Le Koala del Somma alla scoperta dell’Anffas

Una giornata all’insegna dell’uguaglianza e della felicità.

Il 14 Giugno la squadriglia Koala del Somma Lombardo 1 si è recata alla comunità Anffas Ticino di Maddalena per trascorrere insieme la giornata. Siamo state accolte da Fabio, un educatore che con l’aiuto di Luca, Simone e Santo, ci ha presentato il nuovo progetto di Anffas (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale).

Il progetto Anffas

L’idea nasce durante i tempi duri della prima quarantena, quando, obbligati a stare a casa, i ragazzi e gli educatori hanno pensato di ripulire il terreno per adibirlo ad orto. Anche dopo la fine dello stato di emergenza il progetto non si è fermato. L’iniziativa infatti si è ampliata, coinvolgendo altre associazioni, tra cui l’Università Bicocca, con lo scopo di studiare la simbiosi tra le api e le piante. Quindi hanno piantato varie erbe aromatiche per contribuire ad un miglioramento della vita delle api.

La mattina

Conclusa la presentazione del progetto, ci siamo subito messe all’opera per dare il nostro contributo. Divise in gruppi abbiamo svolto le varie mansioni: abbiamo piantato l’insalata, annaffiato le piante e raccolto l’origano. Nel mentre ci siamo fatte coinvolgere dalla passione dei ragazzi per il giardinaggio, che ci hanno poi svelato essere la loro attività preferita.

Stanche per lo sforzo fatto, ci siamo riposate approfittando del momento per conoscerci meglio. Tra le risate è arrivata l’ora di pranzo a cui è seguito un momento di svago. Ci siamo rinfrescati giocando con gli irrigatori per poi unirci tutti insieme in una danza sfrenata. La loro spensieratezza, unita alla nostra, ha reso il momento ancora più speciale.

Dopo la pausa abbiamo ricominciato a lavorare: abbiamo restaurato un tabellone meteorologico, ridipingendolo. Nel frattempo alcune di noi si sono occupate di intervistare i ragazzi che ci hanno raccontato la loro vita quotidiana.

L’intervista ai ragazzi dell’Anffas

Video intervista Anffas

Il pomeriggio

Nel primo pomeriggio abbiamo salutato Santo e Simone che sono tornati a casa e ai quali hanno dato il cambio Giorgio, Nicolò, Alessio e Yassim.

Finiti gli ultimi ritocchi, siamo state accompagnate al laboratorio, dove Yassim ci ha spiegato il loro impegno nelle varie produzioni biologiche destinate alla vendita. La dedizione impiegata nella preparazione si rispecchia nella qualità dei prodotti, molto richiesti dai consumatori. Dopo aver giocato ancora un po’ ed aver scambiato altre chiacchiere la nostra giornata è giunta al termine.

Le nostre riflessioni

Nostante inizialmente fossimo incerte su come relazionarci con la realtà dell’Anffas, i ragazzi ci hanno subito accolto facendoci dimenticare le nostre perplessità e timori iniziali.

Ripensando a quel momento, ci siamo rese conto che, non appena scordate le differenze, è stato facile trovare le somiglianze.

-Koala, Somma Lombardo 1

SAN GIORGIO: Dopo due anni, finalmente si ricomincia!

Il San Giorgio raccontato dalla squadriglia
delle Koala del Somma Lombardo 1

Passati due anni ad attendere con ansia, il 30 aprile 2022 il San Giorgio è finalmente tornato. Insieme ad altri sette reparti, provenienti da tutta la provincia di Varese, ci siamo incontrati a Tradate per celebrare insieme il patrono degli scout. Ci siamo sfidati tra noi, con l’obiettivo di conquistare la fiamma di zona.

I reparti della zona Varese riuniti per il San Giorgio

Sabato

Il raduno è iniziato con un momento di preghiera, al cui termine siamo stati divisi in sottocampi. Ci siamo spostati negli spazi dedicati a ogni gruppo, dove abbiamo montato i rifugi per la notte e iniziato a presentarci. Nonostante inizialmente fossimo preoccupati perché tra di noi non ci conoscevamo, abbiamo subito fatto amicizia.

