Le Koala del Somma alla scoperta dell’Anffas

Una giornata all’insegna dell’uguaglianza e della felicità.

Il 14 Giugno la squadriglia Koala del Somma Lombardo 1 si è recata alla comunità Anffas Ticino di Maddalena per trascorrere insieme la giornata. Siamo state accolte da Fabio, un educatore che con l’aiuto di Luca, Simone e Santo, ci ha presentato il nuovo progetto di Anffas (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale).

Il progetto Anffas

L’idea nasce durante i tempi duri della prima quarantena, quando, obbligati a stare a casa, i ragazzi e gli educatori hanno pensato di ripulire il terreno per adibirlo ad orto. Anche dopo la fine dello stato di emergenza il progetto non si è fermato. L’iniziativa infatti si è ampliata, coinvolgendo altre associazioni, tra cui l’Università Bicocca, con lo scopo di studiare la simbiosi tra le api e le piante. Quindi hanno piantato varie erbe aromatiche per contribuire ad un miglioramento della vita delle api.

La mattina

Conclusa la presentazione del progetto, ci siamo subito messe all’opera per dare il nostro contributo. Divise in gruppi abbiamo svolto le varie mansioni: abbiamo piantato l’insalata, annaffiato le piante e raccolto l’origano. Nel mentre ci siamo fatte coinvolgere dalla passione dei ragazzi per il giardinaggio, che ci hanno poi svelato essere la loro attività preferita.

Stanche per lo sforzo fatto, ci siamo riposate approfittando del momento per conoscerci meglio. Tra le risate è arrivata l’ora di pranzo a cui è seguito un momento di svago. Ci siamo rinfrescati giocando con gli irrigatori per poi unirci tutti insieme in una danza sfrenata. La loro spensieratezza, unita alla nostra, ha reso il momento ancora più speciale.

Dopo la pausa abbiamo ricominciato a lavorare: abbiamo restaurato un tabellone meteorologico, ridipingendolo. Nel frattempo alcune di noi si sono occupate di intervistare i ragazzi che ci hanno raccontato la loro vita quotidiana.

L’intervista ai ragazzi dell’Anffas

Video intervista Anffas

Il pomeriggio

Nel primo pomeriggio abbiamo salutato Santo e Simone che sono tornati a casa e ai quali hanno dato il cambio Giorgio, Nicolò, Alessio e Yassim.

Finiti gli ultimi ritocchi, siamo state accompagnate al laboratorio, dove Yassim ci ha spiegato il loro impegno nelle varie produzioni biologiche destinate alla vendita. La dedizione impiegata nella preparazione si rispecchia nella qualità dei prodotti, molto richiesti dai consumatori. Dopo aver giocato ancora un po’ ed aver scambiato altre chiacchiere la nostra giornata è giunta al termine.

Le nostre riflessioni

Nostante inizialmente fossimo incerte su come relazionarci con la realtà dell’Anffas, i ragazzi ci hanno subito accolto facendoci dimenticare le nostre perplessità e timori iniziali.

Ripensando a quel momento, ci siamo rese conto che, non appena scordate le differenze, è stato facile trovare le somiglianze.

-Koala, Somma Lombardo 1

SAN GIORGIO: Dopo due anni, finalmente si ricomincia!

Il San Giorgio raccontato dalla squadriglia delle Koala del Somma Lombardo 1

Passati due anni ad attendere con ansia, il 30 aprile 2022 il San Giorgio è finalmente tornato. Insieme ad altri sette reparti, provenienti da tutta la provincia di Varese, ci siamo incontrati a Tradate per celebrare insieme il patrono degli scout. Ci siamo sfidati tra noi, con l’obiettivo di conquistare la fiamma di zona.

I reparti della zona Varese riuniti per il San Giorgio

Sabato

Il raduno è iniziato con un momento di preghiera, al cui termine siamo stati divisi in sottocampi. Ci siamo spostati negli spazi dedicati a ogni gruppo, dove abbiamo montato i rifugi per la notte e iniziato a presentarci. Nonostante inizialmente fossimo preoccupati perché tra di noi non ci conoscevamo, abbiamo subito fatto amicizia.

Successivamente ci è stato presentato il tema di quest’anno: l’orienteering. Attraverso alcuni giochi ci sono state spiegate le conoscenze base per affrontare la prima sfida. Questa consisteva nell’individuare dieci punti su una mappa, grazie a un calcolo delle distanze e degli azimut forniti, nel minor tempo possibile. Ci siamo tutti messi in gioco per completare il più velocemente possibile la prova e guadagnare punti nella classifica generale. Seppur a primo impatto ci era sembrata una semplice sfida, abbiamo riscontrato tutti alcune difficoltà, tanto che alcune squadriglie non sono riuscite a completare la prova in tempo.

Dopodichè abbiamo avuto del tempo libero, che abbiamo sfruttato per confrontarci sulla gara e per consolidare le amicizie nate. La cena è trascorsa tra chiacchere e risate; una volta conclusa ci siamo uniti ad altri sottocampi per un momento di preghiera. La nostra giornata è terminata con il bivacco, tra giochi e canti. È stato un momento molto significativo per noi, perché finalmente, dopo due anni passati separati, abbiamo potuto rincontrarci per fare ciò che amiamo.

