L’avventura degli scout Varesini: la route degli sbandati

Dopo mesi di lockdown, gli sbandati del Clan/Fuoco Delle Valli, caricano in spalla gli zaini e partono in cerca di una nuova avventura

Spinti dalla voglia di uscire e di fare una route dopo tre mesi di quarantena chiusi in casa, noi del clan del Varese 1 ci siamo finalmente caricati lo zaino in spalla e siamo partiti all’avventura.

Ma facciamo un passo indietro: durante la preparazione del campo, la preoccupazione di non poter partire era innegabilmente molto grande. Solo un mese e mezzo prima della route l’AGESCI ci aveva dato il via per poter programmare le nostre attività. Le paranoie non ci abbandonavano, ma la volontà di partire era molto più grande. Così ognuno di noi si è impegnato al massimo per poter organizzare la route nel modo più sicuro possibile ma, nello stesso tempo, bello.

L’inizio dell’avventura

Il giorno della partenza è arrivato e già dal primo minuto abbiamo notato tutti un cambiamento. Prima di fare qualsiasi cosa ci siamo misurati la febbre e igienizzati dalla testa ai piedi. Dopo aver raccolto tutti i documenti siamo finalmente partiti.

Arrivati a Dumenza la nostra route è iniziata. La maggior parte di noi si è ritrovata a fare fatica dopo una quarantena senza essersi allenati a camminare per i sentieri, ma ciò non ci ha bloccati. La fatica è sparita quando ci siamo fermati ad ammirare il panorama ad Alpe Fontana dove abbiamo pranzato e ci siamo rilassati, riposando e cantando qualche canzone.

La nostra avventura è continuata quando abbiamo ripreso il sentiero per raggiungere l’ultima tappa della giornata: il Monastero a Pragaleto. Sul sentiero abbiamo incontrato una suora che era in missione al Monastero e ci ha indicato il sentiero per arrivarci. Pensando però che il sentiero fosse sbagliato, siamo tornati indietro ed abbiamo rincontrato la suora che, vedendoci persi, ci ha accompagnati fino alla nostra meta. Arrivati al monastero abbiamo assistito alla testimonianza di due monaci che ci hanno raccontato la loro vita all’insegna della religione.

Il giorno più arduo della nostra avventura

Il giorno successivo avrebbe dovuto essere uno dei giorni più faticosi e così è stato. In mattinata abbiamo raggiunto il Monte Lema, dove una pausa è stata d’obbligo per poter ammirare la natura che ci circondava. Una volta ripartiti abbiamo riscontrato uno dei primi problemi della giornata: molti di noi avevano finito l’acqua e stavamo camminando in cresta sotto al sole. Data l’emergenza coronavirus ovviamente non potevamo condividerla quindi, abbiamo continuato a camminare sperando di arrivare presto in un posto dove poterci rifornire. Questo posto è subito arrivato. Abbiamo trovato una piccola baita dove si poteva comprare l’acqua. Il prezzo era però spropositato, allora abbiamo scelto di continuare a camminare, quando finalmente abbiamo intravisto un rifugio con una fonte d’acqua. Inutile specificare che ci siamo arrivati di corsa. Una volta reidratati abbiamo pranzato e poi siamo ripartiti.

Appena arrivati a Monteviasco, non abbiamo per niente attirato l’attenzione: ci siamo lavati in un lavatoio, accampati in un parchetto, cenato sull’H di atterraggio degli elicotteri a fianco ad un cimitero e fatto il bivacco di notte nello stesso posto.

Il gruppo si riunisce

La mattina seguente siamo scesi ai Mulini di Piero, dove gli eventi particolari non sono mancati. Il più coraggioso di noi ha fatto il bagno nel fiume congelato, la più sfortunata è stata punta da una zecca, e la più fortunata invece ha pestato il regalino lasciato dalle mucche al pascolo. Arrivati a Biegno ci siamo ricongiunti con due del clan che non erano potuti partire con noi. Con loro è arrivata anche la spesa che ci ha reso lo zaino più pesante di circa due chili. Dopo cena siamo saliti in cima al Monte Paglione a fare un bivacco con vista panoramica sulla città di Locarno illuminata durante la notte. La giornata, poi, si è conclusa a Monterecchio.

Il giorno successivo siamo stati raggiunti da altri due di noi: uno di ritorno dal campo di protezione civile e l’altra infortunata con un piede rotto. Sono stati accompagnati da Don Matteo che ci ha raggiunti per fare la Messa e per portarci una fresca anguria. Dopo aver assistito ad un primo assaggio dell’anguria, Don Matteo e l’infortunata sono ripartiti verso casa.