Successivamente ci è stato presentato il tema di quest’anno: l’orienteering. Attraverso alcuni giochi ci sono state spiegate le conoscenze base per affrontare la prima sfida. Questa consisteva nell’individuare dieci punti su una mappa, grazie a un calcolo delle distanze e degli azimut forniti, nel minor tempo possibile. Ci siamo tutti messi in gioco per completare il più velocemente possibile la prova e guadagnare punti nella classifica generale. Seppur a primo impatto ci era sembrata una semplice sfida, abbiamo riscontrato tutti alcune difficoltà, tanto che alcune squadriglie non sono riuscite a completare la prova in tempo.

Dopodichè abbiamo avuto del tempo libero, che abbiamo sfruttato per confrontarci sulla gara e per consolidare le amicizie nate. La cena è trascorsa tra chiacchere e risate; una volta conclusa ci siamo uniti ad altri sottocampi per un momento di preghiera. La nostra giornata è terminata con il bivacco, tra giochi e canti. È stato un momento molto significativo per noi, perché finalmente, dopo due anni passati separati, abbiamo potuto rincontrarci per fare ciò che amiamo.

Domenica

A seguito di una lunga notte, ci siamo svegliati alle 7:30. Dopo aver fatto colazione abbiamo smontato i rifugi e preparato l’occorrente per la gara del giorno e ci siamo spostati al punto di partenza. L’obiettivo della sfida era quello di raggiungere gli otto punti contrassegnati all’interno del Parco Pineta sulla mappa che ci era stata consegnata. Per conquistare alcuni di essi dovevamo affrontare delle brevi sfide, che ci facevano guadagnare o perdere minuti preziosi in base all’esito finale.

Divisi in squadriglie, ci siamo tutti incamminati per raggiungere il più velocemente possibile il traguardo. Il percorso era lungo e faticoso, nonostante questo, però, quasi tutti sono riusciti a completare l’itinerario. Nonostante la stanchezza dovuta alla gara, tutto ciò a cui pensavamo era l’imminente premiazione. L’attesa era più snervante del solito perché finalmente la fiamma veniva riassegnata dopo tanto tempo.

La classifica ha visto al terzo posto le Aquile del Luino 1, al secondo le Koala del Somma Lombardo 1 e , come vincitori, i Leopardi del Tradate 1. Come a ogni San Giorgio, incontrarsi tutti insieme è stato memorabile. Quest’anno ancora di più, data la lunga attesa di questi due anni. Durante questo periodo la voglia di rincontrarsi si è moltiplicata, rendendo unica questa esperienza.

Intervista ai protagonisti

Come ci si sente a tornare a fare attività tutti insieme?

Dopo tanto tempo passati separati, non vedevo l’ora di questo San Giorgio. È sempre bello stare insieme condividendo bellissimi momenti.                                                                                       -Filippo

Sono molto emozionato, non vedo l’ora che arrivi domani per vincere la fiamma.                                                                       -Andrea

Qual è il rapporto all’interno della squadriglia?

Siamo molto uniti, come pane e marmellata! Ogni tanto c’è qualche discussione, ma insieme riusciamo ad affrontare ogni sfida.                                       -Pantere, Gallarate 1

Andiamo molto d’accordo e non litighiamo quasi mai. Non potremmo chiedere di meglio.                     -Cobra, Lago di Varese 7

Cosa ti aspetti da questo San Giorgio?

Mi aspetto di divertirmi molto e recuperare tutto il tempo perso durante la pandemia. Spero anche di fare nuove conoscenze.                   -Sofia

Mi aspetto di imparare qualcosa di nuovo da tutti, ma soprattutto di vincere la fiamma.                                                                        -Sara

Vorrei sperimentare qualcosa di nuovo e tornare a casa sfinito               -Luca

Come è andata la gara?

Molto bene, ci siamo divertite molto e siamo soddisfatte. Abbiamo aspettative molto alte.           -Koala, Somma Lombardo 1

Abbiamo corso gran parte del tempo, siamo esausti ma molto fiduciosi.                                                                  -Leopardi, Tradate 1

Ci siamo perse più volte, ma tra qualche canto siamo riuscite ad arrivare al punto di arrivo.                       -Volpi, Somma Lombardo 1

I vincitori, Leopardi del Tradate 1

Cosa vi ha portato a vincere secondo voi?

