Con Caritas il servizio dei Clan non si ferma!

I clan di Somma Lombardo, Lago di Varese 7 e Tradate, raccontano dei loro servizi con Caritas, esperienze tra il mistico e lo spettacolare

Esperienza del Clan di Somma lombardo

La situazione di emergenza sanitaria, che si sta trasformando sempre di più nella normalità, ci ha impedito di vivere tante, troppe, opportunità. In primo luogo sicuramente la possibilità di vivere a pieno le nostre esperienze e attività scout: non dobbiamo però correre il rischio di chiuderci in noi stessi e agire in maniera egoistica nei confronti di chi è in difficoltà. Grazie a Caritas abbiamo l’opportunità di metterci a disposizione e fare servizio, soprattutto verso chi sta subendo maggiormente le conseguenze sociali causate dal virus.

Il servizio

Quindi è proprio ora che vogliamo dare una testimonianza vera e nel concreto. Noi ragazzi del clan di Somma Lombardo, abbiamo cominciato a collaborare con Caritas. Inizialmente sono stati proprio loro a contattarci per chiedere la nostra disponibilità per la consegna dei pacchi nelle case, dato che molte famiglie – a causa del coronavirus – erano impossibilitate a muoversi.
Dopo questa prima esperienza alcuni di noi hanno deciso di cominciare un servizio personale e continuativo con loro. Siamo comunque rimasti in contatto mettendoci a disposizione per qualsiasi cosa e infatti ci hanno chiesto un aiuto per buttare via alcuni elettrodomestici.

Riflessioni


Per noi questo servizio è stato importante per vari motivi: sicuramente è stato un modo per fare attività, anche se non in maniera solita, e per far vedere al nostro territorio che ci siamo e che siamo pronti a metterci in gioco anche in questa situazione di difficoltà.
Sappiamo di non aver fatto molto, ma sono state delle piccole esperienze che ci hanno sicuramente fatto riflettere: spesso quando pensiamo a chi ha bisogno ci vengono in mente situazioni irraggiungibili. Quando invece chi è in difficolta spesso si trova proprio vicino a noi, nelle nostre città, in quelle case che vediamo tutti i giorni camminando. Ci siamo accorti di quanto impegno e sacrificio c’è dietro a un servizio come quello offerto della Caritas di Somma Lombardo, conoscendo persone che veramente ci mettono il cuore per fare del bene.

Samuele-Clan 'NDUMA CLAN DUMA, Somma Lombardo 1 e Lago di Varese7
Esperienza del Clan Tradate 1

Nel novembre dell’anno scorso noi ragazzi del clan Fuoco Hanta-Yo, del gruppo scout di Tradate 1, abbiamo deciso di iniziare una collaborazione con la Caritas San Vincenzo di Tradate e di mettere a disposizione, per quanto possibile in questo momento, il nostro tempo per fare servizio.
Una volta ogni due settimane, circa, ci ritroviamo con i volontari di Caritas; i volontari preparano i sacchetti con la spesa per ogni famiglia e noi ragazzi del clan ci occupiamo della consegna porta a porta.

La scelta

La scelta di collaborare con la Caritas è nata dal fatto che, a causa della pandemia, non abbiamo trovato molte possibilità di servizi.
Anche se è un piccolo gesto, ci permette di aiutare chi per motivi di salute non può uscire di casa.

Costanza e Fabio -Clan Hanta-Yo, Tradate 1

L’avventura degli scout Varesini: la route degli sbandati

Dopo mesi di lockdown, gli sbandati del Clan/Fuoco Delle Valli, caricano in spalla gli zaini e partono in cerca di una nuova avventura

Spinti dalla voglia di uscire e di fare una route dopo tre mesi di quarantena chiusi in casa, noi del clan del Varese 1 ci siamo finalmente caricati lo zaino in spalla e siamo partiti all’avventura.

Ma facciamo un passo indietro: durante la preparazione del campo, la preoccupazione di non poter partire era innegabilmente molto grande. Solo un mese e mezzo prima della route l’AGESCI ci aveva dato il via per poter programmare le nostre attività. Le paranoie non ci abbandonavano, ma la volontà di partire era molto più grande. Così ognuno di noi si è impegnato al massimo per poter organizzare la route nel modo più sicuro possibile ma, nello stesso tempo, bello.

L’inizio dell’avventura

Il giorno della partenza è arrivato e già dal primo minuto abbiamo notato tutti un cambiamento. Prima di fare qualsiasi cosa ci siamo misurati la febbre e igienizzati dalla testa ai piedi. Dopo aver raccolto tutti i documenti siamo finalmente partiti.