Domenica

A seguito di una lunga notte, ci siamo svegliati alle 7:30. Dopo aver fatto colazione abbiamo smontato i rifugi e preparato l’occorrente per la gara del giorno e ci siamo spostati al punto di partenza. L’obiettivo della sfida era quello di raggiungere gli otto punti contrassegnati all’interno del Parco Pineta sulla mappa che ci era stata consegnata. Per conquistare alcuni di essi dovevamo affrontare delle brevi sfide, che ci facevano guadagnare o perdere minuti preziosi in base all’esito finale.

Divisi in squadriglie, ci siamo tutti incamminati per raggiungere il più velocemente possibile il traguardo. Il percorso era lungo e faticoso, nonostante questo, però, quasi tutti sono riusciti a completare l’itinerario. Nonostante la stanchezza dovuta alla gara, tutto ciò a cui pensavamo era l’imminente premiazione. L’attesa era più snervante del solito perché finalmente la fiamma veniva riassegnata dopo tanto tempo.

La classifica ha visto al terzo posto le Aquile del Luino 1, al secondo le Koala del Somma Lombardo 1 e , come vincitori, i Leopardi del Tradate 1. Come a ogni San Giorgio, incontrarsi tutti insieme è stato memorabile. Quest’anno ancora di più, data la lunga attesa di questi due anni. Durante questo periodo la voglia di rincontrarsi si è moltiplicata, rendendo unica questa esperienza.

Intervista ai protagonisti

Come ci si sente a tornare a fare attività tutti insieme?

Dopo tanto tempo passati separati, non vedevo l’ora di questo San Giorgio. È sempre bello stare insieme condividendo bellissimi momenti.                                                                                       -Filippo

Sono molto emozionato, non vedo l’ora che arrivi domani per vincere la fiamma.                                                                       -Andrea

Qual è il rapporto all’interno della squadriglia?

Siamo molto uniti, come pane e marmellata! Ogni tanto c’è qualche discussione, ma insieme riusciamo ad affrontare ogni sfida.                                       -Pantere, Gallarate 1

Andiamo molto d’accordo e non litighiamo quasi mai. Non potremmo chiedere di meglio.                     -Cobra, Lago di Varese 7

Cosa ti aspetti da questo San Giorgio?

Mi aspetto di divertirmi molto e recuperare tutto il tempo perso durante la pandemia. Spero anche di fare nuove conoscenze.                   -Sofia

Mi aspetto di imparare qualcosa di nuovo da tutti, ma soprattutto di vincere la fiamma.                                                                        -Sara

Vorrei sperimentare qualcosa di nuovo e tornare a casa sfinito               -Luca

Come è andata la gara?

Molto bene, ci siamo divertite molto e siamo soddisfatte. Abbiamo aspettative molto alte.           -Koala, Somma Lombardo 1

Abbiamo corso gran parte del tempo, siamo esausti ma molto fiduciosi.                                                                  -Leopardi, Tradate 1

Ci siamo perse più volte, ma tra qualche canto siamo riuscite ad arrivare al punto di arrivo.                       -Volpi, Somma Lombardo 1

I vincitori, Leopardi del Tradate 1

Cosa vi ha portato a vincere secondo voi?

Siamo molto uniti e volevamo tutti vincere. Abbiamo corso tantissimo, infatti ora siamo esausti.

Cosa si prova ad aver vinto?

Siamo molto orgogliosi e soddisfatti. Siamo felici di aver portato in alto il nome del Tradate.

- Squadriglia Koala, Somma L.do 1

I nostri tre giorni in carcere, o quasi

Ingresso casa circondariale "Francesco Di Cataldo" (carcere di San Vittore)
Ingresso casa circondariale “Francesco Di Cataldo” (carcere di San Vittore)
Un nuovo capitolo per il Clan Varese 3-8

Il nostro clan ha scelto come argomento centrale per le attività di quest’anno il sistema carcerario italiano. Non avevamo mai affrontato la tematica delle carceri come clan, ma stimolati dai racconti di chi di noi è venuto a contatto con questa realtà, abbiamo deciso di affrontarlo come comunità. Fin da subito ci siamo accorti di quanto fosse esteso l’argomento e di quanti ambiti toccasse, quindi siamo partiti dalle seguenti tematiche: come funzionano le pene detentive, come le famiglie dei detenuti possono interagire con loro e come l’emergenza sanitaria abbia modificato la situazione all’interno degli istituiti penitenziari. 

L’associazione “Il Girasole”

Cercando le risposte alle nostre domande, siamo venuti a conoscenza dell’associazione “Il Girasole” che collabora con il carcere di San Vittore a Milano. L’associazione è stata fondata nel 2006 da un gruppo di ex scout di Milano che, seguendo le esperienze di servizio vissute negli anni, si sono chiesti cosa avrebbero potuto fare per il carcere al centro del loro quartiere. L’idea principale su cui si basa il lavoro dei volontari è quella di portare supporto a detenuti, alle famiglie di questi e agli ex detenuti.

 Il Girasole si impegna con uno sportello di ascolto a: raccogliere le esigenze delle persone detenute e delle loro famiglie, fornire alloggio ai detenuti in permesso premio, distribuire generi alimentari e di prima necessità alle famiglie che ne hanno bisogno, accompagnare le famiglie nelle procedure necessarie a richiedere i colloqui con i detenuti e fornire indicazioni pratiche su come possono sostenerli. Inoltre, grazie a figure professionali come psicologi e consulenti, l’associazione si occupa della mediazione famigliare tra detenuti e le loro famiglie.