Siamo molto uniti e volevamo tutti vincere. Abbiamo corso tantissimo, infatti ora siamo esausti.

Cosa si prova ad aver vinto?

Siamo molto orgogliosi e soddisfatti. Siamo felici di aver portato in alto il nome del Tradate.

- Squadriglia Koala, Somma L.do 1

I nostri tre giorni in carcere, o quasi

Ingresso casa circondariale "Francesco Di Cataldo" (carcere di San Vittore)
Ingresso casa circondariale “Francesco Di Cataldo” (carcere di San Vittore)
Un nuovo capitolo per il Clan Varese 3-8

Il nostro clan ha scelto come argomento centrale per le attività di quest’anno il sistema carcerario italiano. Non avevamo mai affrontato la tematica delle carceri come clan, ma stimolati dai racconti di chi di noi è venuto a contatto con questa realtà, abbiamo deciso di affrontarlo come comunità. Fin da subito ci siamo accorti di quanto fosse esteso l’argomento e di quanti ambiti toccasse, quindi siamo partiti dalle seguenti tematiche: come funzionano le pene detentive, come le famiglie dei detenuti possono interagire con loro e come l’emergenza sanitaria abbia modificato la situazione all’interno degli istituiti penitenziari. 

L’associazione “Il Girasole”

Cercando le risposte alle nostre domande, siamo venuti a conoscenza dell’associazione “Il Girasole” che collabora con il carcere di San Vittore a Milano. L’associazione è stata fondata nel 2006 da un gruppo di ex scout di Milano che, seguendo le esperienze di servizio vissute negli anni, si sono chiesti cosa avrebbero potuto fare per il carcere al centro del loro quartiere. L’idea principale su cui si basa il lavoro dei volontari è quella di portare supporto a detenuti, alle famiglie di questi e agli ex detenuti.

 Il Girasole si impegna con uno sportello di ascolto a: raccogliere le esigenze delle persone detenute e delle loro famiglie, fornire alloggio ai detenuti in permesso premio, distribuire generi alimentari e di prima necessità alle famiglie che ne hanno bisogno, accompagnare le famiglie nelle procedure necessarie a richiedere i colloqui con i detenuti e fornire indicazioni pratiche su come possono sostenerli. Inoltre, grazie a figure professionali come psicologi e consulenti, l’associazione si occupa della mediazione famigliare tra detenuti e le loro famiglie.

La nostra esperienza

Nelle vacanze di natale siamo stati ospiti per 3 giorni nelle sedi dell’associazione.
Durante la permanenza abbiamo avuto l’occasione di fare servizio aiutando i volontari a svolgere le attività giornaliere: organizzare i magazzini, preparare i pacchi alimentari per le famiglie dei detenuti e sistemare gli appartamenti a disposizione dei detenuti per i permessi premio.

Alcuni di noi si sono dedicati allo smistamento delle donazioni che vengono fatte dai privati. I volontari raccolgono:  diverse tipologie di alimenti base, il necessario per l’igiene personale e il materiale scolastico; ci sembrava di aver sistemato il magazzino per almeno un anno, invece uno dei volontari ci ha spiegato che la maggior parte dei materiali sarebbe stata distribuita nel giro di un mese; è così che ci siamo resi conto del grande numero di persone che si trovano in questa condizione di difficoltà a causa dell’assenza di uno o più membri della famiglia, che spesso rappresentano l’unica fonte di reddito del nucleo famigliare. 

Ci siamo anche occupati della preparazione di un appartamento che sarebbe stato utilizzato a breve da un detenuto in permesso premio. Gli appartamenti sono a pochi passi dal carcere e vengono utilizzati da chi non ha la possibilità di ritornare alla propria residenza, o che non ne ha una; gli appartamenti sono un luogo tranquillo per incontrare le famiglie durante le feste senza dovere perdere tempo prezioso negli spostamenti.