Arrivati a Dumenza la nostra route è iniziata. La maggior parte di noi si è ritrovata a fare fatica dopo una quarantena senza essersi allenati a camminare per i sentieri, ma ciò non ci ha bloccati. La fatica è sparita quando ci siamo fermati ad ammirare il panorama ad Alpe Fontana dove abbiamo pranzato e ci siamo rilassati, riposando e cantando qualche canzone.

La nostra avventura è continuata quando abbiamo ripreso il sentiero per raggiungere l’ultima tappa della giornata: il Monastero a Pragaleto. Sul sentiero abbiamo incontrato una suora che era in missione al Monastero e ci ha indicato il sentiero per arrivarci. Pensando però che il sentiero fosse sbagliato, siamo tornati indietro ed abbiamo rincontrato la suora che, vedendoci persi, ci ha accompagnati fino alla nostra meta. Arrivati al monastero abbiamo assistito alla testimonianza di due monaci che ci hanno raccontato la loro vita all’insegna della religione.

Il giorno più arduo della nostra avventura

Il giorno successivo avrebbe dovuto essere uno dei giorni più faticosi e così è stato. In mattinata abbiamo raggiunto il Monte Lema, dove una pausa è stata d’obbligo per poter ammirare la natura che ci circondava. Una volta ripartiti abbiamo riscontrato uno dei primi problemi della giornata: molti di noi avevano finito l’acqua e stavamo camminando in cresta sotto al sole. Data l’emergenza coronavirus ovviamente non potevamo condividerla quindi, abbiamo continuato a camminare sperando di arrivare presto in un posto dove poterci rifornire. Questo posto è subito arrivato. Abbiamo trovato una piccola baita dove si poteva comprare l’acqua. Il prezzo era però spropositato, allora abbiamo scelto di continuare a camminare, quando finalmente abbiamo intravisto un rifugio con una fonte d’acqua. Inutile specificare che ci siamo arrivati di corsa. Una volta reidratati abbiamo pranzato e poi siamo ripartiti.

Appena arrivati a Monteviasco, non abbiamo per niente attirato l’attenzione: ci siamo lavati in un lavatoio, accampati in un parchetto, cenato sull’H di atterraggio degli elicotteri a fianco ad un cimitero e fatto il bivacco di notte nello stesso posto.

Il gruppo si riunisce

La mattina seguente siamo scesi ai Mulini di Piero, dove gli eventi particolari non sono mancati. Il più coraggioso di noi ha fatto il bagno nel fiume congelato, la più sfortunata è stata punta da una zecca, e la più fortunata invece ha pestato il regalino lasciato dalle mucche al pascolo. Arrivati a Biegno ci siamo ricongiunti con due del clan che non erano potuti partire con noi. Con loro è arrivata anche la spesa che ci ha reso lo zaino più pesante di circa due chili. Dopo cena siamo saliti in cima al Monte Paglione a fare un bivacco con vista panoramica sulla città di Locarno illuminata durante la notte. La giornata, poi, si è conclusa a Monterecchio.

Il giorno successivo siamo stati raggiunti da altri due di noi: uno di ritorno dal campo di protezione civile e l’altra infortunata con un piede rotto. Sono stati accompagnati da Don Matteo che ci ha raggiunti per fare la Messa e per portarci una fresca anguria. Dopo aver assistito ad un primo assaggio dell’anguria, Don Matteo e l’infortunata sono ripartiti verso casa.

Gli ultimi giorni

La strada del giorno dopo in teoria doveva essere semplice, ma c’è stato lo zampino della pattuglia catechesi che ha deciso di complicarla un pochino. Siamo arrivati in cima al monte Cadrigna, dopo aver passato il Passo della Forcora e per fare l’attività programmata abbiamo dovuto scendere dal monte in due gruppi separati, uno a distanza di dieci minuti dall’altro. Fin qua tutto normale, peccato che, dopo un paio di minuti di cammino il sentiero non fosse più segnato e l’unica opzione era scendere dalla montagna ad azimut.

Ovviamente ci siamo persi. Il primo gruppo ha scelto di tornare in vetta e scendere dal sentiero che avevamo percorso salendo, mentre il secondo gruppo è riuscito a ritrovare il sentiero dopo aver fatto un pezzo ad azimut. Alla fine, i due gruppi si sono trovati uno dalla parte opposta della montagna rispetto all’altro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio e ci siamo ricongiunti in prossimità del lago Delio che è stata la nostra ultima tappa della giornata. Una volta arrivati, ci siamo accampati vicino al rifugio e dopo aver fatto il bagno nel lago ghiacciato abbiamo deciso di festeggiare l’ultima serata di route concedendoci una cena a base di polenta al rifugio.