La nostra esperienza

Nelle vacanze di natale siamo stati ospiti per 3 giorni nelle sedi dell’associazione.
Durante la permanenza abbiamo avuto l’occasione di fare servizio aiutando i volontari a svolgere le attività giornaliere: organizzare i magazzini, preparare i pacchi alimentari per le famiglie dei detenuti e sistemare gli appartamenti a disposizione dei detenuti per i permessi premio.

Alcuni di noi si sono dedicati allo smistamento delle donazioni che vengono fatte dai privati. I volontari raccolgono:  diverse tipologie di alimenti base, il necessario per l’igiene personale e il materiale scolastico; ci sembrava di aver sistemato il magazzino per almeno un anno, invece uno dei volontari ci ha spiegato che la maggior parte dei materiali sarebbe stata distribuita nel giro di un mese; è così che ci siamo resi conto del grande numero di persone che si trovano in questa condizione di difficoltà a causa dell’assenza di uno o più membri della famiglia, che spesso rappresentano l’unica fonte di reddito del nucleo famigliare. 

Ci siamo anche occupati della preparazione di un appartamento che sarebbe stato utilizzato a breve da un detenuto in permesso premio. Gli appartamenti sono a pochi passi dal carcere e vengono utilizzati da chi non ha la possibilità di ritornare alla propria residenza, o che non ne ha una; gli appartamenti sono un luogo tranquillo per incontrare le famiglie durante le feste senza dovere perdere tempo prezioso negli spostamenti.

Le testimonianze

Abbiamo ascoltato le testimonianze di: Luisa (presidentessa dell’associazione), Diana (volontaria), Silvia (psicologa) e Carmen (ex detenuta). Ognuna di loro è riuscita a farci entrare un po’ di più nel mondo delle carceri; ci hanno spiegato come funzionano i penitenziari e le differenze tra essi, siamo venuti a conoscenza delle opportunità lavorative ed educative che vengono offerte all’interno degli istituti, l’aspetto psicologico legato alle persone che lo vivono, di come cambino i rapporti con i famigliari e delle difficoltà che questi incontrano. Infine abbiamo compreso le dinamiche che si instaurano tra carcerati, descritte da chi le ha vissute in prima persona.

Nelle nostre riflessioni non avevamo mai pensato all’importanza della mediazione famigliare e a come le conseguenze della detenzione non ricadano soltanto sul detenuto, ma anche sui suoi affetti.  Per alcune famiglie avere un famigliare in carcere è un vezzo, anzi è una questione di onore, al contrario per altre è un trauma che segna per sempre la vita di queste.

È importante quindi rimanere a fianco delle persone che si trovano senza elementi fondamentali del nucleo famigliare, e per questo anche senza un sostegno economico e una figura di riferimento. L’intervento degli psicologi nella mediazione famigliare,  consente di mantenere i rapporti con i propri cari e cercare di elaborare il trauma causato dalla detenzione. Grazie alla testimonianza di Silvia siamo riusciti a comprendere quanto il servizio svolto dall’associazione sia fondamentale per poter garantire ai detenuti la continuità degli affetti, dando loro la possibilità, una volta usciti, di non essere completamente isolati ed emarginati, contribuendo così a non ripetere gli errori che li avevano portati all’arresto tempo prima. 


E dopo i 3 giorni in carcere?

Confrontandoci ci siamo accorti di come ognuno si sia portato “a casa” qualcosa da questa breve esperienza. In particolare, grazie al racconto di Carmen, abbiamo conosciuto la condivisione e la solidarietà che anche i detenuti vivono tra loro, con piccoli gesti che rimangono impressi nei loro ricordi. Ad esempio le calze di Carmen: la compagna di cella sapeva quanto lei, Carmen, amasse le calze; così quando ebbe la possibilità di andare a trovare la sua famiglia in permesso premio, non si dimenticò della compagna e andò, prima di rientrare, a comprare un paio di calze nel negozio preferito dell’amica. Ancora oggi Carmen conserva quelle calze e le considera come uno dei più bei regali mai ricevuti.

La nostra conoscenza, inizialmente fatta di pregiudizi e luoghi comuni, si è scontrata con una realtà fatta di persone reali, storie diverse e uniche, che non permette generalizzazioni con profili standard di carcerati, ma ci spinge alla riflessione e all’approfondimento prima del giudizio.

Cercheremo di portare questo nelle attività del capitolo, per offrire  alla nostra comunità un nuovo sguardo sulle carceri, in modo tale che prevalgano le storie vere sugli stereotipi.

Christian e Carolina - Clan Varese 3/Varese 8

Le Sfide di Oggi, il Sogno di Domani: il nuovo Progetto della Zona Varese

I capi riuniti in Assemblea approvano il nuovo Progetto

Nella serata di Martedì 22 febbraio i Capi della Zona Varese si sono riuniti in Assemblea, per l’approvazione del Progetto 2022-2025, oltreché per l’elezione di nuovi membri a Comitato.