Le testimonianze

Abbiamo ascoltato le testimonianze di: Luisa (presidentessa dell’associazione), Diana (volontaria), Silvia (psicologa) e Carmen (ex detenuta). Ognuna di loro è riuscita a farci entrare un po’ di più nel mondo delle carceri; ci hanno spiegato come funzionano i penitenziari e le differenze tra essi, siamo venuti a conoscenza delle opportunità lavorative ed educative che vengono offerte all’interno degli istituti, l’aspetto psicologico legato alle persone che lo vivono, di come cambino i rapporti con i famigliari e delle difficoltà che questi incontrano. Infine abbiamo compreso le dinamiche che si instaurano tra carcerati, descritte da chi le ha vissute in prima persona.

Nelle nostre riflessioni non avevamo mai pensato all’importanza della mediazione famigliare e a come le conseguenze della detenzione non ricadano soltanto sul detenuto, ma anche sui suoi affetti.  Per alcune famiglie avere un famigliare in carcere è un vezzo, anzi è una questione di onore, al contrario per altre è un trauma che segna per sempre la vita di queste.

È importante quindi rimanere a fianco delle persone che si trovano senza elementi fondamentali del nucleo famigliare, e per questo anche senza un sostegno economico e una figura di riferimento. L’intervento degli psicologi nella mediazione famigliare,  consente di mantenere i rapporti con i propri cari e cercare di elaborare il trauma causato dalla detenzione. Grazie alla testimonianza di Silvia siamo riusciti a comprendere quanto il servizio svolto dall’associazione sia fondamentale per poter garantire ai detenuti la continuità degli affetti, dando loro la possibilità, una volta usciti, di non essere completamente isolati ed emarginati, contribuendo così a non ripetere gli errori che li avevano portati all’arresto tempo prima. 


E dopo i 3 giorni in carcere?

Confrontandoci ci siamo accorti di come ognuno si sia portato “a casa” qualcosa da questa breve esperienza. In particolare, grazie al racconto di Carmen, abbiamo conosciuto la condivisione e la solidarietà che anche i detenuti vivono tra loro, con piccoli gesti che rimangono impressi nei loro ricordi. Ad esempio le calze di Carmen: la compagna di cella sapeva quanto lei, Carmen, amasse le calze; così quando ebbe la possibilità di andare a trovare la sua famiglia in permesso premio, non si dimenticò della compagna e andò, prima di rientrare, a comprare un paio di calze nel negozio preferito dell’amica. Ancora oggi Carmen conserva quelle calze e le considera come uno dei più bei regali mai ricevuti.

La nostra conoscenza, inizialmente fatta di pregiudizi e luoghi comuni, si è scontrata con una realtà fatta di persone reali, storie diverse e uniche, che non permette generalizzazioni con profili standard di carcerati, ma ci spinge alla riflessione e all’approfondimento prima del giudizio.

Cercheremo di portare questo nelle attività del capitolo, per offrire  alla nostra comunità un nuovo sguardo sulle carceri, in modo tale che prevalgano le storie vere sugli stereotipi.

Christian e Carolina - Clan Varese 3/Varese 8

Le Sfide di Oggi, il Sogno di Domani: il nuovo Progetto della Zona Varese

I capi riuniti in Assemblea approvano il nuovo Progetto

Nella serata di Martedì 22 febbraio i Capi della Zona Varese si sono riuniti in Assemblea, per l’approvazione del Progetto 2022-2025, oltreché per l’elezione di nuovi membri a Comitato.

La serata

L’Assemblea è iniziata nella chiesa della Brunella a Varese, dove tutti insieme, in occasione del Thinking Day, si è celebrata la Messa presieduta da don Cesare, Assistente Ecclesiastico di Zona a fine mandato. E’ stato un momento importante e significativo per iniziare la serata con spirito di Comunità e condivisione. Subito dopo è iniziata l’Assemblea vera e propria, con la discussione e l’approvazione del nuovo Progetto di Zona per il triennio 2022-2025. Grande l’affluenza (116 capi su 132) e numerose le mozioni volte a perfezionare la forma del Progetto e a renderne più chiari i contenuti. Ciò testimonia quanto i nostri capi tengano all’educazione dei propri ragazzi, e la volontà di mettersi in discussione che è fondamentale in ambito educativo. Oltre al Progetto, durante l’assemblea è stato nominato il nuovo A.E. di Zona, don Matteo Missora, già Assistente del gruppo Varese 1: sarà per noi una guida e un prezioso aiuto in Zona e in Associazione. Importante anche l’elezione di Sara Feltre a membro del Comitato: la sua esperienza e competenza saranno fondamentali nel ruolo di Formazione Capi, affiancando Guido Vallini, già incaricato in questo ruolo al terzo anno di mandato.