Gli ultimi giorni

La strada del giorno dopo in teoria doveva essere semplice, ma c’è stato lo zampino della pattuglia catechesi che ha deciso di complicarla un pochino. Siamo arrivati in cima al monte Cadrigna, dopo aver passato il Passo della Forcora e per fare l’attività programmata abbiamo dovuto scendere dal monte in due gruppi separati, uno a distanza di dieci minuti dall’altro. Fin qua tutto normale, peccato che, dopo un paio di minuti di cammino il sentiero non fosse più segnato e l’unica opzione era scendere dalla montagna ad azimut.

Ovviamente ci siamo persi. Il primo gruppo ha scelto di tornare in vetta e scendere dal sentiero che avevamo percorso salendo, mentre il secondo gruppo è riuscito a ritrovare il sentiero dopo aver fatto un pezzo ad azimut. Alla fine, i due gruppi si sono trovati uno dalla parte opposta della montagna rispetto all’altro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio e ci siamo ricongiunti in prossimità del lago Delio che è stata la nostra ultima tappa della giornata. Una volta arrivati, ci siamo accampati vicino al rifugio e dopo aver fatto il bagno nel lago ghiacciato abbiamo deciso di festeggiare l’ultima serata di route concedendoci una cena a base di polenta al rifugio.

Il giorno dopo, con la tristezza dell’ultimo giorno della nostra avventura, siamo scesi fino a Maccagno ragionando su come avevamo vissuto il campo rispetto all’emergenza sanitaria, capendo che avevamo fatto il possibile per rimanere sicuri ma che potevamo certamente fare di più. Arrivati a Maccagno abbiamo concluso il campo con un bagno nel lago, dove, anche se profondamente tristi per la fine del campo, i sorrisi non sono mancati.

avventura del Clan del Varese 1 - Route 2020
Sensazioni dei partecipanti

“Quello che mi era mancato di più è stato provare fatica prima di arrivare in vetta e ovviamente potersi vedere dal vivo.” Francesca

“Mi è mancato sentire una reale connessione con le persone e stare all’aria aperta, sembra una banalità ma sono rinata.” Beatrice

“Dopo tanto, ho potuto interagire con le persone, stare all’aperto, e soprattutto passare del tempo con degli amici.” Maddalena

“Finalmente potevamo dire ‘Dai ce la stiamo facendo!’, finalmente tutti gli sforzi fatti in questi mesi sono serviti a qualcosa. Potevamo pensare di esserci lasciati alle spalle il Coronavirus, di essere finalmente tornati alla normalità.” Andrea

“Mi è mancato poter suonare e cantare a squarciagola attorno al fuoco, poter dormire finalmente sotto le stelle la notte di San Lorenzo.” Asdghig

Asdghig e Valentina - Clan/Fuoco Delle Valli, Varese 1

Sorridono e cantano anche nelle difficoltà

Che ruolo abbiamo avuto in questa quarantena? Di Paura, di Apprendimento, di Crescita?
A che punto siamo con il capitolo? Dove vogliamo arrivare?

Durante questo periodo grazie a piccoli escamotage siamo riusciti in qualche modo a sentirci vicini e a non dimenticarci di essere scout. Sì! Perché, noi non “facciamo gli scout”, noi siamo scout, il nostro è uno stile di vita.

Probabilmente pregare, riflettere e chiacchierare a distanza non è la stessa cosa. Sicuramente Zoom, non può sostituire il calore di un caldo bivacco attorno al fuoco, la disperazione all’inizio di una salita e la felicità percepita una volta arrivati in cima alla montagna, ma in questi mesi non abbiamo mai smesso di essere scout.

Nonostante lo smarrimento generale siamo riusciti a incontrarci settimanalmente, ovviamente online. Le prime riunioni le abbiamo dedicate a ristabilire il contatto umano e a confrontarci sulla situazione vigente. Qualcuno di noi ha continuato il servizio, chi aiutando le suore in Via Luini, chi mettendosi a disposizione della Protezione Civile, chi con le ripetizioni online etc..

Il nostro capitolo

Poiché il nostro capitolo verte sul tema della povertà non potevamo sottovalutare l’emergenza che questa particolare realtà affronta e ha affrontato.Ci siamo informati sulle difficoltà che l’associazionismo in questo senso sta attraversando: mancanza di viveri, mancanza di volontari, senzatetto abbandonati e spesse volte multati.

Ci siamo messi in contatto con le singole associazioni per scoprire nel dettaglio le loro necessità e capire il da farsi. Nonostante le difficoltà siamo riusciti a inventarci qualcosa.