La serata

L’Assemblea è iniziata nella chiesa della Brunella a Varese, dove tutti insieme, in occasione del Thinking Day, si è celebrata la Messa presieduta da don Cesare, Assistente Ecclesiastico di Zona a fine mandato. E’ stato un momento importante e significativo per iniziare la serata con spirito di Comunità e condivisione. Subito dopo è iniziata l’Assemblea vera e propria, con la discussione e l’approvazione del nuovo Progetto di Zona per il triennio 2022-2025. Grande l’affluenza (116 capi su 132) e numerose le mozioni volte a perfezionare la forma del Progetto e a renderne più chiari i contenuti. Ciò testimonia quanto i nostri capi tengano all’educazione dei propri ragazzi, e la volontà di mettersi in discussione che è fondamentale in ambito educativo. Oltre al Progetto, durante l’assemblea è stato nominato il nuovo A.E. di Zona, don Matteo Missora, già Assistente del gruppo Varese 1: sarà per noi una guida e un prezioso aiuto in Zona e in Associazione. Importante anche l’elezione di Sara Feltre a membro del Comitato: la sua esperienza e competenza saranno fondamentali nel ruolo di Formazione Capi, affiancando Guido Vallini, già incaricato in questo ruolo al terzo anno di mandato.

Il Progetto

Il nuovo Progetto di Zona che accompagnerà i capi nei prossimi tre anni vuole essere una risposta concreta ai nuovi bisogni educativi che i capi stessi hanno evidenziato. Particolare attenzione è stata data alle conseguenze che la situazione pandemica ha portato nel vivere lo scoutismo, e alle nuove sfide (sociali, ambientali) che il mondo attuale ci pone davanti. Nel concreto si sviluppa in tre punti, dei quali riportiamo le analisi

LA SFIDA EDUCATIVA:

La pandemia e, soprattutto, il conseguente lockdown, ha messo in crisi la relazione educativa a tutti i livelli (sia capo-ragazzi che tra capi). Nei mesi di lockdown abbiamo, senza rendercene conto, sacrificato la relazione educativa nel tentativo di proseguire “normalmente” le attività. Questo tempo ci ha fatto capire che la relazione è il mezzo principe del nostro metodo, senza la quale fare attività ha poco senso. Rileggendo il nostro ruolo di capi, sentiamo la necessità di riscoprirci educatori  presenti,  consapevoli dell’importanza di creare relazioni personali con ciascun ragazzo, in modo da poter cogliere i segnali che i ragazzi ci rivolgono.  Riconosciamo il metodo come via efficace per comunicare con i ragazzi.

LE SFIDE DEL MONDO DI OGGI

La realtà che viviamo muta velocemente in tutti i suoi aspetti e la pandemia che ci ha travolto ci suggerisce la nostra fragilità. Dobbiamo saper riconoscere ed affrontare le sfide che il mondo ci pone, non tanto per cambiarlo, ma almeno per lasciarlo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Siamo costruttori di futuro realizzando il presente.

LA SFIDA DEL CAPO

“Capi consapevoli, in-formati e competenti per progetti più efficaci”

L’essere capo è frutto di una scelta maturata, progettata, voluta; che fa parte del proprio progetto di vita e di crescita personale, intesa come occasione per risognare ogni volta se stessi. Crediamo che la zona sia uno dei luoghi privilegiati in cui I capi progettano ed imparano a progettarsi e progettare. Affinché questo si realizzi sono necessari: relazione, formazione, confronto e condivisione.

Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente, mettiamo a disposizione il verbale dell’Assemblea (qui) e il testo del Progetto (qui).

Clan in servizio alla Mensa della Brunella di Varese

Due racconti, della stessa esperienza di servizio, fatta da due Clan della zona di Varese

Brunella, Varese
Esperienza Clan Varese 3 e Varese 8

A causa dell’emergenza sanitaria il clan non ha potuto svolgere attività di servizio extra associative per molto tempo. Così, all’inizio di quest’anno, ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per non continuare a rimanere inattivi sul nostro territorio. Siamo riusciti a metterci in contatto con uno dei volontari del progetto della mensa della Brunella, una realtà che conoscevamo già, ma di cui non avevamo mai preso parte.

La mensa

Ogni giorno la mensa distribuisce più di 300 “cestini”, alcuni dei quali vengono consumati nello spazio dedicato vicino al punto di distribuzione. Originariamente i pasti venivano distribuiti all’interno di un locale dell’oratorio dove venivano consumati, a causa della situazione pandemica non è più stato possibile unificare i servizi. Dopo l’inizio delle restrizioni si è pensato di trovare un altro modo affinché le persone potessero mangiare in un ambiente chiuso al riparo dal clima invernale. La parrocchia della Brunella, con l’autorizzazione del comune, ha reso disponibile uno spazio riscaldato, dove sono stati disposti dei tavoli, posizionati in modo tale da rispettare il distanziamento e tutti i posti a tavola sono stati dotati di schermi in plexiglas. Lo spazio viene aperto ogni giorno dai volontari anche in zona rossa e rimane un punto di riferimento per tutte le persone che sono in difficoltà.

L’impegno del Clan

Dopo lunghi mesi in cui fare servizio era diventato quasi impossibile, l’opportunità di ritornare a rendersi utili sul territorio è stata una boccata d’aria fresca per il clan. Ci rechiamo ogni domenica a coppie per aiutare i volontari a gestire l’ingresso delle persone all’interno del salone, per misurare la temperatura degli ospiti e per sanificare gli ambienti alla chiusura. Ci occupiamo inoltre della distribuzione di mascherine, libri e generi alimentari supplementari. A volte qualche chiacchiera con qualcuno, magari su un libro appena letto preso la settimana prima dalla mensa o sulla partita della domenica, diventa un momento fondamentale del nostro servizio, nel quale troviamo il vero significato di quello che stiamo facendo.