Il giorno dopo, con la tristezza dell’ultimo giorno della nostra avventura, siamo scesi fino a Maccagno ragionando su come avevamo vissuto il campo rispetto all’emergenza sanitaria, capendo che avevamo fatto il possibile per rimanere sicuri ma che potevamo certamente fare di più. Arrivati a Maccagno abbiamo concluso il campo con un bagno nel lago, dove, anche se profondamente tristi per la fine del campo, i sorrisi non sono mancati.

avventura del Clan del Varese 1 - Route 2020
Sensazioni dei partecipanti

“Quello che mi era mancato di più è stato provare fatica prima di arrivare in vetta e ovviamente potersi vedere dal vivo.” Francesca

“Mi è mancato sentire una reale connessione con le persone e stare all’aria aperta, sembra una banalità ma sono rinata.” Beatrice

“Dopo tanto, ho potuto interagire con le persone, stare all’aperto, e soprattutto passare del tempo con degli amici.” Maddalena

“Finalmente potevamo dire ‘Dai ce la stiamo facendo!’, finalmente tutti gli sforzi fatti in questi mesi sono serviti a qualcosa. Potevamo pensare di esserci lasciati alle spalle il Coronavirus, di essere finalmente tornati alla normalità.” Andrea

“Mi è mancato poter suonare e cantare a squarciagola attorno al fuoco, poter dormire finalmente sotto le stelle la notte di San Lorenzo.” Asdghig

Asdghig e Valentina - Clan/Fuoco Delle Valli, Varese 1

Route estiva: il racconto del Clan Veliero II

Il racconto della nostra avventurosa route nel Parco del Gran Sasso (Abruzzo) e il nostro cammino di comunità, oltre che in comunità

La route estiva del mio Clan, il Veliero II del gruppo scout Luino I, verso Campo Imperatore (Parco Nazionale del Gran Sasso) è iniziata nel migliore dei modi: anziché arrivare in Abruzzo in 6 ore, noi abbiamo preferito impiegarcene il doppio e arrivare giusto per l’ora di cena. Appena arrivati, il nostro focoso entusiasmo è stato momentaneamente spento dalla pioggia. Per ripararci abbiamo deciso di montare le tende e, come per magia, ecco il vento! In un attimo eravamo diventati un divertente intrattenimento per le persone che ci filmavano sedute comodamente nei loro caravan.
Dopo questo benvenuto, il sole, che ci aveva surriscaldato per tutto il viaggio in autostrada, è tornato da noi e ci ha permesso di cenare al tramonto in compagnia delle mucche.

Il vero inizio della route estiva

Il giorno seguente ci siamo incamminati verso Rifugio del Monte. È stata la giornata più stancante e questo ha aumentato la gratificazione ricevuta una volta arrivati in cima, sempre accolti da un magnifico tramonto abbinato perfettamente ai colori delle nostre tende. Durante la camminata si è aggiunta al gruppo Carolina, un teschio di mucca con molte forbicine incluse!

Il mattino seguente abbiamo assistito ad una testimonianza non prevista di un pastore che vive su quelle montagne da ormai 25 anni: voleva addirittura comprarci un caricatore a pannelli solari…

Spesso si dice che la strada giusta si trovi solo camminando, beh per noi non è andata così: il terzo giorno è stato il giorno delle strade sbagliate, come raccontato dal telegiornale della giornata (una simpatica cronaca presentata a turno da ognuno di noi). Dopo svariati tentativi siamo riusciti a raggiungere le cascate del Rio Arno.
In attesa di chi era andato invano alla ricerca di approvvigionamenti, ci siamo dilettati cantando accompagnati dal magico ukulele. Dopo cena, sdraiati nel buio più totale, abbiamo guardato le numerose (non per tutti) stelle cadenti e ognuno di noi ha raccontato un’immagine che descrivesse la giornata trascorsa. Personalmente è stato uno dei miei momenti preferiti, forse perché ci ha fatto capire che alla fine noi siamo come le stelle: brilliamo grazie a qualcosa che non si vede. 

La fine del cammino (fisico)

Il quarto giorno è stato, per la gioia di molti, l’ultimo di cammino. Durante il tragitto per raggiungere l’amato Campo Imperatore abbiamo sostato per uno dei pranzi migliori della Route: ci siamo messi alla prova con indovinelli improbabili proposti dalla pattuglia intrattenimento e ci siamo dilettati in forme artistiche alternative con i tatuaggi con l’henné.

Arrivati a Campo Imperatore ognuno di noi ha cucito un piccolo veliero di stoffa e tutti insieme abbiamo cucito il grande Veliero grazie al tempo trovato per le attività, le riflessioni e le condivisioni.
L’attività inizialmente più odiata da tutti ma che si è rivelata molto utile è stato il dover dire un pregio e un difetto a ognuno di noi; affascinante come questo ci abbia aiutato a creare l’atmosfera adatta per la progettazione dei punti mancanti della Carta di Clan.