Fede

Ogni settimana grazie ai video del nostro assistente ecclesiastico abbiamo seguito il vangelo domenicale e ci abbiamo riflettuto un po’ su. Non abbiamo rinunciato al campo di Pasqua ma abbiamo condiviso via web le nostre personali “ultime cene” rigorosamente in uniforme e abbiamo letto e dibattuto su diversi spunti. Nonostante questa creativa alternativa è stato difficile riuscire a concentrarsi davvero vista la fatica ad adattarsi allo smart-working delle nostre attività.

Era inevitabile, inoltre, che prima o poi, a tutti noi sarebbe venuta voglia di tornare a cantare. Per questo motivo con l’intero gruppo del Varese 1, ci siamo incontrati su Zoom il 10 maggio, per pregare e cantare, in più di 80; lupetti, reparto, noviziato, clan e genitori.

Per tutto questo periodo non ho mai smesso di chiedermi: “Sarò pronta per la partenza?” [ndr. Momento di conclusione del cammino scout].
Poi ho pensato alla legge scout e a tutti i suoi punti che  ho promesso di seguire  “facendo del mio meglio per osservarla”, sia di fronte a una guerra, come le vecchie aquile randagie, sia di fronte a una pandemia mondiale.

La guida e lo scout:
1. pongono il loro onore nel meritare fiducia
2. sono leali
3. si rendono utili e aiutano gli altri
4. sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout
5. sono cortesi
6. amano e rispettano la natura
7. sanno obbedire
8. sorridono e cantano anche nelle difficoltà
9. sono laboriosi ed economi
10. sono puri di pensiero, parole e azioni

Francesca - Clan Varese 1

Ho fame, sono povero, ho due bambini da sfamare

Il racconto del Clan del gruppo scout Varese 1 sulla povertà e sull’incontro con i meno fortunati della città

Quante volte vi è capitato di camminare per le vie del centro di Varese, imbattervi in qualche senza fissa dimora e scansarlo? A noi tantissime volte; ecco perché quest’anno, noi del Clan del Varese 1, ci siamo interrogati su chi siano davvero coloro che vivono in povertà, perché sono nella loro posizione e la causa di tutte queste disuguaglianze sociali.

“Ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.”

Alda Merini

La povertà abbraccia tutti; giovani fin dai 18 anni, celibi, nubili, pensionati etc… Solo in Italia, sono 5 milioni le persone che vivono in povertà assoluta, ovvero coloro che non hanno disponibilità o accesso a beni e servizi legati alle necessità fisiologiche di base quali ad esempio il fabbisogno nutrizionale minimo. Oltre alle cause storico-economiche, molte di queste situazioni nascono da problemi di natura sociale: disabilità in famiglia, costi sanitari elevati ed insostenibili, assenza di lavoro, anziani non autosufficienti, rottura dei legami familiari, mancanza di un titolo di studio etc…

Il Capitolo del Clan del Varese 1

Durante il nostro campo Invernale presso Dormelletto, dopo esserci informati attraverso il web e la visione di qualche film, abbiamo contattato la Caritas e la comunità di Sant’Egidio di Arona. Con quest’ultimi ed in particolare con Ivan, un volontario super coinvolto, abbiamo organizzato un pranzo per i senzatetto. Si sono presentati in una decina e sebbene all’inizio ci fosse un sottile velo di imbarazzo siamo riusciti a trovare l’ingrediente che desse sapore a quel freddo pranzo invernale: il canto! Sulle note di De André abbiamo cantato e chiacchierato per ore senza alcun timore.

Il 2 febbraio 2020, grazie all’associazione Covo e al “Centro Diurno Il Viandante” di Varese abbiamo offerto ai senza fissa dimora la colazione e allestito il Muro della Gentilezza, un’iniziativa proposta dall’Associazione Camminiamo insieme Onlus, affiliata del centro, in cui chi ha appende e chi ha bisogno prende!

Stavolta sono arrivati in pochissimi, la diffidenza era maggiore ma sulle note di Gianna o la Canzone del Sole siamo riusciti a unirci in un caldo canto.

Muro della Gentilezza, Clan Varese 1

Come ci ha spiegato la carinissima responsabile Mariarosa, il “Centro Diurno Il Viandante” di Varese è un luogo di aggregazione per chi è rimasto escluso ed un luogo caldo dove poter riscoprire relazioni amicali e prendersi cura di sé.
Il centro è aperto dal lunedì al sabato dalle 11,30 alle 17,30, si fermano circa 50/60 persone e ne transitano 70/90 quotidianamente.