Uno spunto per il nostro capitolo

Per noi è un’opportunità per continuare il percorso iniziato durante la route invernale dell’anno scorso in cui abbiamo fatto servizio in un rifugio per senza fissa dimora a Como. Inoltre, vedere come lavora la mensa ci sta aiutando nel capitolo di quest’anno che abbiamo incentrato sul cibo, in particolare mostrandoci come vengono ridistribuiti i prodotti in scadenza provenienti sia dai grandi che dai piccoli supermercati per evitare sprechi. Pensiamo sia un piccolo gesto, ma con un valore immenso per le persone che ogni giorno possono trovare un luogo accogliente dove potersi sentire accettati.

Christian e Filippo - Clan Alba Errante, Varese3/8
Esperienza Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1

Lo scopo di Casa della Carità non è solo quello di offrire un pasto a coloro che non possono permetterselo ma nonostante l’odierna pandemia il servizio non si ferma, permettendo agli ospiti di consumare il pranzo dignitosamente seduti ad un tavolo al caldo e godendo della compagnia di chi condivide la loro stessa situazione.

La routine della mensa

I primi frequentatori si presentano alle dieci e trenta del mattino, alcuni volti sono noti e hanno un posto fisso a cui sedersi e spesso sono raggiunti da amici con cui sono soliti consumare il pasto, vi è invece chi visita la mensa solo saltuariamente e questi rimangono impressi forse più di chi frequenta la mensa abitualmente. È curioso osservare da estranei certe dinamiche che avvengono, dagli screzi tra avventori ai gesti di aiuto fraterno. Gli operatori sono come esterni ad una sotto società che spesso si fatica a comprendere.

Ogni tanto vi sono ospiti che decidono di volersi raccontare e imbastiscono monologhi in cui si arriva a conoscere molto della persona che si sta ascoltando; è in generale un’esperienza che definirei quanto meno particolare e di cui ancora fatico a comprendere le cause. Lasciata la mensa gli ospiti più bisognosi hanno la possibilità di incontrarsi anche al centro diurno “Il Viandante”, dove potranno ricevere ulteriore assistenza.

Scelta di servizio e compiti

Quando è giunta la proposta di fare servizio alla mensa, il Clan Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 ha deciso che non fosse un’esperienza da affrontare nella sua totalità, ma che potesse essere un’opportunità di servizio personale per qualcuno, in modo da vivere in maniera più concreta questa esperienza. Abbiamo accettato l’invito in due e abbiamo cominciato il servizio a novembre mettendo a disposizione i nostri sabati mattina.

Il servizio è molto semplice, si tratta di accogliere gli avventori, assicurandosi che non abbiano febbre e chiedendo loro di igienizzarsi le mani, poi li si accompagna ad un tavolo dove possono sedersi, togliersi la mascherina e mangiare, separati dagli altri da un plexiglass che però permette di scherzare e ridere assieme. Quando un ospite esce dalla mensa il volontario deve pulire ed igienizzare la postazione per permettere qualcun altro di prendere il suo posto.  

Andrea -Clan'NDUMA CLAN DUMA, Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1

Giornata del Pensiero 2021: rinnovare la promessa Scout

Raccogliendo l’invito del Capo Scout e della Capo Guida d’Italia, la Zona Varese Agesci in occasione del Thinking Day 2021 ha rinnovato pubblicamente la Promessa Scout

In questo anno particolare in cui fare qualsiasi attività ha richiesto molta creatività e attenzione, anche per festeggiare la Giornata del Pensiero si è dovuto ricorrere a nuove idee.

La Giornata del Pensiero o Thinking Day, celebrata ogni 22 febbraio, si pone come obiettivo quello di riflettere su un tema specifico che per questo 2021 è stato la Pace. La Capo Guida e il Capo Scout d’Italia hanno invitato tutti gli scout del paese a rinnovare pubblicamente la propria Promessa scout per un motivo particolare: “Cerchiamo di testimoniare, tutti insieme, che ci siamo e che siamo sempre pronti a servire il nostro Paese. Sentiamoci sempre uniti e sostenuti da tutti gli altri: sarà più facile affrontare le sfide che ci stanno davanti.

Ogni gruppo e unità della Zona Varese Agesci, nel rispetto delle leggi e normative vigenti, ha ideato un modo differente per accogliere questo invito

Il gruppo Varese 3 ha rinnovato la promessa Scout in LIS (Lingua Italiana dei Segni) e ha condiviso il video sui social.

I gruppi Gallarate 1, Somma Lombardo 1 e Tradate 1 hanno privilegiato momenti di unità e di gruppo per condividere attivamente un momento tanto speciale come quello della promessa. Vivere la promessa scout nell’attività di gruppo e nella vita di tutti i giorni è uno dei modi migliori per essere testimoni e pronti a servire.

Attività di reparto Gallarate 1
rinnovo promessa Somma L
Messa di rinnovo della promessa - Gallarate 1
rinnovo promessa Tradate
rinnovo promessa Somma L
Attività di reparto Galla 1
Promessa Branco Va8

Il Branco del Varese 8 ha raccolto l’invito vivendo uno dei momenti più emozionanti della vita di unità: la prima promessa dell’anno recitata dai nuovi arrivati. Un modo meraviglioso per ricordare il momento in cui ogni lupetto ha recitato la propria.

I ragazzi del noviziato del Varese 1 hanno rinnovato la propria promessa e rivissuto i tanti momenti scout cantando insieme la canzone “Oh Freedom”.