Il penultimo giorno è stato molto importante per la comunità: Greta ha preso la partenza e per questa grande occasione siamo stati raggiunti da altri membri del clan.

Come si è conclusa la route estiva

Tutte queste esperienze hanno aumentato l’unità all’interno del Veliero e così, l’ultimo giorno, sulla riva del mare toscano, abbiamo portato a termine la Carta, di cui andiamo molto fieri.
Dopo un meritato bagno in mare e il punto della strada, siamo ripartiti verso la quotidianità e, per non smentirci, ci abbiamo impiegato il doppio del tempo.

Lucia - Clan Veliero II, Luino I 

Alpe Devero: route del clan “N’duma clan Duma”

Come la comunità di clan dei gruppi Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 ha scelto di vivere comunque la route 2020

Incredibilmente e nonostante le mille difficoltà dovute alle restrizioni date dalle normative COVID, noi del clan Somma Lombardo 1 e Lago di Varese 7 siamo riusciti a organizzare e vivere la nostra route estiva. Per cercare di avere meno contatti possibili con persone esterne alla nostra comunità, abbiamo preferito fin da subito valutare l’idea di una route di cammino. Un altro problema che si è presentato è quello di studiare un percorso che permettesse per ogni pernotto la possibilità di montare circa una ventina di tende, dato che per le restrizioni non era possibile condividere la propria tenda con nessuno.

Per tutte queste questioni la scelta finale è ricaduta sull’Alpe Devero, al camping “Rio Buscagna”, in modo da poter avere abbastanza spazio per sistemare tutte le tende a distanza e riuscire comunque a vivere la strada.

Come ci siamo organizzati

Come per ogni route abbiamo optato per l’organizzazione tramite pattuglie, ovvero i membri della comunità si dividono in gruppi per studiare la logistica della settimana, ci siamo divisi in: trasporti, catechesi, attività e sentieri.

L’idea era infatti quella che ogni giorno avremmo camminato per poi tornare al camping per la sera. Ci sembrava un buon compromesso tra il vivere la strada e rispettare le restrizioni giustamente imposte causa emergenza sanitaria. Condizioni atmosferiche permettendo siamo riusciti quasi tutti i giorni a sfruttare i percorsi proposti dalla pattuglia intorno all’Alpe Devero, senza dimenticare i momenti di fede e le riflessioni personali sui nostri punti della strada.

Cosa ci spaventava

La cosa che forse più ci spaventava era quella di non riuscire a vivere a pieno questa esperienza essendo limitati sotto molti aspetti, come le distanze di sicurezza e le mascherine. Dal punto di vista pratico oltre alla questione delle tende non si poteva nemmeno cucinare in coppia, evitare di prestarsi materiale, non era possibile stare troppo vicini e ovviamente mantenere il più possibile il distanziamento sociale. Nonostante tutto questo, abbiamo voluto provare perché la voglia di vederci era davvero tanta, e alla fine possiamo dire che ne è valsa la pena. Siamo comunque riusciti a vivere un esperienza scout formativa per la nostra comunità.

Quello che è successo in route

Durante questa route abbiamo anche salutato due membri della comunità di clan che hanno reputato che l’Alpe Devero fosse il luogo adatto per prendere la propria partenza. Abbiamo avuto l’occasione di poter continuare, e quasi concludere, la scrittura della nostra carta di clan, e poterci chiarire le idee sulle intenzioni che avevamo riguardo al capitolo.

La route nel complesso è stata sicuramente diversa dalle solite, più che altro per quello che si poteva, o meglio che non si poteva fare. E’ stata e un’esperienza interessante per il clan sotto molti aspetti, in primis perchè era da molto tempo che non vivevamo momenti di comunità “in presenza”.

Conclusioni

Alla fine è stato bello, come tutte le volte, forse questa volta ancora di più a causa del lungo periodo di lontananza che abbiamo affrontato. Durante il lockdown abbiamo accumulato molta voglia di vederci, di abbracciarci e tornare a stare insieme, e non dico che sia stato possibile tutto questo in route, però è come se avessimo cancellato i mesi di quarantena e fossimo tornati alla normalità. Non abbiamo potuto abbracciarci, è vero, ma il non vedersi da dietro a uno schermo è stato come vedersi per la prima volta.

Samuele - Somma Lombardo 1 e Lago di Varese 7

Come si riprende a camminare dopo la quarantena?

Ecco come il Clan Alba Errante dei gruppi scout Varese 3 e Varese 8 è tornato a camminare in Valmalenco

Era Marzo 2020 quando a causa del lockdown nazionale e delle varie manovre per arrestare la diffusione del Covid-19 AGESCI (l’Associazione Guide e Sout Cattolici Italiani) dovette interrompere l’attività scout in tutta Italia. Inizialmente si sperava che questa situazione sarebbe durata solo qualche settimana. Purtroppo come tutti sappiamo ci si è resi conto che ci sarebbe voluto molto di più per tornare alla normalità.