Il Progetto

Il nuovo Progetto di Zona che accompagnerà i capi nei prossimi tre anni vuole essere una risposta concreta ai nuovi bisogni educativi che i capi stessi hanno evidenziato. Particolare attenzione è stata data alle conseguenze che la situazione pandemica ha portato nel vivere lo scoutismo, e alle nuove sfide (sociali, ambientali) che il mondo attuale ci pone davanti. Nel concreto si sviluppa in tre punti, dei quali riportiamo le analisi

LA SFIDA EDUCATIVA:

La pandemia e, soprattutto, il conseguente lockdown, ha messo in crisi la relazione educativa a tutti i livelli (sia capo-ragazzi che tra capi). Nei mesi di lockdown abbiamo, senza rendercene conto, sacrificato la relazione educativa nel tentativo di proseguire “normalmente” le attività. Questo tempo ci ha fatto capire che la relazione è il mezzo principe del nostro metodo, senza la quale fare attività ha poco senso. Rileggendo il nostro ruolo di capi, sentiamo la necessità di riscoprirci educatori  presenti,  consapevoli dell’importanza di creare relazioni personali con ciascun ragazzo, in modo da poter cogliere i segnali che i ragazzi ci rivolgono.  Riconosciamo il metodo come via efficace per comunicare con i ragazzi.

LE SFIDE DEL MONDO DI OGGI

La realtà che viviamo muta velocemente in tutti i suoi aspetti e la pandemia che ci ha travolto ci suggerisce la nostra fragilità. Dobbiamo saper riconoscere ed affrontare le sfide che il mondo ci pone, non tanto per cambiarlo, ma almeno per lasciarlo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Siamo costruttori di futuro realizzando il presente.

LA SFIDA DEL CAPO

“Capi consapevoli, in-formati e competenti per progetti più efficaci”

L’essere capo è frutto di una scelta maturata, progettata, voluta; che fa parte del proprio progetto di vita e di crescita personale, intesa come occasione per risognare ogni volta se stessi. Crediamo che la zona sia uno dei luoghi privilegiati in cui I capi progettano ed imparano a progettarsi e progettare. Affinché questo si realizzi sono necessari: relazione, formazione, confronto e condivisione.

Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente, mettiamo a disposizione il verbale dell’Assemblea (qui) e il testo del Progetto (qui).

Clan in servizio alla Mensa della Brunella di Varese

Due racconti, della stessa esperienza di servizio, fatta da due Clan della zona di Varese

Brunella, Varese
Esperienza Clan Varese 3 e Varese 8

A causa dell’emergenza sanitaria il clan non ha potuto svolgere attività di servizio extra associative per molto tempo. Così, all’inizio di quest’anno, ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per non continuare a rimanere inattivi sul nostro territorio. Siamo riusciti a metterci in contatto con uno dei volontari del progetto della mensa della Brunella, una realtà che conoscevamo già, ma di cui non avevamo mai preso parte.

La mensa

Ogni giorno la mensa distribuisce più di 300 “cestini”, alcuni dei quali vengono consumati nello spazio dedicato vicino al punto di distribuzione. Originariamente i pasti venivano distribuiti all’interno di un locale dell’oratorio dove venivano consumati, a causa della situazione pandemica non è più stato possibile unificare i servizi. Dopo l’inizio delle restrizioni si è pensato di trovare un altro modo affinché le persone potessero mangiare in un ambiente chiuso al riparo dal clima invernale. La parrocchia della Brunella, con l’autorizzazione del comune, ha reso disponibile uno spazio riscaldato, dove sono stati disposti dei tavoli, posizionati in modo tale da rispettare il distanziamento e tutti i posti a tavola sono stati dotati di schermi in plexiglas. Lo spazio viene aperto ogni giorno dai volontari anche in zona rossa e rimane un punto di riferimento per tutte le persone che sono in difficoltà.