Le testimonianze del Clan

Ho reputato fosse più interessante e chiaro raccontarvi queste due esperienze relative alla povertà attraverso le testimonianze di tutto il Clan del Varese 1:

L’esperienza del campo invernale è stata estremamente significativa in quanto ci siamo potuti confrontare con realtà vicine seppur lontane dalla nostra; la gioia che abbiamo provato condividendo un pranzo e un po’ di musica con i senzatetto è stata una lezione importante.
Beatrice

Durante il pranzo sono sparite tutte le barriere tra noi e loro, ci siamo ritrovati a cantare e suonare. Ho cambiato subito idea, eravamo solo delle persone unite dal canto e il divertimento.
Asdghig

Clan Varese 1 - Muro della Gentilezza

Ho avuto timore ad incontrarli, non perché mi facessero paura, ma perché non sapevo come mi sarei dovuta approcciare. Come speravamo è stata un’esperienza molto bella, che ci ha permesso di guardare da vicino una realtà con cui ci confrontiamo tutti i giorni senza farci troppo caso.
Stiamo imparando a guardare con occhi più aperti. Questo è stato il primo passo per il nostro capitolo, la cosa che mi ha sconvolto particolarmente è che la povertà si nasconde; le persone povere potrebbero essere quelle da cui non te lo aspetteresti mai. Il passo più importante è ascoltare e fermarsi a guardare
.
Maddalena

Muro della Gentilezza

Un’esperienza forte.
Prima di cominciare il mio servizio, i poveri non li consideravo. Per strada li ignoravo reputandoli lo scarto della società. Ci ho messo del tempo per cominciare ad abituarmi ai loro modi, a scoprire chi sono, ad ascoltare le loro storie, le loro abitudini, a capire che alla fine sono persone come noi.

Andrea

É stato bello aiutare gli homeless domenica mattina.
Francesco

Ho apprezzato molto questo tipo di esperienze perché mi ha fatto vedere che dietro ai termini comunemente usati come “povero” e “senzatetto” ci sono delle persone, con una storia, magari una famiglia, delle passioni ed un sacco di cose da raccontare. Mi ricordo che quando eravamo ad Arona e abbiamo iniziato a cantare c’era una signora che sapeva praticamente tutte le canzoni. Forse quel momento le ha fatto piacere e l’ha aiutata a rivivere un po’ la sua passione per la musica.
Mi è piaciuto anche il legame che abbiamo creato con loro perché con attività tipo cantare e mangiare nessuno può considerarsi inferiore all’altro, mi sembra che si siano sentiti accolti e trattati come persone
.
Valentina

All’inizio del nostro percorso ci siamo informati sulla situazione economica generale del nostro paese, e su cosa questo facesse per le persone in situazioni disperate e/o critiche. Dopo esserci informati mi sono sorte alcune domande: perché ci sono così tanti poveri? Perché lo stato fa poco o niente? Esistono tante associazioni pubbliche e private che realmente fanno qualcosa ma certe volte lo stato stesso gli va contro. Un esempio è il reddito di cittadinanza, lo puoi avere se hai un documento che certifica che esisti; ma d’altro canto per richiedere questi documenti devi avere una residenza. E se sei senza casa?
Queste persone, anche se non sembrano delle migliori vanno aiutate, non deve essere un peso, ognuno di noi ha una dignità che non dipende né dalla situazione economica né dall’aspetto.
Vivi nel rispetto degli altri.

Anonimo

Muro della Gentilezza - Clan Varese 1
Muro della gentilezza

Che dire? Immagina di perdere tutto, immagina di scappare senza voltarti, immagina che questa notte il tuo comodo letto si trasformi in una rigida e gelata panchina, immagina che ti vengano strappate la dignità, l’orgoglio e l’identità, immagina che tutti ti guardino con disprezzo o pietà, immagina che tu sia solo, al freddo e affamato. Come puoi pensare che si fidino e non ti mandino a quel paese? Ti senti quasi patetico, tu che ti lamenti tanto ma in fondo hai avuto tutto dalla vita. Allora per rompere il ghiaccio obblighi il tuo capo a tirar fuori la chitarra e nonostante le stonature, le nostre diversità, qualche piccolo pregiudizio, cantiamo tutti la stessa canzone!
Francesca

Il prossimo passo per il Clan del Varese 1?

Come Clan ci siamo posti l’obbiettivo di scoprire e visitare, a coppie, le associazioni che si occupano di poveri e povertà nel territorio di Varese. Speriamo così di riuscire a mapparle e a condividerle con voi.