Per mesi migliaia di scout in tutta Italia sono stati costretti a sperimentare lo “scoutismo virtuale”, tramite riunioni fatte in videochiamata e attività svolte a distanza. A fine lockdown quindi, tutti avevamo bisogno di camminare insieme, di recuperare il tempo perduto e di capire se saremmo potuti partire per la route estiva o meno.

E invece…

Per un mese questo interrogativo ci ha spinto a chiederci se tutto ciò sarebbe stato permesso dai vari decreti, come avremmo potuto organizzarci e se ne sarebbe valsa la pena. Nonostante i dubbi, alla fine la voglia di tornare a camminare insieme ha preso il sopravvento. In un mese siamo riusciti ad organizzare un percorso di una settimana in Valmalenco nel mese di luglio. La difficoltà più grande che abbiamo dovuto affrontare oltre all’organizzarci nel poco tempo a nostra disposizione era assicurarci di rispettare al meglio le diverse norme anti covid imposte da AGESCI e dallo stato.

Non era ovviamente possibile condividere nulla fra di noi: ognuno doveva essere provvisto di cibo, acqua e persino di una tenda per dormire da solo e bisognava evitare di creare assembramenti sia durante il cammino che nelle varie tappe del nostro percorso. Purtroppo questo fatto ci ha in parte privati di quella che è un’esperienza da vivere all’insegna della condivisione e dell’aiuto reciproco, delle mani tese al compagno che non ce la fa più e al quale si offre la propria acqua e dei momenti passati a cantare abbracciati al freddo sotto le stelle.

Malgrado ciò è stata sicuramente una route indimenticabile: la voglia di tornare a camminare, il sentire riaccendersi lo spirito di un gruppo che era rimasto fermo per mesi e la gioia nel ritrovarsi di nuovo a faticare con i propri compagni per raggiungere una vetta. Questo è ciò che questa route ci ha donato e che ognuno di noi porterà per sempre con sé.

Filippo - Clan Varese 3/8

Assemblea di Zona 2020: insieme per ricominciare

Le Comunità Capi della Zona Varese Agesci si sono ritrovate durante il weekend del 17 – 18 ottobre: ecco cos’è successo!

Cosa significa ricominciare?
“Ricominciare è un atto di continuità”
“L’arte delle preziose cicatrici”
“Umanità”

Come ogni anno, le attività scout riprendono con l’Assemblea di Zona, un momento in cui tutte le Comunità Capi si riuniscono per riflettere, confrontarsi, formarsi e rilanciarsi per l’anno che inizia.

“Come ogni anno” anche se non è stato e non sarà un anno come tutti gli altri, per via della pandemia che conosciamo bene e che ancora accompagna le nostre vite.

E proprio la ripartenza, e un po’ la convivenza con il Covid-19 è stato argomento di discussione di questi due giorni. L’obiettivo era, in prima battuta, raccontarsi i difficili mesi passati dove praticare scoutismo non è stato semplice. Raccontarsi le soluzioni ideate, provare a trovare nuovi modi di fare attività e confrontarsi su come affrontare il nuovo anno.

Sabato: capire come sia possibile convivere con il virus

Per fare questo, nella giornata di sabato, ci siamo divisi in piccoli gruppi in luoghi diversi della provincia (da Besnate a Luvinate, da Ganna a Velate). Nel corso della serata abbiamo potuto ascoltare le testimonianze di varie figure professionali che ci hanno raccontato le loro esperienze nei mesi passati: un professore, un educatore di un centro diurno, un educatore in un CRM (Centro Riabilitativo per la Mente), la responsabile di un centro di ospitalità per senzatetto e un educatore in un centro per disabili.

Sono stati racconti molto interessanti e, soprattutto, utili e stimolanti. Utili per constatare come altre realtà hanno trovato soluzioni e metodi per continuare il loro compito e la loro attività nonostante le evidenti difficoltà. Stimolanti perché anche le Comunità Capi, avendo un compito educativo, possano trovare motivazione e ispirazione per riprendere l’attività scout.

Domenica: confronto e proposte su un nuovo modo di fare scautismo

Domenica invece ci siamo chiesti, come educatori, cosa significa ripartire? Quali sono i nostri obbiettivi per il futuro? Quali sono state le difficoltà nel periodo di lockdown?

Senza dubbio, lo scautismo è un percorso formativo che trova le sue radici nella natura e nell’aria aperta. Forse la grossa difficoltà è stata proprio questa, l’impossibilità di sporcarsi le mani e un leggero menefreghismo che ci ha portati a chiuderci in una bolla. Le attività su zoom, per quanto abbiano aiutato a mantenere una certa costanza con i ragazzi, spesso si sono rivelate dispersive, specialmente con i più piccolini.