L’impegno del Clan

Dopo lunghi mesi in cui fare servizio era diventato quasi impossibile, l’opportunità di ritornare a rendersi utili sul territorio è stata una boccata d’aria fresca per il clan. Ci rechiamo ogni domenica a coppie per aiutare i volontari a gestire l’ingresso delle persone all’interno del salone, per misurare la temperatura degli ospiti e per sanificare gli ambienti alla chiusura. Ci occupiamo inoltre della distribuzione di mascherine, libri e generi alimentari supplementari. A volte qualche chiacchiera con qualcuno, magari su un libro appena letto preso la settimana prima dalla mensa o sulla partita della domenica, diventa un momento fondamentale del nostro servizio, nel quale troviamo il vero significato di quello che stiamo facendo.

Uno spunto per il nostro capitolo

Per noi è un’opportunità per continuare il percorso iniziato durante la route invernale dell’anno scorso in cui abbiamo fatto servizio in un rifugio per senza fissa dimora a Como. Inoltre, vedere come lavora la mensa ci sta aiutando nel capitolo di quest’anno che abbiamo incentrato sul cibo, in particolare mostrandoci come vengono ridistribuiti i prodotti in scadenza provenienti sia dai grandi che dai piccoli supermercati per evitare sprechi. Pensiamo sia un piccolo gesto, ma con un valore immenso per le persone che ogni giorno possono trovare un luogo accogliente dove potersi sentire accettati.

Christian e Filippo - Clan Alba Errante, Varese3/8
Esperienza Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1

Lo scopo di Casa della Carità non è solo quello di offrire un pasto a coloro che non possono permetterselo ma nonostante l’odierna pandemia il servizio non si ferma, permettendo agli ospiti di consumare il pranzo dignitosamente seduti ad un tavolo al caldo e godendo della compagnia di chi condivide la loro stessa situazione.

La routine della mensa

I primi frequentatori si presentano alle dieci e trenta del mattino, alcuni volti sono noti e hanno un posto fisso a cui sedersi e spesso sono raggiunti da amici con cui sono soliti consumare il pasto, vi è invece chi visita la mensa solo saltuariamente e questi rimangono impressi forse più di chi frequenta la mensa abitualmente. È curioso osservare da estranei certe dinamiche che avvengono, dagli screzi tra avventori ai gesti di aiuto fraterno. Gli operatori sono come esterni ad una sotto società che spesso si fatica a comprendere.

Ogni tanto vi sono ospiti che decidono di volersi raccontare e imbastiscono monologhi in cui si arriva a conoscere molto della persona che si sta ascoltando; è in generale un’esperienza che definirei quanto meno particolare e di cui ancora fatico a comprendere le cause. Lasciata la mensa gli ospiti più bisognosi hanno la possibilità di incontrarsi anche al centro diurno “Il Viandante”, dove potranno ricevere ulteriore assistenza.

Scelta di servizio e compiti

Quando è giunta la proposta di fare servizio alla mensa, il Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 ha deciso che non fosse un’esperienza da affrontare nella sua totalità, ma che potesse essere un’opportunità di servizio personale per qualcuno, in modo da vivere in maniera più concreta questa esperienza. Abbiamo accettato l’invito in due e abbiamo cominciato il servizio a novembre mettendo a disposizione i nostri sabati mattina.

Il servizio è molto semplice, si tratta di accogliere gli avventori, assicurandosi che non abbiano febbre e chiedendo loro di igienizzarsi le mani, poi li si accompagna ad un tavolo dove possono sedersi, togliersi la mascherina e mangiare, separati dagli altri da un plexiglass che però permette di scherzare e ridere assieme. Quando un ospite esce dalla mensa il volontario deve pulire ed igienizzare la postazione per permettere qualcun altro di prendere il suo posto.  

Andrea -Clan'NDUMA CLAN DUMA, Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1