Rinnovo promessa canto Varese 1

Rinnovare la promessa un anno dopo l’inizio delle restrizioni dovute alla pandemia, è un simbolo di appartenenza: lo scautismo, nonostante tutto, non si è mai fermato.

Agesci Zona Varese

La Pace non fa la quarantena

Il Clan del gruppo Gallarate 1 affronta una veglia per la luce della pace speciale in questo 2020

Nella chiesa della natività di Betlemme è sempre accesa una lampada ad olio ed ogni anno, da quella fiamma, ne vengono accese altre e diffuse in tutto il mondo come simbolo di pace e fratellanza tra i popoli.
La branca r/s del Gallarate 1 partecipa ogni anno a questa iniziativa portandola di chiesa in chiesa nella zona di Varese. Per tradizione, la fiaccola viene trasportata a piedi dagli scout, durante la notte, da Gallarate fino al Sacro Monte di Varese.
Per motivi di sicurezza in questo 2020 non abbiamo potuto fare la nostra scarpinata, ma abbiamo deciso di provare comunque a mandare il messaggio di questo evento così importante per noi con una veglia a cui poteva partecipare chiunque.

I temi di quest’anno

Per raccontare la pace, in un periodo così particolare, ci siamo soffermati su tre punti: la pace con noi stessi, la pace in famiglia e la pace con il prossimo. Abbiamo anche chiamato degli ospiti che ci potessero dare delle testimonianze per aiutarci a riflettere sull’argomento.
Per parlare della serenità personale abbiamo chiamato uno psicologo che ci ha raccontato come, secondo lui, la pace non sia una meta da raggiungere ma bensì un susseguirsi di azioni volte a cercarla: un processo sempre in movimento. Questo differenzia lo “stare bene” con la vera e propria pace interiore che invece è solo passeggera.

Per parlare della pace in famiglia abbiamo chiamato la coppia guida per il corso fidanzati della parrocchia di Gallarate. Ci hanno raccontato di come la loro famiglia – composta da genitori e due figli adolescenti – avesse passato la quarantena e di quali fossero stati i momenti più complicati. È stato difficile non violare la privacy dell’altro e questo ha richiesto un grande esercizio di fiducia e di rispetto.
Queste sono le due parole chiave per potere ritrovare il concetto di famiglia: concetto che abbiamo avuto l’occasione di ripassare approfonditamente.

Per parlare della pace con il prossimo, invece, abbiamo ascoltato la testimonianza di una famiglia che ha deciso di avere in affido un ragazzo proveniente da una situazione familiare di disagio.
Ci hanno raccontato di come sia stata una scelta un po’ improvvisa perché, all’inizio era solo accolto e quindi non condivideva la stessa casa. In seguito ad alcune complicanze, hanno deciso di accoglierlo nella loro famiglia, composta anche da loro figlio.
All’inizio c’era un po’ di timore e di imbarazzo – soprattutto da parte del figlio – ma poi con il tempo hanno trovato quell’armonia che gli ha permesso di trovare la pace.

La pace in questo periodo di paura

Abbiamo lavorato sodo per organizzare questa veglia, sia per cercare di trasmettere il nostro messaggio che per rispettare tutte le norme anti-covid.
Non lo abbiamo sentito come un peso o un compito, ma più come un bisogno. Infatti, lo abbiamo fatto per aiutare a ritrovare un sentimento così importante come la pace, messo a dura prova in questo periodo che sta alimentando una certa diffidenza verso l’altro.

Luce della Pace a Gallarate
Michele e Rachele - Clan Gallarate 1

I Clan della Zona Varese si presentano in digitale

L’idea, nata durante il lockdown, di conoscersi grazie al digitale ha preso vita tra tutti i Clan della zona Varese Agesci

La pandemia e il lockdown hanno reso complicato lo svolgimento delle attività scout ma questo non ha fermato nè indebolito le nostre idee. I giovani che partecipano attivamente alla stesura degli articoli della Zona Varese Agesci hanno pensato di sfruttare il potenziale del digitale per conoscere in modo alternativo i Clan dell’intera zona. Un modo semplice e all’insegna del divertimento per affrontare il nuovo modo di fare scautismo.

Poche domande su cui riflettere e tante curiosità riguardanti le comunità: è così che la proposta di presentare i propri clan ha preso vita. La necessità di essere utili con i mezzi tecnologici a disposizione ha attivato lo spirito di iniziativa di molti ragazzi e ragazze spingendoli a sfruttare le proprie competenze digitali anche in favore delle attività scout.

Tradizionalmente durante ogni anno scout i Clan avevano a disposizione un intero weekend per incontrarsi e conoscersi, scambiarsi conoscenze, giochi, bans e raccontarsi tradizioni particolari. Durante la attività di zona si discute, si lavora insieme e si costruiscono legami di amicizia che durano nel tempo. In questo particolare anno si è cercata un’alternativa in grado di coinvolgere tutti in modo sicuro ed innovativo.

Sono stati proprio i membri dei Clan i protagonisti dell’intero progetto, dall’idea alla realizzazione. Grazie alla ripresa delle attività durante il periodo estivo, ogni comunità di Clan ha registrato un video per rispondere alle domande e presentarsi agli altri in modo originale e divertente.

La gioia di rivedersi e di condividere le proprie caratteristiche sono i punti chiave di questo lavoro nato durante la pandemia. Un nuovo modo di utilizzare il digitale per presentarsi in attesa di potersi incontrare dal vivo.