Noi, delle comunità capi, come è emerso di comune accordo, siamo carichi e ricchi di voglia di fare. La chiave di quest’anno è reinventarsi. Per molti mesi ci siamo sforzati come educatori a cercare di fare le stesse cose di prima, senza interrogarci sul senso delle singole attività ottenendo a volte scarsi risultati. In alcune settimane ci siamo persino arresi all’idea che non ci fosse più nulla da fare.

Il nostro proposito per l’anno nuovo, dunque, è reagire, dare il massimo per i nostri ragazzi, nei limiti delle disposizioni, cercando di non fare tutto e male ma proporre un metodo educativo nuovo, adatto ai tempi odierni, con un senso. “Poco ma di qualità” perché anche una sola ora passata insieme sia autentica e vissuta al meglio. Come abbiamo constatato in queste poche uscite post-lockdown, infatti, i ragazzi vogliono e hanno bisogno di ricominciare.

Le comunità capi della zona Varese Agesci durante la messa a distanza
Le comunità capi della Zona Varese Agesci durante la messa dell’Assemblea di Zona.
Giosuè e Francesca - Agesci Zona Varese

Sorridono e cantano anche nelle difficoltà

Che ruolo abbiamo avuto in questa quarantena? Di Paura, di Apprendimento, di Crescita?
A che punto siamo con il capitolo? Dove vogliamo arrivare?

Durante questo periodo grazie a piccoli escamotage siamo riusciti in qualche modo a sentirci vicini e a non dimenticarci di essere scout. Sì! Perché, noi non “facciamo gli scout”, noi siamo scout, il nostro è uno stile di vita.

Probabilmente pregare, riflettere e chiacchierare a distanza non è la stessa cosa. Sicuramente Zoom, non può sostituire il calore di un caldo bivacco attorno al fuoco, la disperazione all’inizio di una salita e la felicità percepita una volta arrivati in cima alla montagna, ma in questi mesi non abbiamo mai smesso di essere scout.

Nonostante lo smarrimento generale siamo riusciti a incontrarci settimanalmente, ovviamente online. Le prime riunioni le abbiamo dedicate a ristabilire il contatto umano e a confrontarci sulla situazione vigente. Qualcuno di noi ha continuato il servizio, chi aiutando le suore in Via Luini, chi mettendosi a disposizione della Protezione Civile, chi con le ripetizioni online etc..

Il nostro capitolo

Poiché il nostro capitolo verte sul tema della povertà non potevamo sottovalutare l’emergenza che questa particolare realtà affronta e ha affrontato.Ci siamo informati sulle difficoltà che l’associazionismo in questo senso sta attraversando: mancanza di viveri, mancanza di volontari, senzatetto abbandonati e spesse volte multati.

Ci siamo messi in contatto con le singole associazioni per scoprire nel dettaglio le loro necessità e capire il da farsi. Nonostante le difficoltà siamo riusciti a inventarci qualcosa.

Fede

Ogni settimana grazie ai video del nostro assistente ecclesiastico abbiamo seguito il vangelo domenicale e ci abbiamo riflettuto un po’ su. Non abbiamo rinunciato al campo di Pasqua ma abbiamo condiviso via web le nostre personali “ultime cene” rigorosamente in uniforme e abbiamo letto e dibattuto su diversi spunti. Nonostante questa creativa alternativa è stato difficile riuscire a concentrarsi davvero vista la fatica ad adattarsi allo smart-working delle nostre attività.

Era inevitabile, inoltre, che prima o poi, a tutti noi sarebbe venuta voglia di tornare a cantare. Per questo motivo con l’intero gruppo del Varese 1, ci siamo incontrati su Zoom il 10 maggio, per pregare e cantare, in più di 80; lupetti, reparto, noviziato, clan e genitori.

Per tutto questo periodo non ho mai smesso di chiedermi: “Sarò pronta per la partenza?” [ndr. Momento di conclusione del cammino scout].
Poi ho pensato alla legge scout e a tutti i suoi punti che  ho promesso di seguire  “facendo del mio meglio per osservarla”, sia di fronte a una guerra, come le vecchie aquile randagie, sia di fronte a una pandemia mondiale.

La guida e lo scout:
1. pongono il loro onore nel meritare fiducia
2. sono leali
3. si rendono utili e aiutano gli altri
4. sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout
5. sono cortesi
6. amano e rispettano la natura
7. sanno obbedire
8. sorridono e cantano anche nelle difficoltà
9. sono laboriosi ed economi
10. sono puri di pensiero, parole e azioni

Francesca - Clan Varese 1

Varese 3 & 8: Quello che abbiamo imparato sul clima

Gli scout del Clan Varese 3 & 8 alla scoperta dei cambiamenti climatici, i suoi effetti sull’ambiente e i consigli pratici per tutti

Durante l’anno appena concluso noi del clan Varese 3 e Varese 8 ci siamo concentrati su un tema che ormai possiamo dire scottante: i cambiamenti climatici.

