostra comunità non si arrende, va avanti cercando quanto più possibile di “ridere e cantare nelle difficoltà”, mantenendo una certa positività e sempre con un occhio al prossimo, come si addice al nostro stile e alla nostra Promessa.

Dopo una decina di giorni di assestamento dovuti dall’uscita dei primi decreti e le prime misure restrittive, a partire da metà marzo abbiamo ripreso le nostre attività di comunità: le riunioni a cadenza settimanale, la domenica a partire dalle 17.00, in via telematica dove abbiamo la possibilità di trovarci tutti insieme e parlare di tutto, raccontarci sensazioni e le nostre giornate, aggiornarci sui nostri progetti futuri, insomma portare avanti la vita di comunità.

Ci è sicuramente d’aiuto il fatto che non stavamo lavorando su un capitolo, ma ci stavamo occupando di rinnovare la Carta di Clan; lavoro che sta proseguendo, seppur un po’ rallentato.

Una novità introdotta in questo periodo di quarantena è la figura del “Tele-Antennista”: esisteva già l’antennista, cioè una persona che in corrispondenza di uscite e riunioni portava alla comunità un tema d’attualità su cui discutere e riflettere. Il Tele-antennista fa lo stesso, ma ciò avviene ogni giorno da parte di persone sempre diverse. Così la comunità si vive quotidianamente e ci si sente sempre a contatto gli uni con gli altri.

Il Servizio

Riusciamo per la maggior parte a proseguire anche le nostre attività di servizio personale: i nostri servizi all’interno degli oratori, i vari aiuto-compiti ecc., si prestano abbastanza bene anche in via telematica. Abbiamo sfruttato anche le occasioni che si sono create in questa situazione particolare, come la consegna di spese a domicilio o l’aiuto ai bambini per lo studio.

Anche il servizio associativo prosegue e le attività delle altre branche. Per quanto riguarda il branco inviando video dei racconti giungla, facendo fare lavoretti, mandando video di bans e balletti, per distrarre quanto possibile i lupetti e farli sorridere; anche in reparto le attività proseguono seppur in maniera limitata vista la “vocazione pratica” della branca.

La Fede

In questa situazione la Fede è messa alla prova, con tante domande che sorgono e momenti in cui lo sconforto sembra prevalere. Nel nostro piccolo cerchiamo di alimentarla e non lasciarci abbattere, seguendo in streaming le messe dei nostri paesi o facendo messe animate da noi come nella Domenica delle Palme grazie al nostro AE (Assistente Ecclesiastico) don Cesare. Abbiamo cercato di vivere anche il triduo pasquale il più vicini possibile.

Non lasciamoci ingannare da queste parole, dove potrebbe sembrare che in fondo non è così male questo periodo di reclusione forzata e che vada tutto bene. Anche noi abbiamo momenti più o meno negativi, domande che non hanno risposta e l’incertezza di non sapere fino a quando si dovrà andare avanti così. Ci manca il contatto fisico con le altre persone, poter fare strada insieme, o tendere la mano fisicamente a chi ha bisogno e non vediamo l’ora che tutto questo finisca.

Giosuè - Lago di Varese 7