Con immenso piacere vi presentiamo i Clan della Zona Varese Agesci:

I Clan della Zona Varese si presentano🥳

I Clan della Zona Varese si presentano🥳L'idea, nata durante il lockdown, di conoscersi grazie al digitale ha preso vita e ha permesso a tutti i Clan della zona Varese Agesci di presentarsi agli altri in modo semplice e divertente.🥳www.zonavarese.it

Pubblicato da Agesci Zona Varese su Venerdì 16 ottobre 2020

A presto!

Agesci Zona Varese

Ho fame, sono povero, ho due bambini da sfamare

Il racconto del Clan del gruppo scout Varese 1 sulla povertà e sull’incontro con i meno fortunati della città

Quante volte vi è capitato di camminare per le vie del centro di Varese, imbattervi in qualche senza fissa dimora e scansarlo? A noi tantissime volte; ecco perché quest’anno, noi del Clan del Varese 1, ci siamo interrogati su chi siano davvero coloro che vivono in povertà, perché sono nella loro posizione e la causa di tutte queste disuguaglianze sociali.

“Ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.”

Alda Merini

La povertà abbraccia tutti; giovani fin dai 18 anni, celibi, nubili, pensionati etc… Solo in Italia, sono 5 milioni le persone che vivono in povertà assoluta, ovvero coloro che non hanno disponibilità o accesso a beni e servizi legati alle necessità fisiologiche di base quali ad esempio il fabbisogno nutrizionale minimo. Oltre alle cause storico-economiche, molte di queste situazioni nascono da problemi di natura sociale: disabilità in famiglia, costi sanitari elevati ed insostenibili, assenza di lavoro, anziani non autosufficienti, rottura dei legami familiari, mancanza di un titolo di studio etc…

Il Capitolo del Clan del Varese 1

Durante il nostro campo Invernale presso Dormelletto, dopo esserci informati attraverso il web e la visione di qualche film, abbiamo contattato la Caritas e la comunità di Sant’Egidio di Arona. Con quest’ultimi ed in particolare con Ivan, un volontario super coinvolto, abbiamo organizzato un pranzo per i senzatetto. Si sono presentati in una decina e sebbene all’inizio ci fosse un sottile velo di imbarazzo siamo riusciti a trovare l’ingrediente che desse sapore a quel freddo pranzo invernale: il canto! Sulle note di De André abbiamo cantato e chiacchierato per ore senza alcun timore.

Il 2 febbraio 2020, grazie all’associazione Covo e al “Centro Diurno Il Viandante” di Varese abbiamo offerto ai senza fissa dimora la colazione e allestito il Muro della Gentilezza, un’iniziativa proposta dall’Associazione Camminiamo insieme Onlus, affiliata del centro, in cui chi ha appende e chi ha bisogno prende!

Stavolta sono arrivati in pochissimi, la diffidenza era maggiore ma sulle note di Gianna o la Canzone del Sole siamo riusciti a unirci in un caldo canto.

Muro della Gentilezza, Clan Varese 1

Come ci ha spiegato la carinissima responsabile Mariarosa, il “Centro Diurno Il Viandante” di Varese è un luogo di aggregazione per chi è rimasto escluso ed un luogo caldo dove poter riscoprire relazioni amicali e prendersi cura di sé.
Il centro è aperto dal lunedì al sabato dalle 11,30 alle 17,30, si fermano circa 50/60 persone e ne transitano 70/90 quotidianamente.

Le testimonianze del Clan

Ho reputato fosse più interessante e chiaro raccontarvi queste due esperienze relative alla povertà attraverso le testimonianze di tutto il Clan del Varese 1:

L’esperienza del campo invernale è stata estremamente significativa in quanto ci siamo potuti confrontare con realtà vicine seppur lontane dalla nostra; la gioia che abbiamo provato condividendo un pranzo e un po’ di musica con i senzatetto è stata una lezione importante.
Beatrice

Durante il pranzo sono sparite tutte le barriere tra noi e loro, ci siamo ritrovati a cantare e suonare. Ho cambiato subito idea, eravamo solo delle persone unite dal canto e il divertimento.
Asdghig

Clan Varese 1 - Muro della Gentilezza

Ho avuto timore ad incontrarli, non perché mi facessero paura, ma perché non sapevo come mi sarei dovuta approcciare. Come speravamo è stata un’esperienza molto bella, che ci ha permesso di guardare da vicino una realtà con cui ci confrontiamo tutti i giorni senza farci troppo caso.
Stiamo imparando a guardare con occhi più aperti. Questo è stato il primo passo per il nostro capitolo, la cosa che mi ha sconvolto particolarmente è che la povertà si nasconde; le persone povere potrebbero essere quelle da cui non te lo aspetteresti mai. Il passo più importante è ascoltare e fermarsi a guardare
.
Maddalena

Muro della Gentilezza

Un’esperienza forte.
Prima di cominciare il mio servizio, i poveri non li consideravo. Per strada li ignoravo reputandoli lo scarto della società. Ci ho messo del tempo per cominciare ad abituarmi ai loro modi, a scoprire chi sono, ad ascoltare le loro storie, le loro abitudini, a capire che alla fine sono persone come noi.