Nel corso dell’anno ci siamo incontrati e abbiamo sentito il parere di esperti, come Giacomo Grassi, un meteorologo che ci ha spiegato che la temperatura della zona di Varese è aumentata di 2° negli ultimi anni e che ovviamente ha portato ad una serie di problematiche visibili anche nel nostro territorio (l’aumento di temperatura è senza precedenti, come riscontrato anche in tutto il mondo). Il lago di Varese ad esempio a causa dell’aumento delle temperature ha peggiorato la sua già precaria situazione di ossigenazione delle acque. Tale processo approfitta del fenomeno del raffreddamento dell’acqua durante la notte per il ricircolo della stessa, che ora è reso più difficoltoso portando i pesci a dover vivere in superficie per respirare e le alghe a proliferare incontrastate sul fondale marino, peggiorando ancora di più la situazione di ossigenazione delle acque.

Il fenomeno dell’aumento di temperatura però, incide anche su altri ambienti. Un esempio è la diminuzione delle superfici dei ghiacciai, argomento che abbiamo approfondito soprattutto durante la route estiva. Abbiamo deciso infatti di andare a visitare il Ghiacciaio del Sabbione in Val Formazza, e abbiamo potuto confrontare, grazie anche a foto dei volontari del posto, come la conformazione del ghiacciaio è mutata durante gli anni e come la dimensione sia diminuita sostanzialmente.

Consigli pratici

Grazie ai numerosi incontri e all’opportunità di vedere con i nostri occhi il cambiamento climatico in corso, abbiamo deciso di stilare dei piccoli consigli pratici da adottare nella nostra vita di tutti i giorni per migliorare la nostra impronta ambientale:

– Scola l’olio delle lattine di tonno in una bottiglia e portalo in discarica
– Quando fai la lavatrice utilizza sacchetti che limitano la diffusione delle microplastiche nell’acqua.
– Fai scelte consapevoli al supermercato supportando aziende con politiche green
– Usa borracce al posto di bottiglie di plastica, se devi usarle riciclale almeno schiacciandole per il lungo per permetterne il riciclaggio nel modo corretto
– Compra frutta e verdura sfusa e utilizza sacchetti di tela alla cassa
– Muoviti senza inquinare, utilizza preferibilmente mezzi pubblici, biciclette o spostati a piedi
– Se utilizzi una macchina assicurati che sia in buone condizioni ed esegui la manutenzione per inquinare il meno possibile
– Non limitarti alla tua visione delle cose, informati sulle iniziative ambientali intorno a te

Valentina - Clan Varese3/8

Lo scautismo nella comunità Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 in tempi di emergenza sanitaria

Come la comunità clan dei gruppi Lago di Varese 7 e Somma Lombardo 1 stanno affrontando l’emergenza sanitaria

In questa terribile situazione ci ritroviamo coinvolti tutti, senza distinzione, quasi come una “livella”, parafrasando il grande Totò. Non ne siamo esenti nemmeno noi scout, ma possiamo affermare che lo scoutismo non si è fermato, ma si è declinato in modalità differenti compatibili con la nuova situazione. La nostra comunità non si arrende, va avanti cercando quanto più possibile di “ridere e cantare nelle difficoltà”, mantenendo una certa positività e sempre con un occhio al prossimo, come si addice al nostro stile e alla nostra Promessa.

Dopo una decina di giorni di assestamento dovuti dall’uscita dei primi decreti e le prime misure restrittive, a partire da metà marzo abbiamo ripreso le nostre attività di comunità: le riunioni a cadenza settimanale, la domenica a partire dalle 17.00, in via telematica dove abbiamo la possibilità di trovarci tutti insieme e parlare di tutto, raccontarci sensazioni e le nostre giornate, aggiornarci sui nostri progetti futuri, insomma portare avanti la vita di comunità.

Ci è sicuramente d’aiuto il fatto che non stavamo lavorando su un capitolo, ma ci stavamo occupando di rinnovare la Carta di Clan; lavoro che sta proseguendo, seppur un po’ rallentato.

Una novità introdotta in questo periodo di quarantena è la figura del “Tele-Antennista”: esisteva già l’antennista, cioè una persona che in corrispondenza di uscite e riunioni portava alla comunità un tema d’attualità su cui discutere e riflettere. Il Tele-antennista fa lo stesso, ma ciò avviene ogni giorno da parte di persone sempre diverse. Così la comunità si vive quotidianamente e ci si sente sempre a contatto gli uni con gli altri.