“Esiste una povertà ben più grande: non essere amato, desiderato, sentirsi escluso ed emarginato”

Madre Teresa di Calcutta
                                         Francesca - Clan Varese 1

Varese 1: per l’Inclusione

Il gruppo scout Varese 1 quest’anno ha lavorato sull’inclusione a tutte le età e a tutti i livelli. Il racconto delle azioni intraprese.

“Inclusione”, quante volte ne abbiamo sentito parlare, questa semplice parolina ha fatto irruzione nella nostra vita alle elementari: “In matematica l’inclusione è la relazione fra due insiemi, quando ogni elemento di un insieme fa parte dell’altro”. Il gruppo scout Varese 1 quest’anno punta ad avere una buona media in materia e l’inclusione pare essere il suo argomento preferito.

Il Branco

Partendo dai più piccolini; il branco ha accolto una bimba senegalese di religione mussulmana. Integrandola e insegnando a lei e agli altri lupetti che la diversità non è un difetto ma un pregio.

Il Clan

Anche i ragazzi del clan, hanno affrontato tutto un capitolo (l’argomento che si sceglie di trattare ogni anno) a tema: ISLAM.
I primi stereotipi sono stati subito demoliti: dal “I Mussulmani sono terroristi” al “le Donne portano il velo per obbligo”…


Abbiamo incontrato due ragazze di circa diciotto anni con famiglia mussulmana, la prima con i genitori praticanti e la seconda no, entrambe ci hanno fatto capire che la religione è fortemente influenzata dalla cultura in cui si pratica, le somiglianze fra corano (il loro testo sacro) e la Bibbia sono infinite.

[…]ci hanno fatto capire che la religione è fortemente influenzata dalla cultura in cui si pratica, le somiglianze fra corano (il loro testo sacro) e la Bibbia sono infinite.

Abbiamo anche visitato la moschea, o meglio la saletta di preghiera di Varese in via Giuseppe Giusti (dietro i frati di viale Borri) non sapevate della sua esistenza, vero?
Ci hanno accolto con dei buonissimi datteri e ci hanno spiegato nel dettaglio il significato dei cinque pilastri, del corano e abbiamo avuto la fortuna di assistere alla preghiera serale.
Il nostro obbiettivo finale è stato trovare un’attività che potesse includere loro e chi come noi all’inizio non ne sapeva niente.
Dopo aver somministrato dei questionari ai nostri conoscenti per raccogliere informazioni sull’Islam, abbiamo girato un video contenente le risposte dei questionari e le risposte che avremmo dato noi come scout e quelle dei giovani mussulmani italiani.
“I giovani musulmani italiani?” vi chiederete, si tratta di un’associazione di promozione no profit, autonoma e indipendente; fondata nel settembre 2001 da alcuni giovani mussulmani, ha come obbiettivo quello di dare risposte ai problemi che i ragazzi incontrano nella loro vita. Prima del video finale ci hanno permesso di partecipare ad una delle loro riunioni per darci l’opportunità di conoscerli al meglio!

Il Gruppo Varese 1

Poi c’è lui! Thompson! Un ragazzo nigeriano, venuto in Italia giovanissimo dal futuro ignoto, insieme a lui abbiamo costruito un percorso di integrazione e lo abbiamo raccontato attraverso una lettera al giudice del tribunale a cui ha fatto ricorso per richiedere il permesso di soggiorno.
Quel ragazzo che con noi ha scoperto lo scoutismo e che alla prima uscita faceva colazione con un barattolone di maionese e ci guardava con sguardo sospetto, oggi ha ritrovato una speranza ottenendo il permesso umanitario. Ha lasciato da poco il nostro gruppo per ripartire ma il suo coraggio ci regala un sorriso ogni volta.

Il Reparto

Ma i ragazzi del reparto? Sia la squadriglia Volpi che le Cicogne si sono date da fare a riguardo. Le Volpi hanno deciso di passare una giornata con due famiglie: una armena e un’altra iraniana e tre ragazzi africani ospitati a Luino.
La mattina hanno giocato con i bambini e sebbene la lingua fosse differente sono bastate le emozioni di quella giornata per unirli. Stanno continuando il loro percorso partecipando a dei pranzi organizzati dall’associazione Covo con l’intento di unire, con giochi e canti, i ragazzi di Varese e i migranti.
Le Cicogne prevedono di collaborare con alcune associazioni del territorio che si occupano di disabilità: un altro tipo di integrazione che viene spesso omessa, spero di poterne parlare in futuro a impresa terminata. Insomma, l’inclusione per quanto sia scontata a volte può fare la differenza e noi come gruppo ci impegniamo a non dimenticarlo mai.

I ragazzi del Clan del gruppo scout Varese 1

“Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero”

William Butler Yeats
Francesca - Clan Varese 1