Andrea

É stato bello aiutare gli homeless domenica mattina.
Francesco

Ho apprezzato molto questo tipo di esperienze perché mi ha fatto vedere che dietro ai termini comunemente usati come “povero” e “senzatetto” ci sono delle persone, con una storia, magari una famiglia, delle passioni ed un sacco di cose da raccontare. Mi ricordo che quando eravamo ad Arona e abbiamo iniziato a cantare c’era una signora che sapeva praticamente tutte le canzoni. Forse quel momento le ha fatto piacere e l’ha aiutata a rivivere un po’ la sua passione per la musica.
Mi è piaciuto anche il legame che abbiamo creato con loro perché con attività tipo cantare e mangiare nessuno può considerarsi inferiore all’altro, mi sembra che si siano sentiti accolti e trattati come persone
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Valentina

All’inizio del nostro percorso ci siamo informati sulla situazione economica generale del nostro paese, e su cosa questo facesse per le persone in situazioni disperate e/o critiche. Dopo esserci informati mi sono sorte alcune domande: perché ci sono così tanti poveri? Perché lo stato fa poco o niente? Esistono tante associazioni pubbliche e private che realmente fanno qualcosa ma certe volte lo stato stesso gli va contro. Un esempio è il reddito di cittadinanza, lo puoi avere se hai un documento che certifica che esisti; ma d’altro canto per richiedere questi documenti devi avere una residenza. E se sei senza casa?
Queste persone, anche se non sembrano delle migliori vanno aiutate, non deve essere un peso, ognuno di noi ha una dignità che non dipende né dalla situazione economica né dall’aspetto.
Vivi nel rispetto degli altri.

Anonimo

Muro della Gentilezza - Clan Varese 1
Muro della gentilezza

Che dire? Immagina di perdere tutto, immagina di scappare senza voltarti, immagina che questa notte il tuo comodo letto si trasformi in una rigida e gelata panchina, immagina che ti vengano strappate la dignità, l’orgoglio e l’identità, immagina che tutti ti guardino con disprezzo o pietà, immagina che tu sia solo, al freddo e affamato. Come puoi pensare che si fidino e non ti mandino a quel paese? Ti senti quasi patetico, tu che ti lamenti tanto ma in fondo hai avuto tutto dalla vita. Allora per rompere il ghiaccio obblighi il tuo capo a tirar fuori la chitarra e nonostante le stonature, le nostre diversità, qualche piccolo pregiudizio, cantiamo tutti la stessa canzone!
Francesca

Il prossimo passo per il Clan del Varese 1?

Come Clan ci siamo posti l’obbiettivo di scoprire e visitare, a coppie, le associazioni che si occupano di poveri e povertà nel territorio di Varese. Speriamo così di riuscire a mapparle e a condividerle con voi.

“Esiste una povertà ben più grande: non essere amato, desiderato, sentirsi escluso ed emarginato”

Madre Teresa di Calcutta
                                         Francesca - Clan Varese 1

Assemblea di Zona 2019: formazione per l’educazione

Assemblea 2019: un nuovo anno scout per la Zona Varese Agesci

Ogni nuovo anno Scout ha inizio con l’assemblea di zona: un weekend di raccoglimento per tutte le comunità capi della zona Varese, che unisce cooperazione e formazione.
Da sempre si svolge anche per coordinare e organizzare attività rivolte a tutti i ragazzi della zona, ma negli ultimi due anni e fino al 2021 – sulla base di quanto previsto dal progetto di zona – si pone un ulteriore obiettivo: quello di rafforzare la cooperazione tra i tanti capi dei vari gruppi.


Raccontare e condividere le difficoltà, le esperienze e i pensieri di tutti per sentirci più accolti gli uni con gli altri: membri di una grande comunità che condivide la stessa promessa (#mangiamolostessopane).

formazione
La formazione dei capi per l’educazione dei ragazzi

Tali occasioni di confronto si rivelano sempre momenti utili per la formazione. Il bagaglio formativo dei capi della zona Varese Agesci, quest’anno, è stato ulteriormente arricchito da tre laboratori aventi come temi: il sessismo (nella vita di tutti i giorni), il nuovo linguaggio fascista e la fragilità nei ragazzi e i suoi campanelli d’allarme.
Quest’ultimo tema, svolge un ruolo centrale nella vita di un capo scout e ha messo al centro del dibattito il fatto che le debolezze dei ragazzi, il modo di educare e i relativi strumenti, cambiano nel tempo e a seconda di chi si ha di fronte.
Il laboratorio su “Le parole del Fascismo”, tenuto da due volontarie dell’associazione Sui passi della storia, ha lasciato in dono ai partecipanti anche una copia del libro “Liliana Segre. Il mare nero dell’indifferenza”.
Un esempio concreto di una persona che ha voluto portare un importante messaggio, condiviso dall’ideale scout: fare in modo che non si perdano mai i diritti ed il rispetto per le persone.

formazione
Anche il sessismo per completare la formazione

L’ultimo laboratorio ha voluto far riflettere i capi coinvolti sul linguaggio utilizzato da ognuno di noi nella vita di tutti i giorni. Molte volte utilizziamo parole che non rispettano entrambi i sessi senza neanche rendercene conto.
Una maggiore attenzione riguardo al linguaggio utilizzato può favorire l’uguaglianza e, nel periodo storico in cui viviamo, è sicuramente positivo manifestarsi anti-sessisti e a favore della parità.

Spunti e messaggi, provenienti da tutti i laboratori, verranno sicuramente riportati all’attenzione nelle prossime attività e nel servizio con i tanti ragazzi della zona.

Agesci Zona Varese