Il Servizio

Riusciamo per la maggior parte a proseguire anche le nostre attività di servizio personale: i nostri servizi all’interno degli oratori, i vari aiuto-compiti ecc., si prestano abbastanza bene anche in via telematica. Abbiamo sfruttato anche le occasioni che si sono create in questa situazione particolare, come la consegna di spese a domicilio o l’aiuto ai bambini per lo studio.

Anche il servizio associativo prosegue e le attività delle altre branche. Per quanto riguarda il branco inviando video dei racconti giungla, facendo fare lavoretti, mandando video di bans e balletti, per distrarre quanto possibile i lupetti e farli sorridere; anche in reparto le attività proseguono seppur in maniera limitata vista la “vocazione pratica” della branca.

La Fede

In questa situazione la Fede è messa alla prova, con tante domande che sorgono e momenti in cui lo sconforto sembra prevalere. Nel nostro piccolo cerchiamo di alimentarla e non lasciarci abbattere, seguendo in streaming le messe dei nostri paesi o facendo messe animate da noi come nella Domenica delle Palme grazie al nostro AE (Assistente Ecclesiastico) don Cesare. Abbiamo cercato di vivere anche il triduo pasquale il più vicini possibile.

Non lasciamoci ingannare da queste parole, dove potrebbe sembrare che in fondo non è così male questo periodo di reclusione forzata e che vada tutto bene. Anche noi abbiamo momenti più o meno negativi, domande che non hanno risposta e l’incertezza di non sapere fino a quando si dovrà andare avanti così. Ci manca il contatto fisico con le altre persone, poter fare strada insieme, o tendere la mano fisicamente a chi ha bisogno e non vediamo l’ora che tutto questo finisca.

Giosuè - Lago di Varese 7

Gruppo Scout Tradate 1: ecco come affrontiamo il COVID-19

Ecco come il gruppo scout Tradate 1 affronta il periodo di quarantena: attività online e preparazione comunitaria alla Pasqua

Come tutti ormai sanno stiamo vivendo un periodo di emergenza, in cui non si può uscire di casa e di conseguenza non si possono vedere gli amici, non si può fare sport, non si possono fare le attività che si facevano prima… Insomma, una vera e propria clausura.

Ma noi scout non ci fermiamo mica per un piccolo virus!

Infatti, ogni branca continua a portare avanti le proprie attività anche se con qualche modifica.

Partiamo dai più piccoli: i Lupetti

Nonostante la loro giovane età, i lupetti portano avanti le loro attività scout sempre con il sorriso e la gioia di fare. I loro capi ogni settimana propongono varie missioni tra cui scegliere e poi li invitano a documentarle con filmati e foto sul gruppo per condividerle con tutti.
Inoltre, stanno portando avanti il loro periodo di caccia, documentando sempre, con foto o video, le loro prede. Le più gettonate sono dolci e ricette di cucina e giochi da fare in famiglia.

Il Reparto…

Anche le guide e gli esploratori, membri del reparto, hanno delle sfide settimanali che devono documentare con video e foto. E ognuno di loro porta avanti le proprie specialità.
Per i più grandi del reparto, i capi hanno proposto un’attività su come utilizzare al meglio la tecnologia, soprattutto in questo momento che la usiamo per fare molte cose.
Le squadriglie ogni due settimane si trovano su piattaforme digitali per svolgere la loro riunione e portare avanti la specialità di squadriglia.

… e il Clan

Infine, c’è il clan/fuoco (di cui faccio parte anch’io).
Noi ci troviamo settimanalmente su zoom per svolgere la nostra riunione virtuale e dedicarci alle attività. Nonostante la distanza proseguiamo le attività del capitolo che quest’anno è dedicato a droga e prostituzione. E’ un argomento che ha coinvolto tutti, che vogliamo ancora approfondire e a cui dedichiamo una parte dell’anno portando spunti di riflessione e preparando a turno attività per gli altri membri del clan.

Il clan in partenza per il campo invernale 2019.
Il clan in partenza per il campo invernale 2019.
Il nostro cammino di fede

Per quanto riguarda il cammino di fede, il nostro gruppo scout Tradate 1 ha organizzato per il triduo pasquale momenti di riflessione individuali o familiari.
In maniera tutta particolare quest’anno Gesù si avvicina a noi e ci dice in totale confidenza: ”Farò la Pasqua da te!”. Il Maestro vuole entrare profondamente dello spazio e nel tempo della nostra vita familiare e noi gli rispondiamo solleciti come discepoli:” Faremo come tu dici! Prepareremo la Pasqua!”.

E’ così che giorni tristi e pesanti possono diventare giorni di dono e di Grazia, e un tempo di solitudine propizio per intensi rapporti umani.

Silvia - Clan Tradate 1